Convertito in Legge il “Decreto Riaperture”

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 146 del 21 giugno 2021, la Legge 17 giugno 2021, n. 87 di conversione in legge del D.L. n. 52/2021 (D.L. Riaperture), recante misure urgenti per la graduale ripresa delle attività economiche e sociali nel rispetto delle esigenze di contenimento della diffusione dell’epidemia da Covid-19.

La conversione in Legge del DL Riaperture abroga il DL Riaperture-bis (D.L. n. 65/2021) andando a ricomprendere tutte le misure previste dal decreto abrogato su:

– limiti orari agli spostamenti;

– attività dei servizi di ristorazione;

– attività commerciali all’interno di mercati e centri commerciali;

– palestre, piscine, centri natatori e centri benessere;

– eventi sportivi aperti al pubblico;

– impianti nei comprensori sciistici;

– attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò;

– parchi tematici e di divertimento;

– centri culturali, centri sociali e ricreativi, feste e cerimonie;

– corsi di formazione;

– musei e altri istituti e luoghi della cultura.

La conversione il legge del DL Riaperture conferma quindi il calendario della progressiva eliminazione delle restrizioni per il contenimento del contagio da Covid-19, prevedendo che tutte le attività oggetto di precedenti limitazioni debbano svolgersi in conformità ai protocolli e alle linee guida adottati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

Precisazioni sull’esposizione delle voci di costo degli operatori economici

Ai fini delle formalità doganali, forniti chiarimenti sull’esposizione delle voci di costo da parte degli operatori economici (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Determinazione 18 giugno 2021, n. 202841/RU).

Gli operatori economici che svolgono operazioni doganali per conto di privati sono tenuti, nell’ambito delle operazioni per le quali sorge o potrebbe sorgere una obbligazione doganale, ad esplicitare in modo chiaro ed inequivocabile le singole voci di spesa addebitate al destinatario finale relative all’espletamento dei loro servizi.
L’esposizione degli importi, singolarmente calcolati, relativi al dazio, all’IVA e ad eventuali altri tributi oggetto di riscossione da parte dell’Autorità doganale nonché le spese relative ai servizi prestati dai citati intermediari, deve essere rappresentata con la massima chiarezza e trasparenza, onde evitare di ingenerare confusione nei consumatori circa gli oneri e le spese sostenute al momento dello sdoganamento.
A tal fine, i suddetti operatori sono tenuti a non identificare, nei documenti commerciali, le spese relative ai loro servizi con diciture quali “oneri doganali” ovvero “costi di sdoganamento” o altre definizioni che richiamano l’attività di liquidazione degli oneri connessi all’obbligazione doganale ed alla successiva riscossione da parte dell’Autorità doganale.
Il suddetto comportamento costituisce parametro di valutazione del livello di compliance degli operatori economici, di cui all’art. 39 del CDU, ai fini del rilascio, mantenimento e revoca dell’autorizzazione AEO.

Federalismo fiscale: trasmissione delle delibere

Attivazione della procedura di trasmissione delle delibere di province e città metropolitane tramite il portale del federalismo fiscale

A decorrere dal 16 giugno 2021 è stato attivato nell’ambito del Portale del federalismo fiscale il servizio “Gestione tributi provinciali“, destinato alla trasmissione da parte delle Province e Città Metropolitane delle delibere regolamentari e tariffarie in materia tributaria, ai fini della relativa pubblicazione sul sito internet www.finanze.gov.it.
Le modalità per l’accesso al servizio “Gestione tributi provinciali” sono descritte nell’apposita guida.
La procedura di invio tramite il Portale del federalismo fiscale è l’ unica modalità di trasmissione degli atti in questione al Ministero dell’economia e delle finanze. Non saranno, pertanto, pubblicati i documenti inviati in formato cartaceo o mediante e-mail o PEC. È, in particolare, superata la modalità di trasmissione all’indirizzo PEC dff.delibererca@pce.finanze.it.
Si rammenta che per le delibere di variazione dell’aliquota dell’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore (imposta RC auto) la pubblicazione sul sito internet www.finanze.gov.it costituisce condizione di efficacia, acquisendo le stesse effetto dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di pubblicazione.
La pubblicazione dei regolamenti e delle delibere di determinazione delle tariffe dei tributi provinciali diversi dall’imposta RC Auto – vale a dire, a legislazione vigente, l’imposta provinciale di trascrizione (IPT) e il tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente (TEFA) – svolge, invece, una finalità meramente informativa.
La trasmissione delle delibere e dei regolamenti tramite il Portale del federalismo fiscale deve essere effettuata mediante caricamento del testo degli atti e, per le sole delibere in materia di imposta RC auto, anche della misura dell’aliquota nelle stesse stabilita.
Il formato elettronico da utilizzare per l’invio del testo dell’atto sarà definito da apposito decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’interno, sentita l’Agenzia per l’Italia digitale, e previa intesa in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali. Nelle more dell’emanazione del decreto in questione, è sufficiente che il documento sia inserito in formato pdf di dimensione non superiore a 3 MB. La produzione del file pdf attraverso gli appositi convertitori da file di tipo documento, anziché mediante scansione, consente di non superare la dimensione massima consentita e di assicurare una migliore leggibilità del testo dell’atto da parte degli utenti del sito internet.
Il buon esito della procedura di inserimento delle delibere e dei regolamenti è attestato da una ricevuta in formato pdf che può essere scaricata dall’utente della Provincia o Città Metropolitana al termine dell’operazione e resta, in ogni caso, disponibile nella schermata di visualizzazione dei dati inseriti. Entro le ventiquattro ore successive all’acquisizione del documento, la medesima ricevuta viene altresì trasmessa all’ente locale mediante PEC, utilizzando l’indirizzo che l’utente ha scelto in fase di inserimento a partire da una lista popolata sulla base degli indirizzi PEC presenti su Indice PA.
In ordine agli atti relativi alle annualità precedenti al 2021, si precisa che le delibere di variazione dell’imposta RC auto, già pubblicate sul sito internet www.finanze.gov.it a decorrere dall’anno 2011 in quanto soggette a pubblicità costitutiva, sono state trasferite a cura del Ministero nella nuova applicazione.
Per i tributi provinciali diversi dall’imposta RC auto, invece, la pubblicazione avrà ad oggetto solo le delibere tariffarie e i regolamenti relativi alle annualità dal 2021 in avanti.
Per quanto riguarda gli atti concernenti l’anno 2021 che, nelle more dell’attivazione del servizio del Portale del federalismo fiscale in questione, sono stati trasmessi tramite PEC, si fa presente che il Ministero ha proceduto al relativo caricamento nell’applicazione e alla conseguente pubblicazione sul sito internet.

 

Apprendistato di primo livello, le indicazioni Inps per la fruizione dello sgravio contributivo

Per gli anni 2020 e 2021 i datori di lavoro che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9, possono beneficiare di uno sgravio contributivo del 100% per le assunzioni con contratto di apprendistato di primo livello. Con circolare n. 87/2021, l’Inps fornisce le indicazioni di carattere normativo ed operativo per la fruizione del beneficio.

Le assunzioni con contratto di apprendistato di primo livello, cui sono riconducibili sia i percorsi di istruzione e formazione per la qualifica e il diploma professionale che quelli di istruzione secondaria superiore e di specializzazione tecnica superiore, sono possibili in tutti i settori di attività, sia privato che pubblico, per i giovani che hanno compiuto il 15° anno di età e fino al compimento del 25°. Per i giovani ancora soggetti all’obbligo scolastico, il datore di lavoro che intende stipulare il contratto di apprendistato deve sottoscrivere un protocollo con l’istituzione formativa a cui lo studente è iscritto. In ogni caso, i quindicenni ancora soggetti all’obbligo scolastico, assunti con contratto di apprendistato del primo tipo, possono effettuare un orario di lavoro non superiore alle 7 ore giornaliere e alle 35 ore settimanali.
La durata del contratto è determinata in considerazione della qualifica o del diploma da conseguire e non può essere superiore a 3 anni ovvero a quattro nel caso di diploma professionale quadriennale, salvi i casi di:
– contratti di durata non superiore a 4 anni per l’acquisizione, oltre che del diploma di istruzione secondaria superiore, di ulteriori competenze tecnico-professionali rispetto a quelle già previste dai vigenti regolamenti scolastici, utili anche ai fini del conseguimento del certificato di specializzazione tecnica superiore;
– contratti di apprendistato di durata non superiore a due anni, per i giovani che frequentano il corso annuale integrativo che si conclude con l’esame di Stato (art. 6, co. 5, D.P.R. 15 marzo 2010, n. 87);
– proroga di un anno del contratto: per gli assunti che abbiano conseguito la qualifica triennale o il diploma quadriennale, al fine di acquisire ulteriori competenze tecnico-professionali e specialistiche, utili anche ai fini dell’acquisizione del certificato di specializzazione tecnica superiore o del diploma di maturità professionale all’esito del corso annuale integrativo; per gli assunti che non abbiano positivamente conseguito la qualifica, il diploma, il certificato di specializzazione tecnica superiore o il diploma statale di maturità professionale dopo l’anno integrativo.
Al termine del periodo di apprendistato è comunque prevista la possibilità per le parti di recedere liberamente dal contratto, ferma restando, durante il periodo di preavviso, l’applicazione della disciplina del contratto di apprendistato. In caso di mancato recesso, il contratto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.
La trasformazione dal contratto di apprendistato di primo livello in quello professionalizzante, è possibile successivamente al conseguimento della qualifica o del diploma di istruzione professionale o del diploma di scuola secondaria superiore ed è finalizzata al conseguimento della qualificazione professionale ai fini contrattuali. La durata massima dei due periodi di apprendistato non può eccedere quella individuata dalla contrattazione collettiva. Restano in ogni caso fermi i limiti massimi di durata previsti normativamente (D.Lgs. n. 81/2015) per ciascuna tipologia di apprendistato.
Orbene, come noto, per i contratti di apprendistato di primo livello per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore, stipulati nell’anno 2020 e 2021, è riconosciuto ai datori di lavoro, che occupano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9, uno sgravio contributivo del 100% con riferimento alla contribuzione dovuta per i periodi contributivi maturati nei primi 3 anni di contratto. Rimane invece fermo il livello di aliquota del 10% per i periodi di contributi maturati negli anni di contratto successivi al terzo (art. 1, co. 8, L. n. 160/2019; art. 15-bis, co. 12, D.L. n. 137/2020).
Lo sgravio, dunque, trova applicazione qualora ricorrano entrambe le seguenti condizioni:
1) datori di lavoro che abbiano alle proprie dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a 9. Il requisito dimensionale deve sussistere al momento dell’assunzione dell’apprendista. Conseguentemente, il beneficio contributivo permane anche se successivamente il datore di lavoro supera il predetto limite dimensionale. Ai fini del computo, si devono considerare (Inps, circolare n. 22/2007): i lavoratori subordinati di qualunque qualifica (lavoratori a domicilio, dirigenti, etc.), i dipendenti part-time, i lavoratori a tempo determinato, i lavoratori intermittenti.
Il lavoratore assente, ancorché non retribuito (ad esempio, per servizio militare, gravidanza, etc.), va escluso dal computo solamente se è computato il sostituto. Sono invece esclusi i lavoratori assunti con contratto di apprendistato ed i lavoratori somministrati, che si considerano in forza all’agenzia di somministrazione. Il computo dei lavoratori intermittenti e di quelli a tempo determinato si effettua, per le aziende di nuova costituzione con attività inferiore al semestre o al biennio, in relazione al requisito dimensionale dei mesi di attività dalla data di costituzione alla data di assunzione dell’apprendista. Per il primo mese di attività si fa riferimento alla forza aziendale di detto mese.
2) assunzioni con contratto di apprendistato di primo livello effettuate nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2020 o tra il 1° gennaio 2021 e il 31 dicembre 2021.
Lo sgravio comporta per i primi 36 mesi di contratto di apprendistato l’azzeramento dell’aliquota contributiva a carico del datore di lavoro. A decorrere dal 37° mese del contratto di apprendistato di primo livello, poi, i datori di lavoro interessati sono soggetti all’aliquota contributiva del 10%. Altresì, a tali rapporti di lavoro si applicano gli esoneri dal contributo di licenziamento, dal contributo di finanziamento della NASpI e dal contributo addizionale NASpI dello 0,30%. L’aliquota contributiva a carico dell’apprendista rimane, invece, pari al 5,84% della retribuzione imponibile, per tutta la durata del periodo di formazione.
Ai fini della determinazione dell’aliquota contributiva assume rilievo il profilo soggettivo relativo alla formazione dell’apprendista. Pertanto, si deve tener conto di precedenti periodi di apprendistato di primo livello svolti dal medesimo lavoratore presso altri datori di lavoro. In tale circostanza, infatti, lo sgravio totale può essere riconosciuto, al datore di lavoro che occupa sino a 9 addetti, limitatamente al periodo di apprendistato residuo rispetto ai 36 mesi previsti.
Nelle ipotesi di contratto di apprendistato di primo livello trasformato in contratto di apprendistato professionalizzante, i benefici contributivi si applicano limitatamente ai periodi di lavoro svolti antecedentemente alla trasformazione. Pertanto, a decorrere dal mese della trasformazione, trova applicazione, in ragione dell’anno di vigenza del contratto, lo specifico regime contributivo previsto per le assunzioni in contratto di apprendistato professionalizzante.

Ipotesi A):

– 1° – 12° mese di apprendistato di primo livello: aliquota datoriale = zero

– 13° – 24° mese di apprendistato di primo livello: aliquota datoriale = zero

– dal 25° mese trasformazione in contratto di apprendistato professionalizzante: aliquota datoriale = 11,61% (10% + 1,31% + 0,30%)*

 

Ipotesi B):

– 1° – 12° mese di apprendistato di primo livello: aliquota datoriale = zero

– dal 13° mese trasformazione in contratto di apprendistato professionalizzante: aliquota datoriale = 4,61% (3% + 1,31% + 0,30%) *

– dal 25° mese di contratto di apprendistato professionalizzante: aliquota datoriale = 11,61% (10% + 1,31% + 0,30%)*

 

* Nel caso di datori di lavoro rientranti nel campo di applicazione della cassa integrazione, l’aliquota va incrementata del relativo contributo di finanziamento

I benefici contributivi previsti per i rapporti di apprendistato sono mantenuti per un anno dalla prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato. Nel caso in cui il regime contributivo preveda la variazione dell’aliquota nel corso del rapporto di apprendistato, la misura da assumere a riferimento è quella in atto nel periodo immediatamente precedente la prosecuzione del rapporto a tempo indeterminato (Inps, circolare n. 108/2018). In ogni caso, per i primi 12 mesi di prosecuzione del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato di primo livello, il datore di lavoro, con un numero di addetti non superiore a 9, è tenuto al versamento della contribuzione di finanziamento NASpI e del contributo integrativo (1,31% + 0,30%) ed è altresì soggetto alla disciplina del c.d. ticket di licenziamento. Anche nel caso di trasformazione del contratto, l’aliquota contributiva a carico dell’apprendista è pari al 5,84% della retribuzione imponibile.
Lo sgravio contributivo può essere legittimamente fruito da parte del datore di lavoro interessato, nel rispetto dei massimali di aiuto relativi agli aiuti de minimis. I suddetti massimali devono essere rispettati avuto riguardo al momento dell’assunzione dell’apprendista, in quanto a decorrere dall’assunzione sorge il diritto del datore di lavoro alla fruizione dello sgravio.
Per le assunzioni con decorrenza gennaio 2020, per i lavoratori interessati allo sgravio, i datori di lavoro compilano il flusso Uniemens sempre valorizzando, nell’elemento <Qualifica1> il codice “5”, avente il significato di “Apprendista” e nell’elemento <TipoLavoratore> il codice “PA” avente il significato di “Apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore”.
Per i primi tre anni di apprendistato, nell’elemento <TipoContribuzione> si devono riportare codici differenti, a seconda dell’anno di godimento dello sgravio:
– “JA” Apprendista per cui spetta lo sgravio del 100% dei contributi a carico del datore di lavoro – primo anno di sgravio;
– “JB” Apprendista per cui spetta lo sgravio del 100% dei contributi a carico del datore di lavoro – secondo anno di sgravio;
-“JC” Apprendista per cui spetta lo sgravio del 100% dei contributi a carico del datore di lavoro – terzo anno di sgravio.
Per gli apprendisti assunti da gennaio 2020, i datori di lavoro interessati, che abbiano utilizzato codici tipo contribuzione impropri, per il recupero di differenze contributive valorizzano all’interno di <DenunciaIndividuale> <DatiRetributivi> <AltreACredito> <CausaleACredito> il codice causale di nuova istituzione “L603”, e in <ImportoACredito> l’importo dell’eccedenza contributiva da recuperare. La valorizzazione del predetto codice causale può essere effettuata esclusivamente nei flussi Uniemens di competenza luglio e agosto 2021.

Somministrazione e distacco transnazionale: i chiarimenti dell’INL alla luce della sentenza della Corte UE

La Corte di Giustizia UE, con sentenza n. 784/19 è intervenuta sul tema della tutela sociale da garantire a lavoratori somministrati nell’ambito di un distacco transnazionale. Pur riconoscendo che nel caso di specie le attività di selezione, assunzione e messa a disposizione di lavoratori interinali presso imprese utilizzatrici non possano essere considerate “mere attività di gestione interna”, la Corte ha ritenuto che dette attività non fossero sufficienti ai fini del riconoscimento dell’esercizio abituale delle attività nello Stato di stabilimento. Occorrerebbe invece, lo svolgimento parimenti e “in maniera significativa” di attività di messa a disposizione di tali lavoratori nello Stato membro in cui è stabilita. Alla luce di tale sentenza, l’acquisizione dei dati di fatturato – secondo l’INL – dovrà riguardare in modo specifico la messa a disposizione di lavoratori nei confronti di imprese utilizzatrici stabilite nel medesimo SM di stabilimento dell’impresa interinale; dati che vanno rapportati al complessivo fatturato conseguito, comprensivo quindi anche del ricavato derivante dalle operazioni transnazionali di somministrazione (Nota n. 936/2021).

La fattispecie vedeva opposte un’agenzia interinale stabilita in Bulgaria e l’Agenzia delle entrate dello stesso Paese, istituzione competente al rilascio di certificati A1). Quest’ultima aveva rifiutato il rilascio dei certificati in parola per lavoratori assunti in Bulgaria ed immediatamente distaccati presso un’impresa utilizzatrice stabilita in Germania in virtù del fatto che l’impresa fornitrice non esercitasse nessuna attività di somministrazione in Bulgaria e tutto il suo fatturato dipendesse dall’effettuazione del servizio di somministrazione in altri Paesi UE.
Il giudice amministrativo bulgaro, adito dall’agenzia interinale che si opponeva al provvedimento di diniego al rilascio del certificato, ha interessato la CGUE, per acclarare la seguente questione pregiudiziale: se, in riferimento alle agenzie di somministrazione, le regole euro-unitarie sul distacco – che prevedono per le imprese che esercitino “attività abituale” nello Stato in cui sono stabilite la possibilità di inviare lavoratori ad aziende utilizzatrici stabilite in Stati membri diversi, senza che ciò comporti la necessaria iscrizione dei lavoratori in parola al sistema previdenziale dello Stato membro di destinazione – vadano interpretate nel senso che l’agenzia debba svolgere attività “di somministrazione” nello Stato di stabilimento e non mere attività relative alla gestione dei rapporti di lavoro.
In materia previdenziale, il principio di riferimento è quello c.d. lex loci laboris, secondo cui la persona che esercita un’attività subordinata nel territorio di uno Stato membro è soggetta alla legislazione di tale Stato membro. Tuttavia, in alcune situazioni particolari, l’applicazione della regola generale subisce delle eccezioni, al fine di non creare, tanto per il lavoratore quanto per il datore di lavoro e gli enti previdenziali, complicazioni amministrative di ostacolo all’esercizio della libera circolazione delle persone rientranti nell’ambito di applicazione del regolamento (CE) n. 883/2004.
Tra tali eccezioni rientra l’istituto del distacco (art. 12 del regolamento (CE) n. 883/2004), secondo il quale la persona che esercita un’attività subordinata in uno Stato membro per conto di un datore di lavoro “che vi esercita abitualmente le sue attività ed è da questo distaccata, per svolgervi un lavoro per suo conto, in un altro Stato membro rimane soggetta alla legislazione del primo Stato membro (…)”. Può pertanto rientrare nell’ambito di applicazione di tale disposizione il lavoratore distaccato il cui datore di lavoro ha un legame particolare con lo Stato membro in cui è stabilito, in quanto tale datore di lavoro “esercita abitualmente le sue attività” in tale Stato membro.
Ciò premesso, il punto nodale della pronuncia è nell’interpretazione dell’espressione “attività abituale”. La Corte di Giustizia, pur riconoscendo che nel caso di specie le attività di selezione, assunzione e messa a disposizione di lavoratori interinali presso imprese utilizzatrici non possano essere considerate “mere attività di gestione interna”, ritiene che dette attività non siano sufficienti ai fini del riconoscimento dell’esercizio abituale delle attività nello Stato di stabilimento. Occorrerebbe invece, secondo la Corte, che essa svolgesse parimenti e “in maniera significativa” attività di messa a disposizione di tali lavoratori nello Stato membro in cui è stabilita.
Pertanto, in coerenza con l’orientamento espresso dalla Corte di Giustizia vanno aggiornate le Linee guida sul distacco transnazionale (nota prot. n. 622/2018). In relazione alle prestazioni transnazionali di somministrazione, in quel contesto si era focalizzata l’attenzione sui dati di fatturato concernenti la specifica attività interinale non avendo riguardo, invece, alla fatturazione concernente le eventuali ulteriori attività – segnatamente produttive – pur riconducibili all’oggetto sociale ed esercitate dell’impresa. Ma alla luce della sentenza della Corte in commento, va ulteriormente specificato che l’acquisizione dei dati di fatturato dovrà riguardare in modo specifico la messa a disposizione di lavoratori nei confronti di imprese utilizzatrici stabilite nel medesimo SM di stabilimento dell’impresa interinale; dati questi che vanno rapportati, secondo l’indicazione della Corte, al complessivo fatturato conseguito, comprensivo quindi anche del ricavato derivante dalle operazioni transnazionali di somministrazione.
Ne consegue che anche in presenza di un’attività di selezione e reclutamento del personale effettuata nel Paese di stabilimento, l’assoluta prevalenza della messa a disposizione del personale presso Stati membri diversi comporta la contestazione della genuinità del distacco con gli esiti di cui al D.Lgs. n. 136/2016 e l’avvio della procedura, a cura dell’INPS, di contestazione dei certificati A1 eventualmente rilasciati dallo SM di stabilimento.
Resta fermo che, nei confronti dei singoli lavoratori somministrati e a prescindere dalla valutazione effettuata nei confronti dell’Agenzia interinale nel suo complesso avrà rilievo, ai fini del disconoscimento del singolo distacco, la circostanza del loro abituale impiego in somministrazione in altri Paesi dell’Unione diversi da quello di stabilimento (art. 4, par. 3 lett. c) e art. 3, comma 3 lett. b).