Cassa integrazione corrisposta a ex dipendenti: obbligo di ritenute e certificazione

Con riferimento alle somme corrisposte ad ex dipendenti a titolo di cassa integrazione in deroga per conto del Fondo, che ha liquidato l’indennizzo in ritardo rispetto ai mesi di riferimento, resta l’obbligo in capo all’ex datore di lavoro di provvedere agli adempimenti in qualità di sostituto d’imposta: versamento delle ritenute d’acconto, certificazione degli emolumenti e dichiarazione modello 770 (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 gennaio 2021, n. 47).

È stato formulato il quesito all’Agenzia delle Entrate riguardo alle modalità di assolvimento degli obblighi di sostituzione d’imposta in relazione alle indennità di cassa integrazione in deroga (per sospensione dell’attività a causa dell’emergenza Covid-19), corrisposte ad ex dipendenti successivamente alla cessazione del rapporto di lavoro a causa del ritardo del Fondo nell’erogazione delle somme.

In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha osservato che la disciplina in materia di ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente (art. 23 del DPR n. 600/1973) individua, tra l’altro, i soggetti che assumono la veste di sostituti d’imposta, stabilendo in capo a questi l’obbligo di operare, all’atto del pagamento di somme e valori che costituiscono redditi di lavoro dipendente, una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti, con obbligo di rivalsa.
In base a tale disposto, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che l’obbligo di effettuare la ritenuta sussiste in capo al soggetto erogante/sostituto d’imposta ogni qual volta la corresponsione riguardi somme e valori in qualunque modo riconducibili al rapporto di lavoro, ancorché siano corrisposti in favore di soggetti che non siano propri dipendenti.
A tal fine, costituiscono reddito di lavoro dipendente tutte quelle elargizioni che trovano la loro origine e giustificazione nel rapporto di lavoro dipendente, ancorché la materiale corresponsione avvenga successivamente alla cessazione del rapporto medesimo.

Sulla base di tali principi, pertanto, il datore di lavoro resta obbligato ad effettuare le ritenute a titolo di acconto IRPEF sulle somme da erogarsi ai suoi ex dipendenti a titolo di cassa integrazione in deroga e, conseguentemente, ad assolvere gli obblighi di:
– versamento delle ritenute;
– certificazione degli emolumenti;
– presentazione del modello di dichiarazione dei sostituti d’imposta (Modello 770).

Sistema nazionale di certificazione delle competenze: linee guida

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto 5 gennaio 2021 del Ministero del lavoro di adozione delle Linee guida che rendono operativo il Sistema nazionale di certificazione delle competenze così come istituito con il D. Lgs. 16 gennaio 2013, n. 13.Le Linee guida forniscono le specifiche tecniche per l’interoperatività degli enti pubblici titolari del Sistema nazionale di certificazione delle competenze e le relative funzioni nell’ambito dei servizi di individuazione e validazione e certificazione.

La messa a regime dei servizi di individuazione e validazione e certificazione delle competenze, negli ordinamenti e nelle politiche, rappresenta uno strumento essenziale per l’innalzamento dei livelli di qualificazione e occupabilità degli individui, per la competitività e produttività delle imprese e delle professioni e per l’ammodernamento e l’efficacia dei servizi e delle misure di politica attiva del lavoro. I servizi di individuazione e validazione e certificazione delle competenze aiutano l’innovazione dei sistemi educativi e formativi, favorendo la personalizzazione degli apprendimenti al fine di ridurre l’insuccesso e la dispersione e facilitando le transizioni dallo studio al lavoro.
A tale scopo le Linee guida raccolgono e sistematizzano una serie di disposizioni operative prioritariamente finalizzate alla:
– identificazione degli indicatori, delle soglie e delle modalità di controllo, valutazione e accertamento degli standard minimi, anche ai fini dei livelli essenziali delle prestazioni e della garanzia dei servizi;
– definizione dei criteri per l’implementazione del Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali di, anche nella prospettiva del sistema europeo dei crediti per l’istruzione e la formazione professionale, e per l’aggiornamento periodico, da effettuarsi almeno ogni tre anni;
– progressiva realizzazione e raccordo funzionale della dorsale informativa unica di cui all’articolo 4, co. 51, della L. n. 92/2012.
Le Linee guida rappresentano, pertanto, il provvedimento che rende operativo il sistema nazionale di certificazione delle competenze così come istituito con il già citato decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13.
Il processo istituzionale di normazione e prima implementazione del sistema nazionale di certificazione delle competenze si realizza a partire da tre approcci per la messa a regime, la manutenzione e la governancedel sistema:
1. Approccio cooperativo: l’intero processo di attuazione del sistema nazionale di certificazione delle competenze è frutto di un intenso lavoro di collaborazione interistituzionale tra le amministrazioni centrali e regionali coinvolte, con il coinvolgimento delle rispettive agenzie di ricerca e supporto tecnico, volto a garantire, nell’ambito dei rispettivi ordinamenti degli enti pubblici titolari, un’applicazione coordinata e condivisa della norma e a prevenirne possibili asimmetrie e applicazioni difformi attraverso approcci cooperativi e il trasferimento delle buone prassi.
2. Approccio progressivo: l’attuazione del sistema nazionale di certificazione delle competenze investe una vasta compagine di amministrazioni e vari sistemi tra loro anche molto differenti (scuola, università, formazione professionale, professioni, servizi per il lavoro etc.). Per questo motivo, per garantire un processo di attuazione sostenibile, le diverse amministrazioni coinvolte adottano un approccio graduale e progressivo cercando di valorizzare le esperienze consolidate e gli istituti esistenti, limitando al minimo necessario l’introduzione di elementi di innovazione normativa, tecnica e procedurale.
3. Approccio sostanziale: tale approccio si rende fondamentale al fine di evitare applicazioni formalistiche della certificazione delle competenze, valorizzando qualsiasi esperienza che permetta di accrescere le competenze e l’occupabilità degli individui. In tal senso, il sistema nazionale di certificazione delle competenze assume una funzione complementare al sistema dell’offerta pubblica di apprendimento permanente, non parallela e alternativa.

Nell’attuazione dei servizi di individuazione e validazione e certificazione delle competenze gli enti pubblici titolari assicurano il rispetto degli standard minimi di attestazione in coerenza con l’articolo 6 del decreto legislativo 16 gennaio 2013 n. 13.
Nel corso del servizio di individuazione e validazione sono elaborati il dossier delle evidenze e il «Documento di trasparenza». Il «Documento di trasparenza» è rilasciato, ove previsto o ne sia fatta richiesta di rilascio dall’utente e ha valore di attestazione di parte prima.
Al termine del servizio di individuazione e validazione, gli enti pubblici titolari assicurano il rilascio del «Documento di validazione» che contiene gli elementi minimi indicati. Tale documento ha valore di atto pubblico e di attestazione almeno di parte seconda. Il rilascio del «Documento di validazione» è facoltativo e avviene su richiesta della persona qualora il processo di individuazione e validazione si completi con la procedura di certificazione delle competenze, senza interruzione del procedimento.
Al termine del servizio di certificazione delle competenze, gli enti pubblici titolari assicurano il rilascio del «Certificato» che contiene gli elementi minimi indicati nello schema delle Linee guida. Tale documento ha valore di atto pubblico e di attestazione di parte terza. Le certificazioni e i titoli di studio rilasciati dagli enti pubblici titolari, anche per il tramite dei rispettivi enti titolati, hanno valore di certificato costituendo attestazione di parte terza in relazione alle competenze acquisite.
Gli enti titolati possono validare e certificare esclusivamente le competenze di cui si compongono le qualificazioni inserite nei repertori dei rispettivi enti pubblici titolari ricompresi nel repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali, fatti salvi eventuali accordi tra enti pubblici titolari.
Il Sistema nazionale di certificazione delle competenze è oggetto di monitoraggio e valutazione da parte del Ministero del lavoro, del Ministero dell’istruzione, del Ministero dell’università e della ricerca e delle amministrazioni pubbliche, centrali, regionali e delle Province autonome di Trento e di Bolzano, anche con il supporto tecnico delle agenzie e istituti di cui all’art. 9, comma 1 del decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13, ivi inclusa l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL).
Gli enti pubblici titolari, che non dispongano di un quadro regolamentare conforme agli standard minimi di servizio e ai livelli essenziali delle prestazioni del Sistema nazionale di certificazione delle competenze, di cui al decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13 e ai relativi riferimenti operativi di cui al presente decreto, adottano gli atti di regolamentazione per i propri ambiti di titolarità, entro ventiquattro mesi dalla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Per quanto non espressamente previsto nel decreto e purché non in contrasto con esso, continuano ad applicarsi le previsioni di cui al decreto interministeriale 30 giugno 2015.

Settore Moda – Fondo SANIMODA: nuovi piani sanitari 2021-2022

Sanimoda, il Fondo di assistenza sanitaria integrativa per i lavoratori dell’industria della  Moda, informa che dal 1° gennaio 2021 sono attivi nuovi Piani sanitari

Il Fondo Sanimoda, comunica ai lavoratori del settore Tessile Moda Industria, che dall’1° gennaio 2021 sono attivi i nuovi Piani sanitari, i quali rispetto ai precedenti prevedono:
– riduzione della franchigia di € 5,00 su Area Specialistica (Alta diagnostica e alta specializzazione; Accertamenti diagnostici ed esami di laboratorio; Visite Specialistiche);
– due nuovi Pacchetti Prevenzione (Udito e Vista)  integrazione del pacchetto Donna Over 50 anni;
– maggiore facilità di accesso alla garanzia Lenti e occhiali, con diminuzione del massimale applicato a fronte dell’eliminazione del requisito delle diottrie minime richieste, fermo restando la variazione visus;
– aumento dei massimali per le garanzie: •Rimborso spese sanitarie a seguito di diagnosi di autismo o DSA;
– procreazione medicalmente assistita;
– pacchetto maternità;
– cure termali.

Contribuzione anno 2021 al Fondo Fasdapi

Stabilita la contribuzone al Fondo Fasdapi per i dirigenti e per i quadri superiori delle piccole e medie aziende produttrici di beni e servizi.

Il Fondo comunica che per l’anno 2021, in considerazione degli andamenti tecnici, fortemente negativi, della gestione sanitaria del fondo la contribuzione annuale dovuta per la copertura sanitaria integrativa a favore dei Dirigenti, Quadri Superiori e dei relativi nuclei familiari è aumentata di € 100,00.
Per i Dirigenti/Quadri Superiori in forza al 31/12/2020, la contribuzione dovuta al Fasdapi per l’assistenza sanitaria integrativa è pari ad € 1.300,00 annui per ciascun iscritto – per i non iscritti a Federmanager il contributo è pari ad € 1.700,00 annui (di cui € 400,00 contributo aggiuntivo a carico del lavoratore come previsto dal verbale d’accordo dell’ 11/04/2011) e dovrà essere corrisposto dal 1° all’11 gennaio 2021 tramite bonifico in favore di FASDAPI sulle seguenti coordinate bancarie:
IBAN IT77R0307501603CC1510819017 – causale pagamento: Contributo sanità integrativa Cognome Nome aderente.

Coloro che non aderiranno entro il predetto termine, potranno richiedere l’iscrizione solo il 1° gennaio 2022, inviando la documentazione sopra indicata entro il 10 gennaio 2022.
Il diritto per poter usufruire delle prestazioni sanitarie, sempreché il contributo sia stato versato entro l’11/01/2021, decorrerà dalle ore 00 del 1° gennaio 2021.
Per i Dirigenti/Quadri Superiori nominati o assunti dopo il 31/12/2020 La contribuzione dovuta al Fasdapi per l’assistenza sanitaria integrativa è pari a:
– € 1.300,00 per ciascun iscritto (€ 1.700,00 per i non iscritti a Federmanager come previsto dal verbale d’accordo dell’ 11/04/2011) se l’attivazione dell’assistenza sanitaria avviene nel primo semestre;
– € 780,00 per ciascun iscritto (€ 1.180,00 per i non iscritti a Federmanager come previsto dal verbale d’accordo dell’ 11/04/2011) se l’attivazione dell’assistenza sanitaria avviene nel secondo semestre.
Il diritto per poter usufruire delle prestazioni sanitarie decorrerà dalle ore 00 del giorno di nomina/assunzione/iscrizione F.A.S.I. o analogo Fondo di Assistenza, sempreché entro i 60 giorni successivi a tale data pervenga al Fasdapi l’accredito del contributo dovuto e la relativa documentazione d’iscrizione.

Certificato di esenzione Iva: chiarimenti dal Fisco

L’Agenzia delle Entrate con la risposta del 19 gennaio 2021 n. 45 ha fornito chiarimenti in ordine alla necessità di ottenere il certificato di esenzione Iva previsto dall’art. 51, co. 1 e 2, del Regolamento Comunitario n. 282/2011 e del relativo visto.

Il Decreto Iva prevede un regime di non imponibilità per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nei confronti degli organismi internazionali riconosciuti, nonché dei membri di tali organismi, alle condizioni e nei limiti fissati dalle convenzioni internazionali che istituiscono tali organismi o dagli accordi di sede.

La norma nazionale trova la sua matrice nella Direttiva Iva ai sensi del quale gli Stati membri esentano le cessioni di beni e le prestazioni di servizi destinate alle organizzazioni internazionali riconosciute come tali dalle autorità pubbliche dello Stato membro ospitante e ai membri di tali organizzazioni, alle condizioni e nei limiti fissati dalle convenzioni internazionali che istituiscono tali organizzazioni o dagli accordi di sede.

Con riferimento al certificato di esenzione dall’IVA, il Regolamento di esecuzione stabilisce che se colui che riceve la cessione di beni o la prestazione di servizi è stabilito nella Comunità, ma non nello Stato membro in cui ha luogo la cessione o la prestazione, il certificato di esenzione dall’IVA e/o dalle accise funge da conferma che l’operazione può beneficiare dell’esenzione. Nell’usare tale certificato, lo Stato membro in cui è stabilito colui che riceve la cessione di beni o la prestazione di servizi può decidere se utilizzare un certificato comune IVA e accise ovvero due certificati distinti.

Il certificato è vistato dalle autorità competenti dello Stato membro ospitante. Tuttavia, se i beni o i servizi sono destinati ad un uso ufficiale, gli Stati membri possono esonerare il destinatario, alle condizioni che essi stabiliscono, dall’obbligo di far vistare il certificato. Tale esonero può essere revocato in caso di abuso. Gli Stati membri comunicano alla Commissione la denominazione del punto di contatto designato per identificare gli uffici incaricati di vistare il certificato e in quale misura hanno concesso un esonero dall’obbligo di farlo vistare. La Commissione ne informa gli altri Stati membri.

Come si evince dal complesso della normativa comunitaria, sono le autorità competenti dello Stato membro ospitante l’organismo internazionale a dover valutare la spettanza delle esenzioni IVA previste dalla normativa nazionale in conformità alla Direttiva IVA e, se del caso, vistare il certificato di esenzione, ovvero concedere la dispensa da detto visto.