Tassazione separata come arretrati per l’indennità di reintegra del dipendente

Con l’Ordinanza n. 2407/2019 ha affermato che l’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione, riconosciuta al lavoratore con la sentenza dichiarativa dell’illegittimità del licenziamento, si riferisce a redditi che avrebbero dovuto essere percepiti in un determinato periodo d’imposta, ma è erogata in un periodo d’imposta successivo, quindi va tassata separatamente come emolumenti arretrati

FATTO
L’Ufficio ha emesso nei confronti del contribuente cartella di pagamento per IRPEF a titolo di tassazione separata derivante dalla corresponsione al contribuente di indennità risarcitoria calcolata sulla base della retribuzione globale che gli sarebbe spettata dalla data del licenziamento alla reintegra, a seguito delle sentenza del giudice del lavoro che aveva ordinato la reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro a seguito della dichiarazione di illegittimità del licenziamento dallo stesso subito.
Su ricorso del contribuente, i giudici tributari hanno ritenuto l’indennità soggetta a tassazione separata, equiparandola a emolumenti arretrati, con l’applicazione dell’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto del biennio anteriore all’anno in cui è sorto il diritto.
Secondo l’Ufficio, invece, dell’indennità calcolata sulla base della retribuzione globale che sarebbe spettata dalla data del licenziamento alla reintegra del lavoratore, deve ritenersi soggetta a tassazione separata, ma alla stregua del TFR o delle altre indennità e somme percepite a titolo di risarcimento a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione ha osservato, preliminarmente, che il giudice, con la sentenza dichiarativa dell’illegittimità del licenziamento, condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento stabilendo un’indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del licenziamento al momento dell’effettiva reintegrazione.
Al riguardo, secondo l’orientamento giurisprudenziale consolidato, è stato affermato che la corresponsione dell’indennità commisurata alla retribuzione non effettivamente percepita costituisce presunzione iuris tantum di lucro cessante, mentre l’indennità prevista nel suo minimo ammontare (cinque mensilità), costituisce una presunzione iuris et de iure del danno causato dal recesso assimilabile ad una sorte di penale connaturata al rischio di impresa.
Ciò posto, va, altresì, rilevato che, secondo la disciplina fiscale, tutte le indennità conseguite dal lavoratore a titolo di risarcimento dei danni consistente nella perdita di redditi, ad esclusione di quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, e, quindi, tutte le indennità aventi causa o che traggono origine dal rapporto di lavoro, comprese le indennità per la risoluzione del rapporto per illegittimo comportamento del datore di lavoro costituiscono redditi da lavoro dipendente e come tali sono assoggettati a tassazione separata ed a ritenuta d’acconto.
La sentenza di annullamento del licenziamento illegittimo con effetto ex tunc comporta la continuità del rapporto di lavoro, mai interrotto, rendendo le somme percepite a seguito della sentenza del giudice del lavoro equiparabili ad emolumenti arretrati, i quali devono essere assoggettati alla stessa tassazione dei redditi sostituiti o perduti.
Secondo i giudici della Suprema Corte non è ammissibile la tesi dell’Ufficio, secondo la quale l’indennità liquidata dal giudice del lavoro, avendo natura risarcitoria, non potrebbe comunque assimilarsi agli emolumenti arretrati, ma dovrebbe rientrare fra le somme a titolo risarcitorio a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro.
La natura risarcitoria dell’indennità in esame non impone di per sé, sic et simpliciter, la necessaria ed indefettibile inclusione della stessa tra le somme a titolo di risarcimento liquidate dal giudice, relative alla risoluzione del rapporto di lavoro.
Nell’ipotesi di reintegra, infatti, il rapporto non può dirsi cessato né si è verificata alcuna risoluzione, in quanto la sentenza dichiarativa dell’illegittimità del licenziamento, cui segue l’ordine di reintegro del lavoratore, ha efficacia ex tunc, lasciando inalterata la continuità del vinculum iuris, che la sentenza viene a ripristinare e determinando, in tal modo, l’assenza di soluzioni di continuità del rapporto stesso.
Ne consegue che non ricorre la condizione indispensabile per l’applicazione della tassazione separata, alla stregua del TFR o delle altre indennità e somme percepite a titolo di risarcimento a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria relativi alla risoluzione del rapporto di lavoro.
Va considerato, viceversa, che l’indennità percepita dal lavoratore è correlata alla perdita effettiva delle retribuzioni derivanti dal licenziamento illegittimo. In tal senso, poiché la disciplina fiscale stabilisce che le indennità conseguite a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti, nella specie l’indennità per la perdita di redditi derivante da licenziamento illegittimo si riferisce a redditi che avrebbero dovuto essere percepiti in un determinato periodo d’imposta e viene erogata in un periodo successivo, per effetto della sentenza del giudice del lavoro: ricorre, pertanto, l’ipotesi di tassazione di emolumenti arretrati.

Comunicazioni per l’adempimento spontaneo con il Fisco

Pronte le modalità con le quali sono messe a disposizione del contribuente e della Guardia di Finanza, anche mediante l’utilizzo di strumenti informatici, informazioni riguardanti i redditi non dichiarati (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 15 febbraio 2019, n. 37776).

Al fine di introdurre nuove e più avanzate forme di comunicazione tra l’Amministrazione fiscale e il contribuente, stimolare l’assolvimento degli obblighi tributari e favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili, l’Agenzia delle entrate mette a disposizione dei contribuenti informazioni riguardanti possibili anomalie relative alle seguenti tipologie di redditi:
– redditi dei fabbricati, derivanti dalla locazione non finanziaria di fabbricati imponibili a tassazione ordinaria, ovvero per opzione, al regime di tassazione della “Cedolare secca sugli affitti”, alternativo al regime ordinario;
– redditi di lavoro dipendente e assimilati;
– assegni periodici;
– redditi di partecipazione, nonché quelli derivanti da partecipazione in società a responsabilità limitata a ristretta base proprietaria;
– redditi diversi;
– redditi di lavoro autonomo abituale e professionale imponibili a tassazione ordinaria ovvero ad altri regimi di tassazione;
– redditi di lavoro autonomo abituale e non professionale;
– redditi di capitale derivanti dalla partecipazione al capitale o al patrimonio di società ed enti soggetti all’Ires e proventi derivanti da contratti di associazione in partecipazione e cointeressenza e redditi di capitale corrisposti a soggetti residenti assoggettati alla ritenuta a titolo di acconto.
Al contribuente sono rese disponibili le informazioni per una valutazione anche in ordine alla correttezza dei dati in possesso dell’Agenzia delle entrate; ciò consente al contribuente di poter fornire elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti in grado di giustificare le presunte anomalie.
Nelle comunicazioni sono contenuti i seguenti dati: identificativo della comunicazione, dati presenti in Anagrafe tributaria, estremi del modello di dichiarazione presentato, importo del reddito parzialmente o totalmente omesso.
L’Agenzia delle entrate trasmette una comunicazione, contenente le informazioni sopra indicate, agli indirizzi di posta elettronica certificata attivati dai contribuenti. Nei casi di indirizzo PEC non attivo o non registrato nel pubblico elenco denominato Indice Nazionale degli Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INIPEC), istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico, l’invio è effettuato per posta ordinaria.
Il contribuente, anche mediante gli intermediari incaricati della trasmissione delle dichiarazioni, può richiedere informazioni ovvero segnalare all’Agenzia delle entrate eventuali elementi, fatti e circostanze dalla stessa non conosciuti, avvalendosi dell’assistenza dei CAM e degli Uffici delle Direzioni Provinciali dell’Agenzia, con le modalità indicate nella comunicazione. E’ possibile altresì trasmettere documentazione tramite il Canale di assistenza CIVIS.
I dati e gli elementi di cui sopra sono resi disponibili alla Guardia di Finanza tramite strumenti informatici.
I contribuenti che hanno avuto conoscenza degli elementi e delle informazioni rese disponibili dall’Agenzia delle entrate possono regolarizzare gli errori e le omissioni eventualmente commessi mediante il ravvedimento operoso presentando una dichiarazione integrativa e versando le maggiori imposte dovute, i relativi interessi e le sanzioni per infedele dichiarazione in misura ridotta in ragione del tempo trascorso dalla commissione delle violazioni stesse.

Seconda tranche “una tantum” CCNL Noleggio Automezzi – Anav

Ai dipendenti da imprese esercenti il noleggio autobus con conducente e le relative attività correlate (ANAV), spetta la seconda tranche di “una tantum”.

Al personale ANAV, a copertura del periodo dall’1/8/2009 e fino al 31/12/2017, spetta la seguente seconda tranche di “una tantum”, da erogare con la retribuzione del mese di febbraio 2019.
Gli importi forfettari di cui ai capoversi che precedono vanno riproporzionati nel caso di prestazioni di lavoro a tempo parziale, sono comprensivi dell’IVC, nonché dell’incidenza su tutti gli istituti contrattuali e di legge, e non sono utili ai fini del trattamento di fine rapporto.
Per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato e in forza alla data di stipula del presente accordo il periodo di riferimento è rappresentato dalla durata del vigente rapporto ivi comprese eventuali proroghe.

Livello

Da erogare con la retribuzione del mese di febbraio 2019

C4 273,63
C3 342,04
C2 366.67
C1 415,92
B3 424,13
B2 443,29
B1 465,18
A2 514,43
A1 547,27
Q2 547,27
Q1 547,27

Occultamento/distruzione di documenti contabili: sciolti ulteriori dubbi

La Corte di cassazione ha fornito chiarimenti sulle differenze del reato di distruzione da quello di occultamento della documentazione contabile (Corte di cassazione – sentenza n. 3571/2019).

È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, ovvero di consentire l’evasione a terzi, occulta o distrugge in tutto o in parte le scritture contabili o i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari.

Tale reato consiste nella distruzione o nell’occultamento delle scritture contabili o dei documenti di cui è obbligatoria la conservazione, in modo da non consentire la ricostruzione dei redditi o del volume di affari. Ciò posto è stato ulteriormente precisato che, a differenza della distruzione che realizza un’ipotesi di reato istantaneo, il quale si consuma al momento della soppressione della documentazione, l’occultamento, che consiste nella temporanea o definitiva indisponibilità della documentazione da parte degli organi verificatori, costituisce un reato permanente che si consuma nel momento in cui viene svolto l’accertamento, e cioè sino al momento in cui gli agenti hanno interesse ad esaminare detta documentazione.

Il professionista con collaboratore-segretario non paga l’IRAP

In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Ordinanza 14 febbraio 2019, n. 4420).

La Suprema Corte ha affermato che il presupposto impositivo per il professionista o per il lavoratore autonomo sussiste quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b)impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che ecceda la soglia di un collaboratore che esplichi mansioni meramente esecutive.
Pertanto, non sussiste il presupposto della autonoma organizzazione per il medico convenzionato che si avvale nell’espletamento della propria attività professionale di una dipendente con funzioni di segretaria.
Inoltre, va aggiunto che il valore assoluto dei compensi e dei costi, ed il loro reciproco rapporto percentuale, non costituiscono elementi utili per desumere il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione di un professionista, atteso che, da un lato, i compensi elevati possono essere sintomo del mero valore ponderale specifico dell’attività esercitata, e, dall’altro, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all’aspetto personale (spese alberghiere o di rappresentanza, assicurazione per i rischi professionali o il carburante utilizzato per il veicolo strumentale), rappresentando, così, un mero elemento passivo dell’attività professionale, non funzionale allo sviluppo della produttività e non correlato all’implementazione dell’aspetto “organizzativo”.
Il presupposto dell’autonoma organizzazione, richiesto dall’art. 2 del d.lgs. n. 446 del 1997, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività, sicché anche una spesa consistente per l’acquisto di un macchinario indispensabile all’esercizio dell’attività medesima non è idonea a rivelare l’esistenza dell’autonoma organizzazione ove il capitale investito non rappresenti un fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore costituito dall’attività intellettuale del professionista, ma sia ad essa asservito in modo da non poterne essere distinto.