Indebiti non pensionistici, le indicazioni Inps sulle modalità del recupero

Ai fini del recupero degli indebiti sulle prestazioni a sostegno del reddito, in mancanza della possibilità di compensazione impropria o laddove, dopo l’operazione, residui una parte di indebito da recuperare, si deve procedere mediante trattenuta sulla prestazione in corso di pagamento, nei limiti del quinto del totale dei trattamenti in godimento, al lordo delle ritenute fiscali, ovvero mediante rimessa in denaro, anche in maniera rateizzata, su domanda dell’interessato e solo per debiti superiori a 100,00 euro (Inps, messaggio 25 febbraio 2020, n. 734).

In attesa della emanazione di uno specifico regolamento recante criteri, termini e modalità di gestione del recupero dei crediti derivanti da indebiti non pensionistici, alle prestazioni a sostegno del reddito vanno applicate le disposizioni del Regolamento in materia di recupero indebiti da prestazioni pensionistiche e da trattamenti di fine servizio/fine rapporto nelle fasi antecedenti l’iscrizione a ruolo (Inps, determinazione presidenziale n. 123/2017), in quanto compatibili.
In primis, il procedimento amministrativo prevede la verifica della possibilità di effettuare una compensazione c.d. impropria. Essa richiede che il credito del percettore sia riferito ad arretrati sulla stessa prestazione. Per medesima prestazione a sostegno del reddito deve intendersi non genericamente una prestazione del medesimo tipo, ma specificamente quella che sorge dallo stesso titolo. A titolo esemplificativo, con riferimento alla disoccupazione agricola, il trattamento riferibile ad una specifica annualità; con riferimento alla NASpI, il trattamento collegato alla cessazione di uno specifico rapporto di lavoro. in tali casi, ha luogo l’elisione delle reciproche partite di debito-credito tra Inps ed assicurato/debitore. Il recupero dell’indebito non soggiace, in tal caso, al limite della misura del quinto della somma dovuta.
In secondo luogo, è previsto l’invio all’interessato di una nota di debito che, oltre alla specifica indicazione della motivazione a base dell’indebito, contiene la diffida a restituire la somma entro 30 giorni dal ricevimento della nota di debito da parte del debitore; la somma viene gravata degli interessi legali nei casi di dolo, ossia nelle ipotesi di c.d. indebito di condotta.
Trascorso infruttuosamente il termine di 30 giorni dal ricevimento della nota di debito da parte del debitore, ha luogo il recupero dell’indebito secondo il seguente ordine di priorità:
1) trattenuta su prestazioni in corso di pagamento, contenuta nei limiti del quinto della prestazione, da calcolare sul totale dei trattamenti in godimento, al lordo delle ritenute fiscali;
2) pagamento mediante rimessa in denaro. Al riguardo, è consentita la rateizzazione su domanda dell’interessato, solo per debiti superiori a 100,00 euro e le rate mensili correnti non possono essere di importo inferiore a 60,00 euro, fatta salva la rata finale. La durata del rateizzo non può essere superiore a:
– 24 mensilità per gli indebiti c.d. “di condotta”, ovvero connessi ad un elemento intenzionale o ad un comportamento commissivo od omissivo che ha generato la prestazione indebita (ad esempio, nel caso di disconoscimento del rapporto di lavoro cui è correlata la prestazione liquidata);
– 36 mesi per gli indebiti c.d. “civili”, ossia quelli per cui l’indebita erogazione risiede in fattori diversi dall’applicazione della specifica disciplina di settore (a titolo esemplificativo, gli indebiti derivanti da pronuncia di sentenza favorevole al beneficiario, riformata in un successivo grado di giudizio);
– 72 mensilità per gli indebiti c.d. “propri”, ossia quelli per cui la causa dell’indebito è da ricondurre ad una motivazione oggettiva insita nelle modalità di calcolo ed erogazione della prestazione.
Per gli indebiti “di condotta” e “civili” la rateizzazione può essere accordata solo per comprovate situazioni socio-economiche dell’interessato e con applicazione sul dovuto, già maggiorato degli interessi legali decorrenti dalle date di effettuazione dei singoli pagamenti, degli interessi legali di dilazione (art. 1282 c.c.) fino all’effettivo soddisfo.

Agevolazioni”Piccola proprietà contadina”: decadenza con i conferimenti a SRL

Il contribuente che ha acquistato dei terreni agricoli fruendo dell’agevolazione della “Piccola proprietà contadina”, decade dal beneficio in caso di conferimento dei suddetti terreni in una Società a responsabilità limitata (Agenzia entrate – risposta n. 68/2020).

Gli atti di trasferimento a titolo oneroso di terreni e relative pertinenze, posti in essere a favore di coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali, iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale, sono soggetti alle imposte di registro ed ipotecaria nella misura fissa ed all’imposta catastale nella misura dell’1%.
Tale agevolazione decade in caso di vendita e conferimenti dei predetti terreni nei cinque anni dalla stipula degli atti di acquisto.

Nel periodo vincolato, l’agevolazione non decade in caso di:
– alienazione o concessione del terreno in godimento a favore del coniuge, di parenti entro il terzo grado o di affini entro il secondo grado, che esercitano l’attività di imprenditore agricolo;
– alienazione del terreno conseguente all’attuazione di politiche comunitarie, nazionali e regionali volte a favorire l’insediamento di giovani in agricoltura o tendenti a promuovere il prepensionamento nel settore.

L’agevolazione è salva anche in caso di conferimenti a società di persone; discorso diverso è invece previsto per le società che non rivestono la forma giuridica di società di persone.
Infatti, nell’ipotesi di terreni acquistati con l’agevolazione e conferiti nel periodo quinquennale ad una Srl unipersonale partecipata dalla stesso contribuente, è prevista la decadenza dei benefici.

Confindustria: istruzioni operative per l’Emergenza Coronavirus

Stabilite, da Confindustria, direttive alle imprese che si trovano ad affrontare difficoltà logistiche e di gestione delle risorse a seguito dalla diffusione dell’emergenza Coronavirus

Confindustria ha costituito una “Task force Coronavirus” interna per rispondere alle richieste del Sistema in maniera efficiente e puntuale. Questa task force costituirà altresì il punto di riferimento per il Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, l’Unità di Crisi della Farnesina, il MAECI, il Ministero della Salute e la Presidenza del Consiglio con cui saranno condivise le informazioni e le problematiche segnalate via via dalle imprese.
Le aziende segnalano difficoltà nella gestione del personale che si rifiuta di entrare a contatto con le merci in arrivo dalla Cina. In molti casi si tratta di materie prime destinate a lavorazione. Il personale spesso richiede misure di prevenzione che le aziende non sono in grado di gestire non rappresentando la merce un veicolo di diffusione del virus.
Inoltre, molte aziende hanno la necessità di rimpatriare lavoratori in Cina in vista della prevista riapertura degli impianti.
Per molte aziende si pone un problema di trattamento dei lavoratori italiani fatti rientrare dalla Cina. E’ necessario infatti evitare un rientro in azienda che creerebbe tensioni con gli altri dipendenti Alcune aziende hanno optato per un periodo di malattia, altre per le ferie ed una quarantena di 14 gg. Si pone un problema di gestione in termini anche di applicazione del diritto del lavoro oltre ai costi rilevanti che restano tutti a carico dell’azienda.
Per i dipendenti cinesi delle succursali locali di imprese italiane si applica lo stop alle attività imposto dal Governo cinese che dovrebbe essere gradualmente rimosso nei prossimi giorni. Il costo di questo Taskforce Confindustria “Emergenza Coronavirus” personale rimane a carico delle imprese per tutto il periodo di sosta forzata che potrebbe avere pesanti ripercussioni in caso di proroga ulteriore.

Allo stesso modo febbraio è un mese fondamentale per molte fiere di settore perciò è da valutare la possibilità di azioni di sostegno alle imprese italiane che hanno investito in eventi promozionali (superammortamento o altro intervento “una tantum” sulla fiscalità per ammortizzare i costi sostenuti per l’organizzazione di fiere internazionali in Italia interessate dalla problematica del Coronavirus).
Il blocco delle merci dalla Cina rischia di incidere e di compromettere la catena di produzione di molte imprese italiane. Si segnalano, a tal proposito, richieste di cassa integrazione.
Confindustria si è inoltre attivata, in coordinamento con Progetto Gestione Emergenze – PGE Confindustria e con le associazioni del Sistema, per rispondere alle esigenze manifestate dal Ministero della Salute e dall’Ambasciata cinese a Roma per la disponibilità di materiale medico e sanitario.

Studi Professionali: contributo per la stabilizzazione occupazionale

Dal 20 febbraio 2020 è possibile richiedere all’Ente Bilaterale Nazionale per gli Studi Professionali un nuovo contributo per la promozione della stabilizzazione dei livelli occupazionali.

Nell’ottica dell’ulteriore promozione della stabilizzazione dei livelli occupazionali, Ebipro ha attivato un nuovo contributo in caso di:
– conversione a tempo indeterminato di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa;
– trasformazione a tempo indeterminato di un rapporto a tempo determinato attivato per sostituzione maternità o malattia (superiore ai 30 gg);
– conversione a tempo indeterminato di un rapporto di lavoro c.d. intermittente o a chiamata.
I suddetti incentivi, istituiti a favore dei datori di lavoro in regola con l’iscrizione e contribuzione alla bilateralità da almeno sei mesi, prevedono il riconoscimento di un importo, erogato da Ebipro, pari ad € 1000 (soggetto a riproporzionamento in caso di part-time).
La misure sopra descritte vengono applicate alle stabilizzazioni adottate a partire dall’1/9/2019, mentre la facoltà di avanzare le domande di rimborso è attiva dal 20/2/2020.
Per informazioni sui requisiti di accesso ai contributi e sulle corrette modalità di presentazione delle domande, è possibile consultare i Regolamenti di pertinenza dal sito dell’EBIPRO (www.ebipro.it), nella sezione “Incentivi all’Occupazione”.

Controlli del Fisco sull’immobile ceduto a prezzo inferiore all’ammontare del mutuo

La Cassazione con l’ordinanza n. 4661 depositata il 21.02.2020 ha affermato che l’erogazione dei mutui per l’acquisto di abitazioni viene concessa sempre in misura inferiore al valore periziato dell’immobil e che, solo in casi eccezionali particolari agevolazioni ovvero ulteriori garanzie, possono indurre alcuni istituti di credito a finanziare fino al 100% del valore dell’immobile.

Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte, con due distinti ricorsi D.R.G. impugnava dinanzi alla CTP di Treviso gli avvisi di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate aveva provveduto a recuperare a tassazione i ricavi realizzati dalla vendita di sette immobili, ritenendo inattendibile l’impianto contabile complessivo dell’impresa, che evidenziava una scarsa redditività per avere il contribuente ceduto gli immobili in questione a prezzi inferiori sia al valore di mercato, che all’ammontare dei mutui concessi dalle banche a tutti i singoli acquirenti.
La C.T.P respingeva i ricorsi. L’appello proposto dal contribuente avverso detta decisione veniva viceversa accolto dalla CTR del Veneto per la cui sentenza l’Agenzia delle Entrate ha chiesto l’annullamento proponendo ricorso in Cassazione.
Per la Cassazione va in primo luogo disattesa l’affermazione quanto meno singolare della C.T.R. che, al fine di superare la presunzione dell’Ufficio che aveva dedotto dalla concessione di mutui di importo di gran lunga superiore al prezzo dichiarato in sede di compravendita dal contribuente e dai singoli acquirenti, ha ritenuto che costituisse fatto notorio la concessione da parte delle banche di mutui di importo superiore al valore degli immobili offerti in garanzia.
Il fatto notorio, derogando al principio dispositivo delle prove e al principio del contraddittorio, va inteso come fatto acquisito alle conoscenze della collettività, con tale grado di certezza da apparire indubitabile ed incontestabile, mentre restano estranei a tale nozione le acquisizioni specifiche di natura tecnica, gli elementi valutativi che implicano cognizioni particolari o richiedono il preventivo accertamento di particolari dati, nonché quelle nozioni che rientrano nella scienza privata del giudice, poiché questa, in quanto non universale, non rientra nella categoria del notorio, neppure quando derivi al giudice medesimo dalla pregressa trattazione d’analoghe controversie.
Appare viceversa condivisibile l’assunto, secondo cui costituisce, semmai, fatto notorio in quanto acquisito alle conoscenze comuni della collettività, che l’erogazione dei mutui per l’acquisto di abitazioni viene concessa sempre in misura inferiore al valore periziato dell’immobile e che, solo in casi eccezionali particolari agevolazioni ovvero ulteriori garanzie, possono indurre alcuni istituti di credito a finanziare fino al 100% del valore dell’immobile.
Analoghe considerazioni valgono per l’affermazione della C.T.R. che ha ritenuto congrue le dichiarazioni dei redditi del contribuente, facendo riferimento a tassi di redditività assolutamente eccentrici, ma senza dare contezza alcuna dei dati presi in considerazione a tali fini ed avventurandosi in liberi calcoli di redditività privi di qualsiasi collegamento con la documentazione acquisita agli atti di causa.
Non appare poi contestabile la censura dell’Ufficio in ordine alla manifesta contraddittorietà della decisione avendo la C.T.R. da un lato evidenziato l’andamento insoddisfacente del mercato del settore tale da giustificare bassi margini di utile e dall’altro che il mercato avesse un andamento talmente positivo da legittimare la concessione di mutui d’importo ben superiore al valore degli immobili offerti in garanzia.
Quanto, infine, all’affermazione della C.T.R. relativa alla acquisizione di una “perizia da cui risulta la corrispondenza tra valori dichiarati e quelli reali” – il cui riferimento si appalesa inconferente essendo stata acquisita agli atti un’unica perizia effettuata per l’affrancamento del terreno edificabile in epoca anteriore alla costruzione degli immobili – la stessa completa l’inconsistenza dell’impianto motivazionale, cui non può che conseguire l’accoglimento del ricorso ed il rinvio degli atti al giudice a quo, in diversa composizione, per il riesame della causa e la liquidazione delle spese di giudizio di legittimità.