Solidarietà negli appalti, esclusa la decadenza per l’azione di recupero degli Enti previdenziali

In tema di obbligazione solidale negli appalti e del termine di decadenza biennale entro cui committenti e appaltatori rispondono dei trattamenti retributivi e dei contributi previdenziali dovuti per i lavoratori utilizzati nell’appalto, va esclusa la riferibilità di detta decadenza all’azione promossa dagli enti previdenziali, i quali possono agire per il recupero dei contributi nei confronti del committente, nel rispetto del solo termine di prescrizione (Corte di Cassazione, ordinanza 16 dicembre 2020, n. 28694)

La vicenda giudiziaria riguarda l’opposizione proposta avverso un avviso di addebito Inps, tramite il quale era stato richiesto ad un’impresa subcommittente, obbligata solidalmente, il pagamento di contributi previdenziali e sanzioni non corrisposte dall’impresa appaltatrice. Tanto il Tribunale quanto la Corte d’appello, avevano ritenuto che fosse da annullare l’avviso di addebito, sul rilievo che fosse maturata la decadenza ex art. 29, D.Lgs. n. 276/2003, atteso che l’Inps aveva fatto valere il proprio diritto dopo il termine di due anni dalla cessazione dell’appalto.
Avverso tale sentenza ricorre così in Cassazione l’Inps, lamentando violazione e falsa applicazione della legge (art. 29, D.Lgs. n. 276/2003). La norma in questione prevede che In caso di appalto di opere o di servizi, il committente imprenditore o datore di lavoro è obbligato in solido con l’appaltatore, nonché con ciascuno degli eventuali subappaltatori entro il limite di due anni dalla cessazione dell’appalto, a corrispondere ai lavoratori i trattamenti retributivi ed i contributi previdenziali dovuti. Tuttavia, tale disposizione andrebbe interpretata nel senso di limitare ai soli lavoratori, la decadenza dal diritto di agire nei confronti del committente quale responsabile solidale. E ciò, in base al tenore della norma che non contiene alcun riferimento agli enti previdenziali, i quali, quando agiscono per ottenere il versamento dei contributi, esercitano un potere da cui non possono decadere.
Per la Suprema Corte, il ricorso è fondato.
Alla luce dei precedenti di legittimità (Corte di Cassazione, sentenze n. 18004, n. 22110 e n. 26459/2019), infatti, il termine di due anni previsto dall’art. 29, co. 2, del D.Lgs. n. 276/2003 non è applicabile all’azione promossa dagli enti previdenziali. Essi possono agire per il recupero dei contributi nei confronti del committente, nel rispetto del solo termine di prescrizione, in tal modo realizzandosi una tutela pressoché analoga delle retribuzioni e della contribuzione.
Del resto, l’obbligazione contributiva non si confonde con l’obbligo retributivo, posto il principio consolidato secondo il quale il rapporto di lavoro e quello previdenziale, per quanto tra loro connessi, rimangono del tutto diversi (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 5353/2004).
L’obbligazione contributiva, derivante dalla legge e che fa capo all’Inps, è distinta ed autonoma rispetto a quella retributiva, ha natura indisponibile e va commisurata alla retribuzione che al lavoratore spetterebbe sulla base della contrattazione collettiva vigente (cd. “minimale contributivo”).

FSBA: posticipata nel 2022 la sanatoria

Con comunicato del 15 gennaio 2021, il Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato (FSBA), ha deliberato di posticipare al gennaio 2022 il termine iniziale della sanatoria.

Il Consiglio Direttivo del Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato che eroga la cassa integrazione ai dipendenti del comparto artigiano, ha deliberato di posticipare il termine iniziale del regime di regolarizzazione contributiva a gennaio 2022.
Sono state le Parti Sociali istitutive di FSBA (le Associazioni Artigiane: Confartigianato, CNA, Casartigiani, CLAAI, e le Organizzazioni Sindacali: CGIL, CISL e UIL) a richiedere all’Organo di gestione di FSBA di valutare l’eventuale posticipazione, nei limiti dei propri poteri e delle norme di legge e di regolamento, ogni opportuna iniziativa per agevolare i datori di lavoro artigiani e i lavoratori da essi dipendenti. Questo in ragione del perdurare della emergenza pandemica e dello stato di crisi che sta interessando datori di lavoro e lavoratori.
Nel corso dell’anno FSBA pubblicherà il regolamento per la presentazione in via digitale della domanda di accesso alla procedura di regolarizzazione relativa alla quota di contribuzione di cui all’art. 27, d.lgs. 148/2015.

ARAN – PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: IPOTESI DI CCNQ 14/1/2021

 

Firmata il 14/1/2021 tra l’Aran e le Confederazioni Sindacali, l’Ipotesi di contratto collettivo nazionale quadro per la proroga del termine per l’opzione TFS – TFR per i pubblici dipendenti

Le Parti – ARAN e CGIL, CISL, UIL, CISAL, CONFSAL, COSMED, CIDA, CONFEDIR, CODIRP, CGS – hanno sottoscritto il 14 gennaio 2021, l’ipotesi di contratto collettivo nazionale quadro per la proroga del termine dell’art. 2, comma 3, dell’AQN 29 luglio 1999 in materia di trattamento di fine rapporto e di previdenza complementare per i dipendenti pubblici.
Pertanto, il termine ivi indicato, già prorogato dal CCNQ del 25/5/2016, al 31 dicembre 2020, è stato ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2025. Tutto ciò allo scopo di permettere ai lavoratori del settore pubblico, che si trovano in regime di TFS, di poter continuare ad esercitare l’opzione al TFR ed iscriversi ai Fondi di previdenza Complementare negoziali.
Gli effetti dell’accordo 14/1/2021, decorrono dal 1° gennaio 2021.

Agevolazioni prima casa: parametri per l’individuazione dell’immobile di lusso

Sia ai fini dell’imposta di registro, che dell’IVA, l’esclusione delle agevolazioni “prima casa” stabilita per gli “immobili di lusso”, non dipende più dalla concreta tipologia del bene e dalle sue intrinseche caratteristiche qualitative e di superficie, bensì dalla classificazione catastale A1, A8 ovvero A9 dell’immobile oggetto di trasferimento. Con l’Ordinanza 21 dicembre 2020, n. 29212, la Corte di Cassazione ha precisato che, riguardo all’aliquota Iva agevolata, il diverso criterio basato sulla classificazione catastale si applica ai trasferimenti imponibili realizzati successivamente al 1° gennaio 2014

IL CASO

La controversia trae origine dall’avviso di liquidazione emesso dall’Agenzia delle Entrate a seguito di revoca dei benefici fiscali (aliquota IVA al 4%) connessi all’acquisto della prima casa. La revoca è stata motivata dalla qualificazione dell’immobile come abitazione di lusso, secondo i parametri riguardanti le caratteristiche qualitative e di superficie dell’immobile.
I giudici tributari hanno accolto il ricorso del contribuente in considerazione della data di trasferimento dell’immobile successiva al 1° gennaio 2014, rilevando che a decorrere da tale data l’applicazione dell’aliquota Iva agevolata (4%), in caso di cessione di abitazioni in presenza dei requisiti ” prima casa”, è vincolata alla categoria catastale dell’immobile, senza alcuna rilevanza per le caratteristiche di lusso definite dal Decreto Ministeriale 2 agosto 1969.
Considerato che l’unità immobiliare oggetto di trasferimento risultava accatastata in categoria non di lusso, doveva ritenersi applicabile l’aliquota Iva agevolata (4%).

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

Su ricorso dell’Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha confermato la pronuncia dei giudici tributari.
La Corte Suprema ha evidenziato che correttamente i giudici tributari hanno ritenuto applicabili all’acquisto immobiliare con aliquota IVA agevolata le disposizioni introdotte dal D.Lgs. n. 175 del 2014.
Al riguardo, la Cassazione ha precisato il decreto legislativo n. 23 del 2011, nel sostituire la precedente normativa in materia di imposta di registro, ha sancito il superamento del criterio di individuazione dell’immobile di lusso – non ammesso, in quanto tale, ai benefici “prima casa” – incentrato sui parametri di cui al D.M. 2 agosto 1969, il cui elevato tecnicismo ha dato causa ad un elevato contenzioso.
In forza della disciplina sopravvenuta l’esclusione dall’agevolazione non dipende più dalla concreta tipologia del bene e dalle sue intrinseche caratteristiche qualitative e di superficie (individuate sulla base del suddetto decreto ministeriale), bensì dalla circostanza che la casa di abitazione oggetto di trasferimento sia iscritta in categoria catastale A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (abitazioni in ville) ovvero A9 (castelli e palazzi con pregi artistici o storici).
Al fine di allineare allo stesso criterio dell’imposta di registro anche l’agevolazione “prima casa” attribuita con aliquota IVA ridotta (4 per cento), il legislatore è poi intervenuto con il D.Lgs. n. 175 del 2014 che ha espressamente richiamato il “criterio catastale”, con il risultato che anche l’agevolazione IVA è esclusa (indipendentemente dalla sussistenza di tutti gli altri requisiti) per gli immobili rientranti in una delle seguenti categorie catastali A1 (abitazioni di tipo signorile), A8 (abitazioni in ville) ovvero A9 (castelli e palazzi con pregi artistici o storici).
La Corte Suprema ha precisato, che il nuovo regime ai fini IVA trova applicazione ai trasferimenti imponibili realizzati successivamente al 1° gennaio 2014.

Lavoratori dipendenti del settore privato e lavoratori fragili: le novità sulla tutela della malattia

Con il messaggio n. 171/2021, l’Inps illustra le novità introdotte dalla Legge di bilancio 2021, riguardo la tutela della malattia per i lavoratori privati posti in quarantena o in permanenza domiciliare fiduciaria, con sorveglianza attiva, e per i lavoratori fragili. Per quanto riguarda i primi, dal 1° gennaio 2021 è stato eliminato l’obbligo per il medico curante di indicare sulla certificazione gli estremi del provvedimento che ha dato origine alla quarantena o alla permanenza domiciliare. Per i lavoratori fragili, pubblici e privati, è stato invece introdotto un nuovo periodo di tutela dal 1° gennaio al 28 febbraio 2021.

L’articolo 1 della Legge 30 dicembre 2020, n. 178 ha apportato modifiche all’attuale assetto normativo riguardante la disciplina delle tutele previste nei confronti dei lavoratori sottoposti a provvedimenti di quarantena con sorveglianza attiva o di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva e di quelli ritenuti particolarmente a rischio per specifiche patologie, cosiddetti fragili. Le tutele in questione – articolo 26 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, e successive modificazioni – interessano la sola categoria dei lavoratori dipendenti, con esclusione quindi dei lavoratori iscritti alla Gestione separata istituita presso l’INPS.
In particolare, per quanto concerne i lavoratori del settore privato, posti in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva, ai fini del riconoscimento della prestazione da parte dell’Istituto, l’articolo 1, comma 484, della Legge di bilancio ha modificato la previsione del comma 3 dell’articolo 26 del decreto-legge n. 18/2020 eliminando, a decorrere dal 1° gennaio 2021, l’obbligo per il medico curante di indicare sulla certificazione “gli estremi del provvedimento che ha dato origine alla quarantena con sorveglianza attiva o alla permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva”, precedentemente previsto per l’anno 2020.
Riguardo invece alla tutela dei lavoratori dipendenti pubblici e privati cosiddetti fragili, prorogata da ultimo fino al 15 ottobre 2020 dall’articolo 26, comma 1-bis, del decreto-legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla Legge 13 ottobre 2020, n. 126, il comma 481, dell’articolo 1 della Legge di bilancio ha introdotto un nuovo periodo di tutela decorrente dal 1° gennaio 2021 fino al 28 febbraio 2021. Per l’anno 2020, quindi, rimane confermata la possibilità di riconoscere la tutela in argomento per periodi di assenza dal lavoro compresi tra il 17 marzo 2020 e il 15 ottobre 2020.

Come già precisato nel messaggi n. 4157/2020, la tutela prevede l’equiparazione del periodo di assenza dal servizio al ricovero ospedaliero per i lavoratori in possesso di certificazione di malattia riportante l’indicazione della condizione di fragilità, con gli estremi della documentazione relativa al riconoscimento della disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero della condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, attestata dagli organi medico-legali delle Autorità sanitarie locali territorialmente competenti. L’equiparazione per i lavoratori privati aventi diritto alla tutela previdenziale della malattia comporta il riconoscimento della prestazione economica e della correlata contribuzione figurativa entro i limiti del periodo massimo assistibile per la specifica qualifica e il settore lavorativo di appartenenza.
Il citato articolo 1, comma 481 della Legge di bilancio 2021 ha, infinem contestualmente prorogato al 28 febbraio 2021 anche la previsione del comma 2-bis dell’articolo 26 del decreto-legge n. 18/2020 – in precedenza valida solo per il periodo dal 16 ottobre 2020 al 31 dicembre 2020 – secondo cui, i lavoratori fragili svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso l’adibizione a diversa mansione ricompresa nella medesima categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti collettivi vigenti, o specifiche attività di formazione professionale anche da remoto.