Ripresa dei versamenti per le aziende agricole: chiarimenti Inps sulla contribuzione “convenzionale”

Il versamento delle quote associative e dei contributi di assistenza contrattuale (CAC) e di malattia (MALA/FIMI), compresi quelli a carattere provinciale, è considerato tempestivo se effettuato alla ripresa degli obblighi di versamento della contribuzione obbligatoria, per le aziende assuntrici di manodopera agricola che hanno fruito della sospensione collegata all’emergenza epidemiologica (Inps, messaggio 23 settembre 2020, n. 3407)

Per le aziende assuntrici di manodopera agricola che si avvalgono della sospensione contributiva collegata all’emergenza epidemiologica da COVID-19, il versamento delle quote associative e dei contributi di assistenza contrattuale (CAC) e di malattia (MALA/FIMI), compresi quelli a carattere provinciale, che l’Inps incassa sulla base di convenzione, può essere effettuato soltanto alla ripresa degli obblighi di versamento della contribuzione obbligatoria, in quanto il versamento della contribuzione, sia convenzionale che obbligatoria, è effettuato con un unico versamento, utilizzando il medesimo codice tributo “LAS”.
Dunque, il versamento in un’unica soluzione dell’importo indicato nel prospetto riepilogativo dei contributi per il 3° trimestre 2019 (con scadenza originaria del versamento al 16 marzo 2020), in corrispondenza del codice tributo LAS, è considerato tempestivo se effettuato entro i termini indicati per la ripresa dei versamenti, anche in relazione alle diverse quote di contribuzione convenzionale da riversare alle Associazioni destinatarie.
Analogamente, anche i versamenti effettuati in modalità rateale dell’intero importo, secondo le modalità previste per il pagamento rateale, sono considerati tempestivi, anche ai fini del riversamento della contribuzione convenzionale, se effettuati entro le scadenze previste.
Inoltre, i versamenti effettuati, sia in un’unica soluzione sia in modalità rateale, utilizzando la codeline indicata nel prospetto di calcolo della contribuzione del 3° trimestre 2019, in luogo di quella indicata nella comunicazione individuale (news) ricevuta nel cassetto previdenziale “Aziende agricole”, in prossimità della scadenza del 16 settembre 2020, producono comunque i medesimi effetti ai fini della verifica della tempestività, anche con riferimento al riversamento della quota associativa, ferma restando la verifica dell’interezza dell’importo.
Infine, si evidenzia che l’importo indicato nel prospetto riepilogativo dei contributi per il 3° trimestre 2019, relativo al codice tributo EBAN, non è gestito dall’Inps e, pertanto, è escluso dalla procedura di sospensione e di ripresa dei versamenti in un’unica soluzione o in modalità rateale.

Proroga del termine per il sussidio all’EBNAIP per le agenzie immobiliari

Prorogato al 30 settembre il termine per ottenere il sussidio da parte dei dipendenti delle agenzie immobiliari accreditate all’EBNAIP e in regola con i versamenti della QSC.

Come risaputo le imprese immobiliari sono state fermate nella loro attività e hanno avuto possibilità di ripresa dell’attività solo dal 4 maggio u.s.. L’intervento di sussidio ha il significato di dare supporto alle famiglie interessate danneggiate economicamente dalla pandemia.
Pertanto , EBNAIP – EnteBilaterale Nazionale Agenti Immobiliari Professionali –gestore del CCNL di categoria degli agenti immobiliari, eroga un sussidio di € 400 ai dipendenti delle imprese di mediazione immobiliare e creditizia in regola con i versamenti della QSC (quota di servizio contrattuale) per il 2019.
Tra questi sono stati ricompresi anche i dipendenti assunti nel primo semestre 2019 con i versamenti in regola per il periodo del 2019 successivo alla loro assunzione e che risultino alle dipendenze alla data del 17 marzo 2020.
Il Comitato Esecutivo dell’EBNAIP – Ente Bilaterale Nazionale Agenti Immobiliari Professionali – ha confermato l’erogazione del sussidio a favore dei dipendenti delle imprese di mediazione immobiliare e creditizia a sostegno dei disagi conseguenti al blocco delle attività conseguenti al DPCM posticipando la data di accredito delle istanze al 30 settembre 2020.
Il sussidio viene erogato a sostegno dei dipendenti aderenti al CCNL gestito dall’EBNAIP che siano in regola con i versamenti della QSC e che alla data del 17 marzo 2020 risultino alle dipendenze di un’agenzia immobiliare o creditizia con adesione al CCNL 14 ottobre 2015
Il sussidio viene erogato anche ai dipendenti assunti nel primo semestre 2019 purché con i versamenti della Quota di Servizio Contrattuale QSC in regola per il periodo successivo alla loro assunzione dell’anno 2019 e purché risultino alle dipendenze dell’agenzia immobiliare o creditizia alla data del 17 marzo 2020.
Il sussidio, che non è a titolo di corresponsione di prestazioni, viene erogato una tantum per l’importo di € 400,00 per sopperire al disagio del blocco operativo delle imprese immobiliari a causa della pandemia COVID-19, disagio che ha provocato necessità economiche da parte delle famiglie in genere costrette all’isolamento sociale e quindi nell’impossibilità di operare e produrre.
L’erogazione avviene agli aventi diritto previo invio della domanda su modello predisposto e reperibile nella sezione news-eventi del sito web dell’EBNAIP http://www.ebnaip.it/news.aspx tramite PEC o raccomandata con avviso di ricevimento all’indirizzo EBNAIP, via Nizza, 152, 00198 ROMA.

Visite Mediche di Controllo domiciliare in caso di malattia comune: variazione indirizzo di reperibilità

Con circolare n. 106/2020, l’Inps comunica che è disponibile, mediante il portale web dell’Istituto, un nuovo servizio ad uso del cittadino lavoratore per la comunicazione del cambio di indirizzo di reperibilità durante l’evento di malattia comune, ai fini della possibile disposizione della visita medica di controllo domiciliare. Il nuovo strumento da un lato garantisce all’Istituto un efficientamento del flusso gestionale, dall’altro dà all’utente certezza circa la ricezione della sua comunicazione all’INPS, per la corretta disposizione dell’eventuale visita medica di controllo domiciliare.

Nell’ambito dell’evoluzione dei servizi per il cittadino e dell’informatizzazione e telematizzazione del processo delle visite mediche di controllo (VMC) in caso di malattia comune, è stato rilasciato, sul portale web dell’Istituto, un nuovo servizio per la comunicazione, da parte dei lavoratori dei settori privato e pubblico, della variazione dell’indirizzo di reperibilità, rispetto a quello precedentemente indicato. Il nuovo canale di comunicazione tra lavoratore e Istituto sostituisce le modalità fino ad oggi in uso (e-mail alla casella medico-legale della Struttura territoriale di competenza o comunicazione mediante Contact center), che restano tuttavia ancora valide nei casi di indisponibilità del servizio telematico.
Non è possibile invece richiedere al medico curante di richiamare il certificato telematico, sebbene ancora in corso di prognosi, per variare l’indirizzo di reperibilità in esso riportato. Il certificato è, infatti, richiamabile dal medico redattore solo ed esclusivamente per essere annullato (entro termini temporali ben precisi), ovvero rettificato per riformulare la prognosi espressa, riducendola.

“Sportello al cittadino per le VMC”
Il cittadino lavoratore, previa autenticazione tramite le credenziali necessarie per l’utilizzo dei servizi telematici INPS, può accedere, dal portale web dell’Istituto, attraverso la sezione dedicata ai “Servizi Online”, allo “Sportello al cittadino per le VMC”. La funzione “Indirizzo reperibilità ai fini delle visite mediche di controllo” permette la comunicazione di un nuovo indirizzo di reperibilità per un’eventuale visita di controllo domiciliare.
Per uno stesso certificato di malattia il cittadino può comunicare più reperibilità successive. Sul punto, l’Inps precisa che ogni nuova reperibilità comunicata, nell’ambito dello stesso certificato di malattia in corso di validità, implica l’annullamento automatico dell’eventuale precedente reperibilità limitatamente al periodo di sovrapposizione tra i periodi delle due variazioni comunicate. Inoltre, ogni reperibilità è storicizzata, onde evitare che si perda traccia degli indirizzi che possono essere stati utilizzati per eventuali visite mediche di controllo.
Attraverso il campo “Comunica indirizzo reperibilità”, sarà possibile indicare la nuova reperibilità che viene considerata utile a decorrere almeno dal giorno successivo a quello dell’avvenuta comunicazione; attraverso il campo “indirizzi comunicati”, il cittadino potrà consultare tutti i propri indirizzi di reperibilità comunicati all’Istituto.

Destinatari del servizio
Il nuovo servizio è disponibile per tutti i lavoratori dei settori privato e pubblico e non sostituisce, in alcun modo, gli obblighi contrattuali di comunicazione da parte dei medesimi lavoratori nei confronti dei propri datori di lavoro.
Per i lavoratori privati aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia, si ribadisce l’onere di comunicare all’INPS eventuali variazioni di reperibilità con la massima diligenza e tempestività possibili, e comunque sempre prima di effettuare lo spostamento, al fine di non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge, in caso di impossibilità ad eseguire la VMC per indirizzo errato del lavoratore.
Nel ribadire che è onere del lavoratore verificare che l’indirizzo di reperibilità comunicato all’Istituto, mediante il certificato di malattia redatto dal medico curante, sia corretto e completo in tutte le sue parti, si precisa che, qualora egli si renda conto tardivamente di un eventuale errore, dovrà provvedere con la massima tempestività a comunicare, mediante l’applicativo in argomento, l’indirizzo esatto, così da consentire il regolare svolgimento della VMC.
Per i lavoratori pubblici, invece, l’articolo 6 del D.P.C.M. 17 ottobre 2017, n. 206 prevede che il dipendente comunichi preventivamente alla sua Amministrazione di appartenenza l’eventuale variazione dell’indirizzo di reperibilità, durante il periodo di prognosi. L’Amministrazione è tenuta a fornire quindi il dato all’INPS.
La disponibilità del nuovo servizio anche per il lavoratore pubblico ha lo scopo di ottimizzare il flusso comunicativo e offrire, come già chiarito in premessa, maggiori garanzie di correttezza e tempestività dell’informazione per l’esecuzione delle VMC. Il servizio non deve, invece, essere utilizzato dai lavoratori pubblici per gli adempimenti relativi alla comunicazione del solo allontanamento temporaneo dal proprio domicilio di reperibilità, per terapie, visite mediche, accertamenti sanitari o per gli altri giustificati motivi. In tali fattispecie, infatti, non si configura un cambio del domicilio di reperibilità ma un semplice allontanamento dal proprio domicilio che rimane invece confermato.
In ogni caso, il datore di lavoro viene messo al corrente del diverso indirizzo di reperibilità comunicato dal lavoratore in fase di richiesta di una VMC, se la comunicazione è stata effettuata prima della richiesta di visita oppure al momento della consultazione degli esiti, qualora il lavoratore abbia comunicato una variazione di reperibilità dopo la richiesta di VMC e il datore di lavoro abbia acconsentito – spuntando l’apposito campo – ad inviare la visita al diverso indirizzo fornito dal lavoratore.

Locazione di immobili ad uso commerciale: sì alla cedolare secca

23 SETT 2020 Sì alla cedolare secca sui canoni di locazione per contratti stipulati dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa o di arti e professioni, aventi ad oggetto immobili ad uso commerciale nel caso di rinnovo contrattuale effettuato nel 2019 (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 22 settembre 2020, n. 388)

La legge di bilancio 2019 ha esteso il regime opzionale della cedolare secca sugli affitti degli immobili destinati all’uso abitativo – con l’aliquota del 21 per cento, in alternativa rispetto al regime ordinario vigente per la tassazione del reddito fondiario ai fini dell’IRPEF – anche ai canoni di locazione derivanti dai contratti stipulati nell’anno 2019, dalle persone fisiche al di fuori dell’esercizio di un’attività d’impresa o di arti e professioni, aventi ad oggetto gli immobili destinati all’uso commerciale, classificati nella categoria catastale C/1(negozi e botteghe) e relative pertinenze, se congiuntamente locate. Al fine di fruire di tale regime opzionale, l’unità immobiliare commerciale oggetto della locazione deve avere una superficie complessiva, al netto delle pertinenze, non superiore a 600 metriquadrati.
Tale regime non è applicabile ai contratti stipulati nell’anno 2019, qualora alla data del 15 ottobre 2018 sia in corso un contratto non scaduto, tra i medesimi soggetti e per lo stesso immobile, interrotto anticipatamente rispetto alla scadenza naturale. Per effetto dell’applicazione del regime della cedolare secca, ai canoni derivanti dalla stipula dei contratti di locazione in argomento, trovano applicazione, ove compatibili, le disposizioni contenute nel citato d.lgs. n. 23 del 2011.
Per quanto attiene alla figura del locatore, titolare del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento sugli immobili, deve trattarsi di una persona fisica che non agisce nell’esercizio dell’attività d’impresa o di arti e professioni.
Come noto, il regime della cedolare secca costituisce un sistema di tassazione alternativo a quello ordinario, che, per il periodo di durata dell’opzione, esclude l’applicazione:
– dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), in base alle aliquote progressive per scaglioni di reddito, e delle relative addizionali sul reddito fondiario prodotto dall’immobile locato;
– dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo dovute sul contratto di locazione;
– delle imposte di registro e di bollo, ove dovute, anche sulle risoluzioni e sulle proroghe del contratto di locazione.
L’opzione per il regime facoltativo della cedolare secca deve essere esercitata in sede di registrazione del contratto di locazione ed esplica effetti per l’intera durata del contratto, salvo revoca.
Qualora non sia stata esercitata l’opzione in sede di registrazione del contratto, è possibile accedere al regime per le annualità successive, esercitando l’opzione entro il termine previsto per il versamento dell’imposta di registro dovuta annualmente sull’ammontare del canone relativo a ciascun anno entro 30 giorni dalla scadenza di ciascuna annualità. Entro lo stesso termine, è possibile revocare l’opzione per il regime della cedolare.
L’esercizio o la modifica dell’opzione possono essere effettuati:
– utilizzando i servizi telematici dell’Agenzia (software RLI o RLI-web);
– presentando il modello RLI, debitamente compilato, allo stesso Ufficio dove è stato registrato il contratto.
Per i contratti di locazione in scadenza nel corso del 2019, intervenuta la scadenza naturale prevista nel contratto, al soggetto locatore è riconosciuta la possibilità di optare per il regime facoltativo in sede di eventuale proroga del medesimo contratto di locazione. Tale proroga, agli effetti della disposizione in esame,è stata assimilata alla stipula di un contratto di locazione nel corso del 2019.
In linea generale la proroga, anche tacita, del contratto di locazione deve essere comunicata all’Agenzia delle entrate.
Con riferimento alla fattispecie in oggetto, è già stata riconosciuta all’istante la possibilità di accedere al regime della cedolare secca, solo a decorrere dalla seconda annualità del contratto in oggetto prorogato, in quanto l’opzione da parte del locatore non è stata esercita entro il termine sopra individuato, ed avendo lo stesso contribuente provveduto a corrispondere l’imposta di registro relativamente all’annualità 01/05/2019-30/04/2020.
Tanto premesso, con riferimento al quesito prospettato, si ritiene che, nel presupposto della sussistenza di tutti i requisiti richiesti dalla legge di Bilancio 2019, tra cui – in particolare – l’avvenuta stipula (o rinnovo) nel corso del 2019, l’istante possa optare, con riferimento alle annualità successive, per il regime della cedolare secca presentando il relativo modello RLI entro trenta giorni dalla scadenza di ciascuna annualità.

Esente da bollo il provvedimento di sospensione del fermo amministrativo

In caso di rateizzazione del pagamento delle somme dovute al concessionario della riscossione è possibile ottenere la sospensione del provvedimento di fermo amministrativo del veicolo. L’annotazione al PRA della sospensione non è soggetta all’imposta di bollo. (Agenzia delle Entrate – Risposta 23 settembre 2020, n. 393).

In termini generali, la disciplina in materia di imposta di bollo stabilisce che le istanze dirette agli enti pubblici in relazione alla tenuta di pubblici registri, tendenti ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo o il rilascio di certificati, sono soggette all’imposta di bollo, fin dall’origine, nella misura di 16,00 euro per ogni foglio.
Nell’ambito delle attività di riscossione dei tributi, il Concessionario della riscossione può iscrivere il fermo amministrativo del veicolo con annotazione al PRA.
Anche in caso di accoglimento della richiesta di rateizzazione del pagamento, il fermo amministrativo iscritto dal Concessionario della riscossione non può essere cancellato fino ad integrale pagamento delle rate stabilite.
Tuttavia, al fine di contemperare la esigenza di tutela del credito pubblico con quelle del contribuente all’utilizzo del veicolo, è possibile ottenere dal Concessionario stesso la sospensione degli effetti del fermo in seguito al pagamento della prima rata del debito.
L’annotazione al PRA del provvedimento di sospensione è stata fino ad oggi richiesta agli sportelli degli Uffici del PRA dal contribuente con la presentazione di una istanza assoggettata al pagamento della imposta di bollo.
A decorrere dal 1° gennaio 2020, i provvedimenti di fermo amministrativo e di revoca dello stesso sono notificati dal concessionario della riscossione al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, attraverso il collegamento telematico con il CED, che telematicamente li comunica al sistema informativo del PRA. In altri termini, è stato introdotto un automatismo nelle comunicazioni tra Concessionario e PRA, per cui il contribuente non è più tenuto a presentare richiesta al PRA per l’annotazione di tali provvedimenti.
L’Agenzia delle Entrate chiarisce che anche il provvedimento di sospensione del fermo amministrativo rientra tra quelli compresi nell’automatismo. Pertanto, non presentando più la nota di richiesta al PRA per effettuare la sospensione del fermo, il relativo provvedimento per l’annotazione al PRA non è più soggetto all’obbligo del pagamento dell’imposta di bollo.
La mancata presentazione della nota di richiesta della formalità, sia essa presentata nella forma cartacea che in quella digitale, infatti, fa di fatto venire meno il presupposto impositivo dell’imposta di bollo.
La nuova modalità, attuata tramite il collegamento tra Concessionario della riscossione, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e PRA, esclude la presentazione di qualsiasi domanda da parte del contribuente indirizzata al PRA, al fine di ottenere la sospensione del fermo dei veicoli a motore. Venendo a mancare l’istanza del contribuente, diretta ad un ente pubblico in relazione alla tenuta di un pubblico registro tendente ad ottenere l’emanazione di un provvedimento amministrativo, viene a mancare l’oggetto dell’imposta di bollo.
A conferma di tale orientamento, con la Legge di Bilancio 2020 è stata introdotta la previsione che i Conservatori dei pubblici registri immobiliari e del pubblico registro automobilistico eseguono le iscrizioni, le trascrizioni e le cancellazioni dei pignoramenti, delle ipoteche e del fermo amministrativo richieste dal soggetto legittimato alla riscossione forzata in esenzione da ogni tributo e diritto.