Cessione di azienda e diverso CCNL applicato: per il diritto agli scatti irrilevante l’anzianità pregressa

In caso di trasferimento di azienda, la contrattazione collettiva dell’impresa cedente è sostituita immediatamente e totalmente da quella applicata nell’impresa cessionaria, anche se più sfavorevole, fermo restando i diritti acquisiti, l’inapplicabilità retroattiva di norme contrattuali non vigenti nel periodo pregresso e l’irrilevanza dell’anzianità pregressa presso la cedente (Corte di Cassazione, sentenza 09 dicembre 2019, n. 32070)

Una Corte di appello territoriale, confermando la decisione di primo grado, aveva respinto la domanda di un dirigente di azienda, con la quale questi, tra l’altro, richiedeva il ricalcolo della retribuzione di anzianità, commisurata all’intera anzianità maturata presso un dato ente pubblico, prima del passaggio alla società di diritto privato. La Corte aveva evidenziato che fosse stata comunque riconosciuta la retribuzione individuale di anzianità e ritenuto che ciò soddisfaceva la prescrizione del contratto collettivo volta a commisurare la retribuzione all’anzianità maturata, in quanto, pur risultando la successione tra l’ente pubblico e la società disciplinata dall’articolo 2112 c.c., non poteva aver luogo l’applicazione retroattiva della regola invocata dal ricorrente, poiché non vigente nel corso dei segmenti cronologici nei quali in astratto il diritto sarebbe maturato. Inoltre, se il passaggio di azienda non deve risolversi in un trattamento deteriore rispetto alla astratta progressione secondo le regole pregresse, ciò non comporta che esso debba rappresentare una condizione necessariamente migliorativa sulla base della pretesa applicazione del nuovo contratto su passate vicende del rapporto.
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, lamentando violazione e falsa applicazione degli articoli 10 e 38 del CCNL per i Dirigenti di Imprese Aderenti alla Confederazione Nazionale dei Servizi, da cui si dovrebbe dedurre come, al lavoratore, in seguito al passaggio dal datore di lavoro pubblico al nuovo datore di lavoro privato, sia garantita non solo continuità di impiego, ma pieno riconoscimento dell’anzianità maturata, computata in relazione all’intero periodo per cui il lavoratore ha prestato opera in qualità di dirigente, nel caso di specie, indipendentemente dal soggetto che gestiva l’attività.
Per la Suprema Corte il ricorso non è fondato. La Corte di merito, infatti, ha correttamente evidenziato come non sia consentita l’applicazione retroattiva della norma di contrattazione collettiva applicata dalla società cessionaria, disciplinante gli scatti di anzianità, e che la vicenda deve essere regolata dall’art. 2112, comma 3, del Codice civile, che prevede la sostituzione di un CCNL all’altro nella vicenda del trasferimento d’azienda.
Secondo consolidato orientamento giurisprudenziale di legittimità, infatti, in caso di trasferimento di azienda (art. 2112, c.c.), la contrattazione collettiva dell’impresa cedente è sostituita immediatamente e totalmente da quella applicata nell’impresa cessionaria, anche se più sfavorevole (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 10614/2011); tale sostituzione, tuttavia, non può ovviamente comportare l’applicazione retroattiva di norme contrattuali non vigenti nel periodo pregresso, ma regolare il periodo successivo, fermo restando le garanzie ed i temperamenti previsti dalla norma codicistica.
Nello specifico, poi, occorre distinguere tra anzianità come fatto storico, che di per sé non genera diritti, e diritto che deriva solo a seguito di norme che considerano tale fatto storico quale presupposto di fatto per il suo riconoscimento. Così, non può ritenersi imposta dall’articolo 2112 del Codice civile la ricostruzione del trattamento scatti di anzianità, secondo la disciplina collettiva in essere presso il cessionario, in riferimento all’anzianità maturata in precedenza presso l’ente cedente.
In definitiva, il diritto agli scatti non è correlabile con l’anzianità già conseguita, appunto perché presso il datore di lavoro precedente non esisteva tale diritto e comporterebbe una applicazione retroattiva del nuovo trattamento contrattuale, non imposta né prevista dalla legge.

Bonus impatriati, per il rientro da distacco nessuna agevolazione

I lavoratori che rientrano in Italia dopo essere stati in distacco all’estero, non possono accedere al regime speciale dei lavoratori impatriati, in quanto il rientro avviene in esecuzione delle clausole del preesistente contratto di lavoro e si pone in continuità con la precedente posizione di lavoratori residenti in Italia (Agenzia Entrate – risposta n. 510/2019).

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il regime speciale per i lavoratori impatriati non compete ai soggetti che rientrano in Italia dopo essere stati in distacco all’estero ed avere acquisito la residenza estera per il periodo di permanenza richiesto dalla norma.
Ciò in quanto il loro rientro, avvenendo in esecuzione delle clausole del preesistente contratto di lavoro, si pone in sostanziale continuità con la precedente posizione di lavoratori residenti in Italia, e, pertanto, non soddisfa la finalità attrattiva della norma. Detto questo, non è preclusa la possibilità che il rientro in Italia non sia conseguenza della naturale scadenza del distacco, ma sia determinato da altri elementi funzionali alla ratio della norma agevolativa.
Ciò si può verificare, nelle ipotesi in cui:
– il distacco sia più volte prorogato e, la sua durata nel tempo, determini quindi un affievolimento dei legami con il territorio italiano e un effettivo radicamento del dipendente nel territorio estero;
– il rientro in Italia del dipendente non si ponga in continuità con la precedente posizione lavorativa in Italia; il dipendente, pertanto, al rientro assume un ruolo aziendale differente rispetto a quello originario in ragione delle maggiori competenze ed esperienze professionali maturate all’estero.

Fuori dai suddetti casi, il lavoratore non può essere ammesso alla fruizione del regime speciale per lavoratori impatriati, in quanto, rientrando alle dipendenze dell’impresa distaccataria, in esecuzione delle clausole del contratto di lavoro preesistente allo svolgimento dell’attività lavorativa all’estero, il suo impatrio in Italia non si pone in discontinuità rispetto alla precedente posizione lavorativa.

Contribuzione volontaria al Fondo Gomma Plastica

12 dic 2019 La contribuzione volontaria al Fondo di pensione complementare Gomma Plastica, effettuata entro fine dicembre, comporta benefici nella dichiarazione dei redditi del 2020.

La contribuzione volontaria del fondo pensione complementare per i lavoratori e i familiari a carico dei lavoratori del settore gomma, cavi elettrici e affini e materie plastiche, è un valido strumento per chi vuole abbassare ulteriormente il reddito dell’anno in corso. Tale contribuzione se effettuata entro fine dicembre comporta benefici nella dichiarazione dei redditi del 2020.
Versare un contributo volontario aggiuntivo non ha costi e se si supera il limite deducibile, è possibile dichiararlo con il modulo chiamato contributi non dedotti, in maniera da evitare che il contributo in eccesso venga tassato nuovamente alla liquidazione.
L’anno successivo al versamento (Marzo/Aprile) verrà rilasciata una certificazione del fondo da presentare in fase di dichiarazione dei redditi. Se i versamenti transitano solo tramite azienda, la deduzione è automatica e non verrà inviato alcun documento.
Il limite deducibile è da considerarsi sul totale dei versamenti deducibili, anche esterni a FGP. Chi contribuisce volontariamente a due fondi ad esempio, raggiungerà il limite sommando i contributi di entrambi i fondi.

Nuovo piano sanitario per il Fondo ASIM

Dal 27 novembre 2019 sono aperte le adesioni al Piano sanitario straordinario previsto dal Fondo Sanitario Asim per il personale dipendente da imprese esercenti servizi di pulizia e servizi integrati/multiservizi

 

Il Fondo di assistenza sanitaria Asim ha previsto un piano sanitario straordinario “La prevenzione su Misura” grazie al quale ciascun iscritto potrà crearsi un percorso di prestazioni sanitarie personalizzato in base alle sue necessità e al suo vissuto.
L’iscritto potrà aderire all’iniziativa direttamente dalla propria area riservata del portale S.I.Asim, cliccando il pulsante “Campagna di Prevenzione Straordinaria”. Dopo aver rilasciato i relativi consensi al trattamento dei dati personali, tramite il collegamento con SiSalute potrà attivare la campagna e prenotare in totale autonomia la prima visita internistica, presso una struttura sanitaria convenzionata con SiSalute, durante la quale verranno prescritte le prestazioni sanitarie più opportune.
La Campagna prevede fino a un massimo di 4 prestazioni a iscritto.
Per ogni prestazione, l’iscritto dovrà prenotare i relativi appuntamenti e comunicare la data e l’ora degli stessi a SiSalute che rilascerà la relativa autorizzazione.
Una volta effettuate le prestazioni, l’iscritto potrà prenotare la visita internistica conclusiva presso  la medesima Struttura del network di SiSalute e quest’ultima provvederà a saldare le Strutture sanitarie per le prestazioni erogate.

Riqualificazione edifici esistenti: benefici ammessi alla coop edilizia subentrata alla società fallita

In tema di incentivi per la valorizzazione del patrimonio edilizio e cd. “sisma bonus”, le corrispondenti agevolazioni devono essere riconosciute alla cooperativa edilizia che, a seguito di fallimento della società di costruzione acquirente che ha iniziato la ricostruzione, subentri nella proprietà del fabbricato completandone la ricostruzione con i requisiti previsti dalle norme agevolative (Agenzia delle Entrate – Risposta ad interpello 11 dicembre 2019, n. 515)

IL CASO

Una società immobiliare di costruzione ha acquistato un edificio residenziale composto da più unità immobiliari e realizzato anteriormente al 1° settembre 1967, per il quale ha ottenuto le autorizzazioni relative ad un progetto di demolizione e ricostruzione, con ampliamento e redistribuzione della volumetria esistente.
Dopo aver avviato i lavori, con la realizzazione delle fondamenta e del piano interrato, e il frazionamento dei mappali, la società è fallita ed è stata accertata l’inefficacia della compravendita.
In tale contesto, l’edificio è acquistato dalla società cooperativa edilizia che intende beneficiare della agevolazioni previste in materia di valorizzazione del patrimonio edilizio e “sisma bonus”, procedendo al completamento della ricostruzione secondo il progetto autorizzato (ampliamento e redistribuzione della volumetria esistente), per cui gli immobili ricostruiti conseguiranno la classe energetica A o superiore, ed una riduzione del rischio sismico di almeno due classi.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO

In tema di “valorizzazione del patrimonio edilizio” la norma di riferimento prevede l’applicazione di imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura fissa di euro 200 ciascuna, per i trasferimenti di interi fabbricati a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare, ove ricorrano le seguenti condizioni:
– l’acquisto deve essere effettuato entro il 31 dicembre 2021 da imprese che svolgono attività di costruzione o ristrutturazione di edifici;
– l’acquisto deve avere come oggetto un “intero fabbricato” indipendentemente dalla natura dello stesso.
Il soggetto che acquista l’intero fabbricato, inoltre, entro 10 anni dalla data di acquisto deve provvedere:
– alla demolizione e ricostruzione di un nuovo fabbricato anche con variazione volumetrica, ove consentito dalle normative urbanistiche ovvero,
– ad eseguire interventi di manutenzione straordinaria, interventi di restauro e risanamento conservativo o interventi di ristrutturazione edilizia.
In entrambi i casi (ricostruzione o ristrutturazione edilizia) il nuovo fabbricato deve risultare conforme alla normativa antisismica e deve conseguire una delle classi energetiche NZEB (“Near Zero Energy Building”), A o B;
– all’alienazione delle unità immobiliari il cui volume complessivo superi il 75 per cento del volume dell’intero fabbricato.
Qualora non siano rispettate le condizioni sopra richiamate, in base alle quali è stata concessa l’agevolazione in sede di acquisto del fabbricato, le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono dovute nella misura ordinaria con l’applicazione della sanzione del 30%.

Per quanto concerne il cd. “sisma bonus”, la norma si riferisce agli interventi di consolidamento delle parti strutturali di edifici o complessi di edifici esistenti; stabilisce il riconoscimento di detrazioni d’imposta in relazione agli interventi realizzati nei comuni ricadenti nelle zone classificate a rischio sismico 1, 2 e 3 mediante demolizione e ricostruzione di interi fabbricati da parte imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare – anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, nei limiti consentiti dalle norme urbanistiche – che determinino il passaggio ad una o a due classi inferiori di rischio sismico. In particolare, la detrazione (75% o 85% del prezzo della singola unità immobiliare, risultante nell’atto pubblico di compravendita, comunque, entro un ammontare massimo di spesa pari a 96 mila euro per ciascuna unità immobiliare) è riconosciuta agli acquirenti delle singole unità immobiliari, a condizione che l’impresa provveda alla vendita entro 18 mesi dalla data di conclusione dei lavori.

IL PARERE DEL FISCO

Con riferimento al caso esaminato, l’Agenzia delle Entrate ha ritenuto ammissibile a beneficiare delle agevolazioni di valorizzazione del patrimonio edilizio e “sisma bonus”, la cooperativa edilizia che completa la ricostruzione a seguito del subentro alla società di costruzione acquirente fallita.
In proposito l’Agenzia ha precisato:
– per quanto riguarda i benefici per la “valorizzazione del patrimonio edilizio”, che la norma intende agevolare i trasferimenti di interi fabbricati, a favore di imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare, e nella definizione di imprese costruttrici, rientrano, tra l’altro, anche le cooperative edilizie che costruiscono, anche avvalendosi di imprese appaltatrici, alloggi da assegnare ai propri soci;
– per quanto riguarda il “sisma bonus”, che le detrazioni sono usufruibili anche dagli Istituti autonomi per le case popolari, nonché dalle cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci. Ne consegue che nell’ipotesi di cooperativa a proprietà “indivisa”, la detrazione spetta alla società cooperativa. Non può essere invece attribuita ai “soci” nell’ipotesi di cooperativa a proprietà “divisa”.