Se mai reclamato, il compenso dell’amministratore non può essere richiesto in sede di liquidazione

L’amministratore di una società che per anni non ha mai reclamato il proprio compenso non ha diritto di richiederlo al momento della liquidazione della società. In tal caso la rinuncia è tacita (Corte di Cassazione – ordinanza n. 22802/2019).

Se è vero che l’amministratore di una società, con l’accettazione della carica, acquisisce il diritto ad essere compensato per l’attività svolta in esecuzione dell’incarico affidatogli, tuttavia tale diritto è disponibile e, così come può essere derogato da una clausola dello statuto della società, che condizioni lo stesso al conseguimento di utili, ovvero sancisca la gratuità dell’incarico, del pari può anche essere oggetto di rinuncia anche attraverso una remissione tacita del debito.
Sebbene, poi, la rinuncia non sia desumibile da un mero comportamento inerte dell’amministratore (inerzia o silenzio), atteso che è necessario un comportamento concludente del titolare che riveli in modo univoco una sua volontà abdicativa, tuttavia, i giudici della Corte hanno chiarito che la mancata richiesta del compenso per tutto il periodo dell’attività svolta fa intendere alla rinuncia tacita al compenso.

Se pertanto l’amministratore non ha mai reclamato il proprio compenso, senza mai chiedere all’assemblea di porre all’ordine del giorno la sua determinazione, tale condotta dell’amministratore è intesa come rinuncia tacita del compenso, senza alcuna possibilità di reclamarlo in sede di liquidazione della società.

Rete dei servizi pubblici per l’impiego estesa fino al 2027

La Commissione europea ha proposto di estendere fino al 2027 la durata della decisione 573/2014/Ue che istituiva la Rete dei servizi pubblici per l’impiego (Spi), attori chiave nella lotta alla disoccupazione in Europa e nell’attuazione efficace delle iniziative dell’Ue in tema di occupazione.

Con la decisione 573/2014/Ue è stata istituita una rete dell’Unione di servizi pubblici per l’impiego (SPI), originariamente per il periodo dal 17 giugno 2014 fino al 31 dicembre 2020. Scopo della decisione è quello di incoraggiare la cooperazione tra gli Stati membri tramite la rete nel settore dell’occupazione, nell’ambito dei settori di responsabilità degli SPI, al fine di contribuire a Europa 2020 e all’attuazione delle pertinenti politiche dell’Unione.
Sulla base dei risultati positivi della rete e delle esigenze della stessa, la Commissione europea ha proposto di estendere fino al 2027 la durata della decisione 573/2014/Ue.
Nel dettaglio, la proposta intende continuare il lavoro già svolto sino ad oggi: rafforzare la capacità, l’efficacia e l’efficienza dei servizi pubblici per l’impiego (Spi), mettendo a disposizione una piattaforma per comparare a livello europeo le loro prestazioni, individuare le buone pratiche e sviluppare un sistema di apprendimento reciproco. L’obiettivo finale è quello di offrire agli Spi maggiori opportunità di contribuire allo sviluppo di politiche innovative e basate su elementi concreti.
La rete europea di servizi pubblici per l’impiego riunisce gli Spi di tutti gli Stati membri dell’Ue, la Norvegia e l’Islanda, e la Commissione europea stessa. L’Italia vi partecipa attraverso ANPAL, che rappresenta il nodo di coordinamento nazionale e trasferisce sul territorio indicazioni e strategie condivise a livello europeo, buone prassi e strumenti di politica attiva.

Prescrizione dei contributi dovuti dalla PA, i chiarimenti Inps sulla sospensione dei termini

La contribuzione dovuta alle casse pensionistiche pubbliche (CPDEL, CPI, CPS, CPUG, CTPS), afferente ai periodi retributivi fino al 31 dicembre 2014, può essere versata fino al 31 dicembre 2021, mentre la contribuzione afferente ai periodi retributivi che decorrono dal 1° gennaio 2015 soggiace agli ordinari termini prescrizionali. Di qui, i versamenti afferenti ai periodi retributivi del 2015 devono essere effettuati nel rispetto dei relativi termini prescrizionali entro l’anno 2020, fatta eccezione per quelli afferenti a dicembre 2015, che potranno essere effettuati secondo gli ordinari termini di prescrizione, entro il 18 gennaio 2021 (Inps, circolare 06 settembre 2019, n. 122).

Come noto, la Legge n. 335/1995 ha a suo tempo riformato la disciplina dei trattamenti pensionistici vigenti nell’ambito dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti e delle forme sostitutive ed esclusive della stessa, prevedendo che le contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria si prescrivono e non possono essere versate e, conseguentemente, incassate dall’Istituto, con il decorso dei termini seguenti (art. 3, co. 9):
a) dieci anni per le contribuzioni di pertinenza del Fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni pensionistiche obbligatorie, compreso il contributo di solidarietà, ed esclusa ogni aliquota di contribuzione aggiuntiva non devoluta alle gestioni pensionistiche. A decorrere dal 1° gennaio 1996 tale termine é ridotto a cinque anni, salvi i casi di denuncia del lavoratore o dei suoi superstiti;
b) cinque anni per tutte le altre contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria.
Tali disposizioni si applicano anche alle contribuzioni delle gestioni pensionistiche pubbliche, trattandosi di forme esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti; tuttavia, l’articolo 19 del Decreto Legge n. 4/2019 (conv. in L. n. 26/2019) ha modificato l’articolo 3 della Legge n. 335/1995, aggiungendo il comma 10-bis. Di qui, nel caso di gestioni previdenziali esclusive amministrate dall’Inps cui sono iscritti i lavoratori dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche, i predetti termini di prescrizione, riferiti agli obblighi relativi alle contribuzioni di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria afferenti ai periodi di competenza fino al 31 dicembre 2014, non si applicano fino al 31 dicembre 2021, fatti salvi gli effetti di provvedimenti giurisdizionali passati in giudicato, nonché il diritto all’integrale trattamento pensionistico del lavoratore. La sospensione dei termini di prescrizione riguarda le sole Amministrazioni Pubbliche di cui all’elencazione contenuta nel D.Lgs. n. 165/2001, nonché le aziende sanitarie locali, quelle ospedaliere e le diverse strutture sanitarie istituite con legge regionale, le IPAB, le aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP), la Banca d’Italia, la Consob e, in linea generale, le Autorità Indipendenti, che sono qualificate amministrazioni pubbliche, le Università non statali legalmente riconosciute qualificate enti pubblici non economici dalla giurisprudenza amministrativa e ordinaria. Sono, invece, esclusi dalla sospensione della prescrizione, oltre ai datori di lavoro privato: gli enti pubblici economici; gli ex IACP trasformati in enti pubblici economici; gli enti privatizzati, si sono trasformati in società di persone o di capitali ancorché a capitale interamente pubblico; le ex IPAB trasformate in associazioni o fondazioni di diritto privato; le aziende speciali costituite anche in consorzio; i consorzi di bonifica; gli enti morali; gli enti ecclesiastici.
Quanto alle gestioni previdenziali coinvolte, il riferimento è alla contribuzione afferente alla Cassa per le pensioni dei dipendenti degli enti locali (CPDEL), alla Cassa per le pensioni agli insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate (CPI), alla Cassa per le pensioni dei sanitari (CPS), alla Cassa per gli ufficiali giudiziari (CPUG), alla Cassa per i trattamenti pensionistici dei dipendenti civili e militari dello Stato (CTPS). Sono escluse le contribuzioni pertinenti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), ai fondi esonerativi e sostitutivi della Assicurazione generale obbligatoria, ai fondi per l’erogazione dei trattamenti di previdenza (TFR/TFS) ai dipendenti pubblici (fondo ex INADEL ed ex ENPAS). In ogni caso, la sospensione dei termini non opera sugli effetti dei provvedimenti giurisdizionali passati in giudicato.
In definitiva, la contribuzione dovuta alle casse pensionistiche sopra individuate, afferente ai periodi retributivi fino al 31 dicembre 2014, può essere versata fino al 31 dicembre 2021, mentre la contribuzione afferente ai periodi retributivi che decorrono dal 1° gennaio 2015 soggiace agli ordinari termini prescrizionali (art. 3, co. 9, L. n. 335/1995). Al riguardo, considerato che il termine prescrizionale decorre dalla data in cui il diritto può essere fatto valere (art. 2935 c.c.) e il termine di decorrenza coincide con il giorno in cui l’Istituto può esigere la contribuzione, ossia con la data di scadenza del termine per effettuare il versamento (il 16 del mese successivo a quello al quale la contribuzione si riferisce), i versamenti afferenti ai periodi retributivi del 2015 devono essere effettuati nel rispetto dei relativi termini prescrizionali entro l’anno 2020, fatta eccezione per quelli afferenti a dicembre 2015, che potranno essere effettuati secondo gli ordinari termini di prescrizione, entro il 18 gennaio 2021.

Cassa Edile L’Aquila: contribuzione vigente

La Cassa Edile di L’Aquila ha pubblicato i contributi vigenti relativamente al settore industria

 

IMPRESE INDUSTRIALI validità dal 1/4/2019

CONTRIBUTI

Totale Percentuale

Quota a carico del datore di lavoro

Quota a carico del lavoratore

Contributo Cassa Edile 2,50 2,08 0,42
Contributo Fondo Sanitario Nazionale 0,35 0,35  
Contributo FNAPE 3,54 3,54  
Contributo Ente Paritetico Unificato Formazione/Sicurezza 1,00 1,00  
QACN – Quota adesione contrattuale nazionale 0,44 0,22 0,22
QACT – Quota adesione contrattiale territoriale 1,16 0,58 0,58
Contributo RLST 0,07 0,07  
Contributo Fondo Incentivo all’occupazione 0,10 0,10  
Contributo Fondo Prepensionamenti 0,20 0,20  
Contributo Straord. e provv. Centro eccellenza formaz. Edile 0,20 0,20  
TOTALE CONTRIBUTI OBBLIGATORI 9,56 8,34 1,22
Contributo Fondo Sanitario Nazionale Impiegati 0,26 0,26  
Contributo aggiuntivo Agenzie Interinali (Formaz. +CIG) 3,47 3,47  

Contributo libri scolastici per gli iscritti ad EBITERBO

L’Ente Bilaterale del Terziario di Bologna eroga un contributo per l’acquisto di libri scolasti per i figli degli iscritti che frequentano la prima media o la prima superiore.

Ai suoi iscritti, Ebiterbo eroga un contributo per l’acquisto di libri scolasti per i figli che frequentano la prima media o la prima superiore.
La domanda di richiesta contributo va presentata entro e non oltre il 31/12/2019 ed avrà un importo massimo di Euro 130,00 per un figlio, che diventa di Euro 200,00 complessivi in caso di richiesta per più figli.
Prima della presentazione, controllare di aver allegato alla domanda tutti i documenti necessari (busta paga, elenco libri della scuola, scontrini e/o ricevute di acquisto).