Emergenza Covid-19 in Veneto: le misure di sostegno per famiglie e imprese

La Regione Veneto, in aggiunta alle iniziative di sostegno nazionali previste dal Governo, ha introdotto una serie di misure a favore di famiglie e imprese al fine di contenere i danni economici causati dall’emergenza da COVID-19.

Agevolazioni per il settore vitivinicolo e dell’apicoltura (Deliberazione regionale 17 marzo 2020, n. 340)

A seguito delle restrizioni dovute all’emergenza epidemiologica determinata dal virus COVID 19, sono prorogati i termini per taluni adempimenti a carico dei beneficiari del bando 2020/2021 della misura investimenti OCM vitivinicolo e del Programma aiuti al settore apistico 2019/2020.
In particolare:
– viene fissato a 60 giorni il termine per la presentazione della fideiussione necessaria al fine di ottenere l’anticipo sul contributo concesso, per la misura investimenti del Programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo previsto dal Bando;
– viene prorogato al 30 giugno 2020 il termine per la presentazione della richiesta di rimodulazione del contributo finanziato da parte dei beneficiari del bando per gli aiuti all’apicoltura 2019/2020;
– viene abolito il limite percentuale massimo di spesa del 20% per le rimodulazioni tra diverse misure e azioni previste del progetto approvato, fatto salvo il rispetto dell’importo complessivo assegnato al progetto stesso;
– viene abolito, per la sola annualità 2020, la percentuale minima del 3% del fondo di esercizio da destinare alle attività di promozione e comunicazione del Settore ortofrutticolo.

Sostegno alla competitività delle imprese turistiche (Deliberazione regionale del 24 marzo 2020 n. 366)

Prorogato al 9 giugno 2020 il termine per la presentazione delle domande di cui al “Bando per l’attivazione, sviluppo, consolidamento di aggregazioni di PMI per interventi che favoriscano l’orientamento alla domanda turistica e ai mercati internazionali”.

Proroga dei termini di realizzazione delle operazioni finanziate dal bando regionale “Programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2014-2020” (Deliberazione regionale 31 marzo 2020, n. 383)

Prorogati di sei mesi i termini di realizzazione e di presentazione della domanda di pagamento del saldo dell’aiuto per le operazioni, in corso di realizzazione alla data dei provvedimenti emergenziali relativi al COVID-2019, finanziate dal bando regionale “Programma di Sviluppo Rurale per il Veneto 2014-2020”.

Continuità delle misure di: Reddito di Inclusione Attiva (RIA), Sostegno all’Abitare (SOA) e Povertà educativa (PE) (Deliberazione regionale 17 marzo 2020, n. 342)

Le misure Reddito di Inclusione (RIA), Sostegno all’Abitare (SOA) e Povertà Educativa (PE) vengono garantite alle persone e alle famiglie già beneficiarie delle misure.

Concessione di contributi per la rottamazione di veicoli inquinanti e sostituzione con veicoli a basso impatto ambientale di nuova immatricolazione (Deliberazione regionale 24 marzo 2020, n. 360)

In ragione delle oggettive difficoltà per i cittadini a provvedere agli adempimenti necessari per la partecipazione al bando 2020 per l’incentivo alla rottamazione di veicoli inquinanti con sostituzione con veicoli a basso impatto ambientale di nuova immatricolazione, sono prorogati di 30 giorni i termini per la presentazione delle istanze di ammissione a contributo, vale a dire fino a tutto il 05 maggio 2020.

Imprese agricole, rilasciata la nuova causale “COVID-19 CISOA” per la presentazione delle domande

Con messaggio n. 1541 dell’8 aprile 2020, l’Inps fornisce indicazioni in merito alle modalità di presentazione delle domande di concessione del trattamento CISOA con l’utilizzo della causale “COVID-19 CISOA”. Se l’azienda ha già inoltrato domanda con altra causale, ad esempio per fenomeni parassitari, ed è palese dalla dichiarazione che l’azienda compila o dalle annotazioni riportate sulla domanda stessa che la richiesta è dovuta alla situazione emergenziale in atto, la causale è convertita d’ufficio.

Come noto, possono presentare la domanda di concessione del trattamento di cassa integrazione speciale per gli operai e impiegati a tempo indeterminato dipendenti da imprese agricole (CISOA), le seguenti tipologie di imprese:
– aziende esercenti attività, anche in forma associata, di natura agricola (coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento degli animali) e attività connesse (trasformazione e all’alienazione dei prodotti agricoli, quando rientrano nel normale esercizio dell’agricoltura);
– Amministrazioni pubbliche che gestiscono aziende agricole o eseguono lavori di forestazione (limitatamente al personale operaio con contratto di diritto privato);
– imprese appaltatrici o concessionarie di lavori di forestazione;
– consorzi di irrigazione e di miglioramento fondiario, nonché consorzi di bonifica, di sistemazione montana e di rimboschimento relativamente alle attività di manutenzione degli impianti irrigui, di scolo e somministrazione delle acque ad uso irriguo o per lavori di forestazione;
– imprese che provvedono alla cura e protezione della fauna selvatica e all’esercizio controllato della caccia (guardiacaccia e guardiapesca);
– imprese che provvedono alla raccolta dei prodotti agricoli limitatamente al personale addetto;
– imprese che svolgono attività di acquacoltura, quando i redditi che ne derivano sono prevalenti rispetto a quelli di altre attività economiche non agricole svolte dallo stesso soggetto.
Tali imprese possono presentare la domanda di CISOA per i lavoratori agricoli, aventi qualifica di quadro, impiegato e operaio, con contratto a tempo indeterminato e per gli apprendisti (art. 2, D.Lgs. n. 148/2015), purchè abbiano svolto annualmente almeno 181 giornate lavorative presso la stessa azienda. La medesima domanda può essere presentata per i soci di cooperative agricole che prestano attività retribuita come dipendenti, inseriti negli elenchi nominativi dei lavoratori agricoli, con previsione dell’instaurazione di un rapporto di lavoro con la cooperativa di almeno 181 giornate lavorative annue retribuite.
Il requisito soggettivo delle 181 giornate lavorative si riferisce ad un periodo annuale, concomitante a quello di erogazione delle prestazioni; pertanto, esso può essere verificato solo alla fine dell’anno cui si riferiscono le integrazioni salariali, ad eccezione dei casi di inizio e di cessazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato nel corso dell’anno solare, per cui la verifica viene effettuata anche con riferimento ai 12 mesi successivi o antecedenti la data di inizio o, rispettivamente, di cessazione del rapporto di lavoro.
È necessario, inoltre, che il lavoratore beneficiario non abbia superato il limite di 90 giornate di fruizione della CISOA nell’anno.
In deroga ai termini ordinari (art. 15, L. 8 agosto 1972, n. 457), le domande di accesso alla CISOA, con causale “COVID-19 CISOA”, possono essere inviate telematicamente entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione o di riduzione dell’attività lavorativa, dal portale INPS (www.inps.it), nei “Servizi per le Aziende ed i Consulenti”, alla voce “Cig e Fondi di Solidarietà”. Tenuto conto della particolare situazione emergenziale in atto, è possibile chiedere il pagamento diretto per gli operai, senza che il datore di lavoro debba comprovare le difficoltà finanziarie dell’impresa; per gli impiegati, resta ferma la esclusiva modalità del pagamento diretto.
Se l’azienda ha già inoltrato domanda di CISOA con altra causale, ad esempio per fenomeni parassitari, ed è palese dalla dichiarazione che l’azienda medesima compila o dalle annotazioni riportate sulla domanda stessa che la richiesta è dovuta alla situazione emergenziale in atto, la causale invocata è convertita d’ufficio in “COVID-19 CISOA”.
L’integrazione salariale può essere concessa fino ad un massimo di 90 giornate nell’anno solare. Così, laddove l’azienda abbia già fatto ricorso, per altre causali, al numero massimo annuale di giornate fruibili, è possibile chiedere la tutela della cassa integrazione in deroga, secondo gli accordi assunti e gli stanziamenti disponibili a livello regionale o di Provincia autonoma.
Le prestazioni di CISOA con causale “COVID-19 CISOA” sono erogate nel limite dei massimali mensili per la cassa integrazione (art. 3, co. 5, D.Lgs. n. 148/2015).
In considerazione dell’emergenza sanitaria in atto, le Commissioni provinciali sono tenute ad operare con modalità improntate alla semplificazione e alla celerità della valutazione.

COVID-19: la regione Lazio sospende i tributi regionali

Nell’ambito della propria potestà amministrativa e autonomia tributaria la Regione Lazio ha disposto la sospensione fino al 31 maggio dei termini di versamento dei tributi regionali e, precisamente, della tassa automobilistica, dell’IRBA e dell’ IRESA, relativi all’anno 2020 (Regione Lazio – deliberazione n. 126 del 31 marzo 2020).

In conseguenza dell’emergenza Epidemiologica Covid 2019 che ha colpito l’intero territorio nazionale, la Regione Lazio ha disposto la sospensione dei termini di versamento:
– della Tassa automobilistica regionale in scadenza nel periodo compreso tra il 3 marzo 2020 ed il 31 maggio 2020, anno tributario 2020. La sospensione non ha riguardo al decorso dei termini per il ravvedimento operoso relativo a periodi tributari scaduti prima del 3 Marzo 2020;
– dell’Imposta Regionale sulle Emissioni Sonore degli Aeromobili (IRESA) dovuta per i mesi di marzo, aprile e maggio 2020, anno tributario 2020. La sospensione non ha riguardo al decorso dei termini per il ravvedimento operoso relativo a periodi tributari scaduti prima di tale periodo;
– dell’Imposta Regionale sulla Benzina per Autotrazione (IRBA) dovuta per i mesi marzo, aprile e maggio 2020, anno tributario 2020; la sospensione non ha riguardo al decorso dei termini per il ravvedimento operoso relativo a periodi tributari scaduti prima di tale periodo.
I versamenti per i quali si aderisce alla sospensione dovranno essere effettuati, senza l’applicazione di sanzioni ed interessi, entro il 30 giugno 2020. In ogni caso non si dà luogo a rimborso di quanto eventualmente già versato.
Resta ferma la possibilità di effettuare il versamento alla scadenza ordinaria.
Con esclusivo riferimento all’IRESA, è disposta la contestuale sospensione dei termini per il riversamento delle somme riscosse da Aeroporti di Roma S.p.A., consentendo alla stessa di provvedere a tale adempimento entro il termine del 30 giugno 2020 senza l’applicazione di sanzioni ed interessi.

Con la determinazione n. G03778 del 3 aprile 2020, la Regione Lazio ha previsto altresì l’ulteriore differimento delle scadenze del piano di rateazione delle tasse automobilitische relative all’anno 2016 e 2017 riconosciuto in favore dei residenti nelle zone terremotate nell’agosto e ottobre 2016, aderenti al pagamento rateale a partire dal 15 Gennaio 2020.
In particolare, sono posticipate le scadenze delle rate di pagamento di marzo (terza rata), aprile (quarta rata) e maggio (quinta rata) di cui alla Determinazione G17708 del 16/12/2019 (vedi tabella che segue).

NUMERO RATA PREVISTA DALLA DETERMINAZIONE G17708/2019

VECCHIA SCADENZA PREVISTA DALLA DETERMINAZIONE G17708/2019

NUOVA SCADENZA DI PAGAMENTO DELLA RATA

Terza rata 16 marzo 2020 30 giugno 2020
Quarta rata 15 aprile 2020 31 luglio 2020
Quinta rata 15 maggio 2020 31 agosto 2020

Resta ferma la possibilità di effettuare il versamento alla scadenza ordinaria, e in ogni caso non si dà luogo a rimborso di quanto eventualmente già versato.
Dal 1° Settembre 2020, saranno inibiti i pagamenti in parola, in quanto la data del 31 Agosto 2020 è la data ultima concessa per eseguire la rateizzazione. Fermo restando il versamento della prima rata entro il 15/01/2020, sarà considerato assolto il pagamento della tassa automobilistica non versata per gli anni tributari 2016 e 2017 oggetto di differimento, se alla data del 31/08/2020 l’importo della tassa automobilistica per la targa interessata e per ognuno degli anni tributari 2016 e 2017, versato ratealmente, risulterà interamente pagato. In caso contrario, se alla data del 01/09/2020 l’intero importo dovuto non risulterà pagato in tutto o in parte, all’importo della tassa automobilistica dovuta, saranno applicate le sanzioni e gli interessi previsti dalla normativa vigente.

Accordo Regione Lazio- Sindacati sui servizi educativi, sociali e sanitari per emergenza Covid-19

Sottoscritto, tra Regione Lazio e sindacati, un protocollo sui servizi educativi, sociali e socio-sanitari

Nel Protocollo, che decorre fino alla fine dell’emergenza epidemiologica da Covid19, le parti si impegnano a dare attuazione all’articolo 48 del dl 18/2020 creando le condizioni per dare risposte urgenti ai bisogni delle famiglie degli anziani, dei disabili e delle persone in difficoltà e salvaguardare la continuità retributiva dei lavoratori operanti nei servizi nella garanzia della retribuzione prevista in base ai contratti individuali.
A questo fine, garantiscono l’attivazione di forme alternative di prestazione, con particolare riferimento agli interventi domiciliari, a quelli “a distanza”, oltre che ad ogni altra modalità consentita dalle norme in vigore.
Gli enti locali assicurano l’introduzione di procedure idonee all’attivazione d’urgenza, operando in favore della massima riduzione dei tempi necessari all’avvio dei servizi, fatta salva la possibilità di intervenire, successivamente e per tutta la durata del periodo di emergenza, al fine di calibrare l’erogazione su elementi contestuali ed esigenze eventualmente non riscontrati in fase d’avvio, così come previsto dallo strumento della co- progettazione.
Pertanto, per far fronte alle nuove esigenze, I comuni, singoli o associati, e i distretti sociosanitari riorganizzano le relative attività in funzione dei nuovi e diversificati bisogni delle comunità locali secondo il metodo della co-progettazione:
1. Definiscono i criteri di priorità con cui riorganizzare i servizi e le attività stesse, anche in risposta a nuovi bisogni che emergono durante la fase di emergenza;
2. Attuano la riorganizzazione dei servizi e delle attività avvalendosi delle procedure di coprogettazione da parte degli enti e dei soggetti gestori dei servizi e delle attività in essere al momento della dichiarazione dell’emergenza coronavirus.
Nelle situazioni di fragilità in cui si rileva la presenza di persone autosufficienti individuare gli interventi necessari al sostentamento delle famiglie per quanto riguarda i beni di prima necessità come generi alimentari e farmaci.

Gli interventi compresi nella co-progettazione dei servizi devono essere sempre effettuati in modo da garantire la tutela della sicurezza e della salute, tanto degli utenti e delle loro famiglie, quanto delle lavoratrici e dei lavoratori, attraverso la fornitura dei necessari dispositivi di protezione individuali (DPI). A tal fine, i soggetti gestori consegnano agli enti locali copia dei documenti di valutazione dei rischi (DVR) specificatamente integrati, a carico dei datori di lavoro, per la protezione e la prevenzione dei rischi da contagio da virus COVID-19, nel rispetto delle indicazioni dei protocolli nazionali e assicurando i DPI ivi previsti, e le operazioni di sanificazione e i percorsi di sorveglianza, a cui devono essere sottoposti i lavoratori, con particolare riferimento a quelli venuti in contatto con utenti positivi al Covid-19, in assenza dei quali non sarà possibile erogare i servizi. I Comuni, in accordo con le ASL, vigileranno e si faranno parte attiva sull’applicazione delle corrette misure di prevenzione e sicurezza.
E’ assicurata la corresponsione del 100% della retribuzione contrattuale dei lavoratori nell’integrale rispetto dei CCNL applicati, nei casi in cui applicando il ” vuoto per pieno ” vengano riconosciuti agli enti gestori il 100% dei corrispettivi .
Nei casi in cui i servizi prevedano una compartecipazione degli utenti e quindi i corrispettivi erogati secondo modalità ” vuoto per pieno ” discostano dal 100%, con un minimo di 80%, le parti firmatarie il presente protocollo attivano entro tre giorni, un tavolo di confronto per trovare le necessarie soluzioni al fine di assicurare il massimo della retribuzione. Sino alla chiusura del tavolo di confronto non potranno essere attuate soluzioni unilaterali che scendano al di sotto del massimo.

Anticipo TFS/TFR: l’Inps si prepara a fronteggiare gli adempimenti a proprio carico

In vista dell’emanazione del regolamento di attuazione delle disposizioni normative di cui all’art. 23 del DL n. 4/2019, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 26/2019, che disciplina l’anticipo agevolato dei Trattamenti di Fine Servizio (TFS) e dei Trattamenti di Fine Rapporto (TFR dipendenti pubblici), è necessario che le Strutture territoriali si preparino a fronteggiare e gestire al meglio i numerosi adempimenti che scaturiranno dall’entrata in vigore di tali norme, considerata anche la particolare fase di emergenza sanitaria in corso (Messaggio n. 1517/2020).

Le Strutture territoriali dovranno attivarsi al fine di porre in essere tutte le iniziative propedeutiche alla tempestiva e corretta applicazione del nuovo istituto, soprattutto in considerazione del termine procedimentale “breve’’ entro il quale l’Inps deve gestire gli adempimenti a proprio carico.
L’anticipo agevolato, infatti, così come la cessione del TFS/TFR attualmente vigente, presuppone il rilascio da parte dell’Ente erogatore di una certificazione contenente la quantificazione dell’importo cedibile. Il finanziamento previsto dal nuovo istituto è garantito dalla cessione pro solvendo del TFS/TFR, nei limiti dell’importo netto di 45.000 euro o comunque entro la capienza della prestazione se di importo inferiore, dovuta al pensionato dall’Inps in qualità di ente previdenziale.
Per ciò che riguarda gli intermediari finanziari e le banche autorizzate a concedere il finanziamento, il citato articolo dispone l’adesione ad uno specifico accordo quadro, stipulato tra il Ministro del Lavoro, il Ministro dell’Economia e delle finanze, il Ministro della Pubblica amministrazione e l’Associazione Bancaria Italiana, sentito l’Inps, che attualmente è in fase di definizione.
L’Inps provvederà a rimborsare al cessionario, secondo i termini di pagamento previsti dall’articolo 3 del decreto-legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e con le modalità di pagamento stabilite dall’articolo 12, comma 7, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, la somma oggetto del credito ceduto e i relativi interessi, trattenendo tale importo dall’indennità spettante.
A differenza dello strumento attualmente vigente, la certificazione finalizzata all’anticipo agevolato deve essere prodotta entro il termine, decorrente dalla data di ricezione della domanda da parte del pensionato, di 90 giorni già previsto dal Regolamento dell’Istituto per la definizione dei procedimenti amministrativi relativamente alla liquidazione dei Trattamenti di Fine Servizio e dei Trattamenti di Fine Rapporto.

Gli adempimenti maggiormente rilevanti, propedeutici alla quantificazione e certificazione del TFS/TFR cedibile, che le Strutture territoriali devono urgentemente espletare, riguardano:
– la lavorazione delle pratiche di TFS/TFR dei soggetti cessati dal servizio che non hanno ancora maturato il diritto all’erogazione delle prestazioni (termine di pagamento dilazionato per legge a 12 o 24 mesi ed oltre per cessazioni in applicazione di particolari benefici pensionistici, quali, ad esempio, la pensione “quota 100”), e per le quali le Strutture territoriali hanno già ricevuto dalle amministrazioni la documentazione utile o il flusso telematico per effettuare il calcolo. Il file con le pratiche lavorabili distinte per sede sarà trasmesso con successiva PEI;
– la predisposizione delle determine di riscatto ai fini TFS per le domande inserite a sistema ma non ancora lavorate, individuate e distinte per sede, e relative ad iscritti prossimi al collocamento a riposo in quanto in possesso dei requisiti anagrafico-contributivi utili al pensionamento per vecchiaia, anticipata, “quota 100”, etc.;
– la sistemazione della posizione assicurativa ai fini TFS e TFR per gli iscritti prossimi al collocamento a riposo in quanto in possesso dei requisiti anagrafico-contributivi utili al pensionamento per vecchiaia, anticipata, “quota 100”, etc.
Sarà pertanto necessario:
– potenziare l’attività formativa, in favore di amministrazioni/enti datori di lavoro, per l’utilizzo del sistema telematico di trasmissione dei dati utili a TFS, in quanto ad oggi risulta che le domande inviate con tale modalità non superano il 35%;
– richiamare l’attenzione delle amministrazioni/enti datori di lavoro sull’importanza della sistemazione della posizione assicurativa dei propri dipendenti ai fini previdenziali e dell’utilizzo del quadro F1 per comunicare all’Inps l’avvenuto pagamento delle rate dei riscatti TFS e in assenza del quale i periodi riscattati non saranno immediatamente valorizzabili nel calcolo del TFS;
– potenziare le risorse umane destinate a fronteggiare il nuovo carico di lavoro.