Anche l’ANCE sottoscrive l’accordo sul Fondo Sanedil per l’edilizia

La CNCE informa che anche l’ANCE aderisce all’accordo del 19/11/2019 sugli adempimenti al Fondo Sanitario “Sanedil

L’accordo sugli adempimenti al Fondo Sanedil del 19 novembre 2019, inizialmente era stato firmato da Aci Pl, Anaepa Confartigianato, Cna Costruzioni, Fiae Casartigiani, Claai, Confapi Aniem e dalle OO.SS. Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil.
La CNCE con comunicato del 20/1/2020, informa che anche l’ANCE ha aderito e che pertanto può partire la successiva fase di avvio del Fondo Sanitario.

Online le specifiche tecniche di rimborso delle somme indebite

L’Agenzia delle entrate ha definito le specifiche tecniche di trasmissione dei dati relativi ai rimborsi eseguiti dagli agenti della riscossione riguardo alle somme pagate dai contribuenti e riconosciute indebite (Agenzia entrate – provvedimento n. 12517/2020).

La procedura di rimborso delle somme indebite pagate dai contribuenti attribuisce all’agente della riscossione il compito di effettuare i suddetti rimborsi, e quindi di anticipare le somme necessarie, dietro incarico dell’ente creditore.
Dette somme vengono poi rimborsate all’agente della riscossione dall’ente creditore, corrispondendo sulle stesse gli interessi legali a decorrere dal giorno dell’effettuazione del rimborso al debitore.

Il rimborso viene effettuato materialmente dalla Struttura di gestione, previa trasmissione telematica da parte degli agenti della riscossione dei dati dei rimborsi dagli stessi eseguiti a fronte di somme iscritte a ruolo pagate dal debitore, riconosciute indebite, secondo le specifiche tecniche approvate dall’Agenzia delle Entrate.
Gli accreditamenti sono poi effettuati dalla Struttura di gestione successivamente alla ricezione dei dati, con cadenza almeno settimanale e comprendono gli interessi legali maturati a decorrere dal giorno di esecuzione del rimborso al debitore. Tale modalità di restituzione si applica anche alle somme anticipate per il rimborso di debiti iscritti a ruolo pagati a titolo di IRAP e di addizionale regionale all’IRPEF.
La Struttura di gestione dispone i mandati di accreditamento dei corrispondenti importi in favore degli agenti della riscossione, aggiungendo gli interessi legali maturati a decorrere dal giorno di esecuzione del rimborso al debitore.

Gli estremi identificativi dei mandati vengono poi trasmessi telematicamente dalla Struttura di gestione agli agenti della riscossione, secondo le medesime specifiche tecniche approvate dall’Agenzia delle Entrate.

Fatturazione prestazioni di trasporto c/terzi e servizi accessori

In tema di fatturazione elettronica mensile dei servizi di trasporto merci per conto terzi, è necessario distinguere le prestazioni di trasporto eseguite nel mese di riferimento e i servizi accessori ai trasporti eseguiti nel mese precedente a quello di riferimento. Per i servizi accessori, inoltre, deve essere richiamata la fattura che documenta le operazioni principali cui si collegano quelle accessorie. (Agenzia delle Entrate – Risposta n. 8 del 2020)

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in tema di fatturazione elettronica per prestazioni di servizi, nell’ipotesi di un’azienda di autotrasporto di merci per conto terzi, la quale documenta:

– con una fattura unica tutte le prestazioni eseguite in ciascun mese nei confronti del medesimo cliente, sulla base di un apposita lista descrittiva (condivisa con il committente), nella quale sono riportate le informazioni di dettaglio del DDT (numero e data, dati del committente, dati identificativi del vettore, luogo e data di carico/scarico, targa della motrice e/o del rimorchio stradale utilizzati, peso e tipologia del prodotto trasportato), senza allegare né i DDT, né la lista riepilogativa che viene conservata in forma cartacea;
– con la fattura mensile successiva nei confronti del medesimo cliente, i servizi accessori riferiti alle prestazioni principali della precedente fattura mensile.
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha preliminarmente evidenziato che non si tratta di una fattura “riepilogativa differita”, bensì di una “fattura che documenta più prestazioni rese nel mese, il cui momento impositivo (ossia quello nel quale la prestazione si considera effettuata e, di conseguenza, l’imposta si rende esigibile) coincide con l’emissione della fattura stessa, che costituisce anche la data da indicare nel relativo campo del file fattura. Ciò significa che la fattura elettronica deve essere trasmessa allo Sdì entro 12 giorni dalla data riportata sulla stessa fattura.
Per quanto concerne gli obblighi descrittivi della fattura, è possibile rinviare alla lista riepilogativa (condivisa con il committente per accettazione), scegliendo liberamente se allegarla o meno al file “XML” trasmesso allo Sdì, salvo però l’obbligo di garantirne la conservazione alternativamente in modalità cartacea o elettronica.
Con riferimento, infine, alle prestazioni accessorie, è necessaria la distinzione tra le prestazioni di trasporto eseguite nel mese di riferimento della lista e i servizi accessori ai trasporti eseguiti nel mese precedente a quello di riferimento, richiamando altresì, con riguardo a questi ultimi, la fattura che documenta le operazioni principali cui si collegano quelle accessorie. Pertanto, in caso di emissione della fattura senza indicare nel campo descrittivo gli estremi delle fatture relative alle operazioni principali per il necessario collegamento a quelle accessorie, si rende necessaria la regolarizzazione mediante emissione di note di variazione e successiva riemissione di fatture corrette, che valorizzino la distinzione tra le prestazioni principali del mese ed i servizi accessori relativi al mese precedente con il richiamo alla fattura che documenta le operazioni principali cui si collegano.

Rivalutazione: effetti su Carta acquisti e ReI

A seguito dell’emanazione del DM 15 novembre 2019 sono stati rivalutati gli importi dei trattamenti previdenziali e assistenziali. L’Inps, con messaggio n. 161/2020, ne illustra gli effetti anche sul Reddito di Inclusione e sulla Carta acquisti ordinaria.

Il beneficio economico del Reddito di Inclusione, ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo 15 settembre 2017, n. 147, è soggetto ad un tetto massimo di erogazione commisurato all’ammontare annuo dell’assegno sociale, maggiorato del 10%.
A seguito dell’emanazione del decreto interministeriale 15 novembre 2019 è stato rivalutato l’importo dell’assegno sociale che, per l’anno 2020, è pari ad un valore annuo di 5.977,79 euro che, maggiorato del 10%, equivale a 6.575,56 euro; tale importo costituisce il valore massimo dell’ammontare del Reddito di Inclusione per l’anno 2020.

La misura delle soglie per l’accesso alla Carta acquisti ordinaria, ossia il valore ISEE e quello dei trattamenti e dei redditi previsti, è aumentata annualmente della misura percentuale prevista per la perequazione automatica dei trattamenti pensionistici dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti. Pertanto, a seguito della perequazione disposta dal richiamato decreto del 15 novembre 2019, si riportano i valori delle soglie dei requisiti ISEE e dei trattamenti e dei redditi previsti per la Carta acquisti ordinaria per l’anno 2020:
– il valore dell’indicatore ISEE deve essere inferiore a 6.966,54 euro (tale valore rileva sia per la Carta acquisti minori che per la Carta acquisti ultrasessantacinquenni);
– il valore dei redditi e dei trattamenti dei pensionati deve essere di importo inferiore a 6.966,54 euro, se il richiedente/titolare è di età compresa tra 65 anni e 69 anni o a 9.288,72 euro se il richiedente/titolare ha una età non inferiore a 70 anni (tale valore rileva solo per la Carta acquisti ultrasessantacinquenni).

A seguito della modifica della durata dell’attestazione ISEE introdotta dal decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, a decorrere dal 1° gennaio 2020, la Dichiarazione Sostitutiva Unica è valida dalla data di presentazione fino al successivo 31 dicembre. Le DSU presentate nell’anno 2019 sono pertanto scadute il 31 dicembre 2019. I titolari di Carta acquisti ordinaria e di ReI, quindi, dovranno presentare una nuova Dichiarazione Sostitutiva Unica per continuare a beneficiare della misura.
Conseguentemente, l’elaborazione della mensilità di gennaio 2020 del ReI avverrà, entro il termine dello stesso mese solare, sulla base della DSU 2020. Per la Carta acquisti ordinaria, invece, al fine di poter elaborare il maggior numero dei rinnovi per il primo bimestre 2020, l’elaborazione avverrà, nei termini di legge, entro il termine del mese di febbraio 2020.

Prevenzione infortuni in strutture complesse: l’articolazione delle responsabilità tra datore…

Nelle strutture aziendali complesse, la verifica della responsabilità circa il non corretto di assolvimento degli obblighi di prevenzione e vigilanza in materia di infortuni sul lavoro, va rapportata al ruolo rivestito in tale ambito; nello specifico, è riconducibile alla sfera di responsabilità del preposto l’infortunio occasionato dalla concreta esecuzione della prestazione lavorativa, a quella del dirigente il sinistro derivante dal dettaglio dell’organizzazione dell’attività lavorativa ed a quella del datore di lavoro l’incidente discendente da scelte gestionali di fondo (Corte di Cassazione, sentenza 17 gennaio 2020, n. 1683).

La vicenda giudiziaria riguarda la condanna in primo grado dell’amministratore delegato e del direttore tecnico di cantiere di una società edile, per aver cagionato, in cooperazione colposa, lesioni gravi a un dipendente infortunato. L’evento si era verificato mentre il lavoratore si trovava sul cassone di un autocarro dotato di gru, dietro la cabina, e stava effettuando operazioni di imbracatura di casseforme a telaio, le quali però erano scivolate a causa dell’uso di fasce in tessuto, certamente non idonee, schiacciandolo contro la sponda posteriore dell’automezzo.
La Corte di appello territoriale aveva confermato la sentenza del Tribunale di prime cure e ritenuto i due imputati (amministratore e preposto) responsabili delle seguenti violazioni:
– per l’amministratore, non aver richiesto al dipendente l’osservanza delle norme di procedura per il sollevamento delle casseforme in conformità al manuale di istruzioni ed uso alla ditta produttrice delle casseforme (art. 18, co. 1, lett. F), D.Lgs. n. 81/2008);
– per il preposto, aver omesso di sovrintendere e vigilare sull’osservanza da parte dei lavoratori del cantiere degli obblighi di legge e delle disposizioni aziendali in materia di sicurezza previste nel piano operativo di sicurezza e, in particolare, non aver disposto e preteso che le operazioni di movimentazione delle casseforme fossero effettuate secondo le indicazioni del manuale (art. 19, co. 1, lett. A), D.Lgs. n. 81/2008).
Il lavoratore infortunato aveva dichiarato di aver seguito corsi di formazione sull’uso della gru, sull’impiego dei “pannelloni” e sulla sicurezza in cantiere, nonchè di aver appreso di dover movimentare i pannelloni mediante appositi ganci, ma era erroneamente convinto che il manuale di istruzione consentisse le fasce, adoperate sistematicamente, senza che il capocantiere o altri ne sconsigliassero l’uso o controllassero lo stato di usura. Peraltro, dal controllo dei provvedimenti disciplinari, non era risultato che il lavoratore fosse stato rimproverato per l’uso delle fasce.
Ricorre così in Cassazione il direttore tecnico di cantiere, lamentando che, erroneamente, la Corte territoriale avesse fondato il proprio giudizio di responsabilità sulla circostanza dell’abituale uso nel cantiere delle fasce in luogo dei ganci, mentre sarebbe stato necessario stabilire se era l’utilizzo delle fasce ad aver provocato l’evento lesivo.
Per la Suprema Corte il ricorso è infondato.
Alla luce della normativa prevenzionistica vigente, sul datore di lavoro grava l’obbligo di valutare tutti i rischi connessi alle attività lavorative e attraverso tale adempimento pervenire alla individuazione delle misure cautelari necessarie e quindi alla loro adozione, non mancando di assicurarsi l’osservanza di tali misure da parte dei lavoratori. Nella maggioranza dei casi, tuttavia, la complessità dei processi aziendali richiede la presenza di dirigenti e di preposti che in diverso modo coadiuvano il datore di lavoro. I primi attuano le direttive del datore di lavoro, organizzando l’attività lavorativa e vigilando su di essa (art. 2, co. 1, lett. d), D.Lgs. n. 81/2008); i secondi sovrintendono alla attività lavorativa e garantiscono l’attuazione delle direttive ricevute, controllandone la corretta esecuzione da parte dei lavoratori ed esercitando un funzionale potere di iniziativa (art. 2, co. 1, lett. e), D.Lgs. n. 81/2008). Ciò premesso, in tema di prevenzione infortuni sul lavoro, ai fini dell’individuazione del garante nelle strutture aziendali complesse, occorre fare riferimento al soggetto espressamente deputato alla gestione del rischio essendo, comunque, generalmente riconducibile alla sfera di responsabilità del preposto l’infortunio occasionato dalla concreta esecuzione della prestazione lavorativa, a quella del dirigente il sinistro riconducibile al dettaglio dell’organizzazione dell’attività lavorativa e a quella del datore di lavoro, invece, l’incidente derivante da scelte gestionali di fondo. Pertanto, anche in relazione all’obbligo di vigilanza, le modalità di assolvimento vanno rapportate al ruolo che viene in considerazione e il datore di lavoro deve controllare che il preposto, nell’esercizio dei compiti di vigilanza affidatigli, si attenga alle disposizioni di legge e a quelle eventualmente impartitegli in aggiunta. Ne consegue che, qualora nell’esercizio dell’attività lavorativa si instauri, con il consenso del preposto, una prassi contra legem, foriera di pericoli per gli addetti, in caso di infortunio del dipendente, la condotta del datore di lavoro che sia venuto meno ai doveri di formazione e informazione del lavoratore e che abbia omesso ogni forma di sorveglianza circa la pericolosa prassi operativa instauratasi, integra il reato di omicidio colposo o di lesioni colpose aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche.
Quanto alla censura del ricorrente circa la mancata dimostrazione della sussistenza del nesso causale, la Corte di merito ha adeguatamente evidenziato l’approssimazione nell’espletamento di un’attività pericolosa e l’utilizzazione di fasce non consentite, spiegando che esse risultavano del tutto inidonee a sostenere il peso delle casseforme e a scongiurare eventi lesivi, come quello poi effettivamente verificatosi. E’ quindi dimostrato che il preposto, nell’esercizio dei compiti di vigilanza affidatigli, non si era attenuto alle disposizioni di legge, tollerando una prassi particolarmente pericolosa per gli addetti e suggerita dalla società, non predisponendo le opportune precauzioni per scongiurarne l’utilizzo, nonché non sorvegliando l’operato dei dipendenti.