Ente bilaterale “Ebinat”: comunicato ai dipendenti di società autostrade e trafori

Contributo acquisto libri scolastici a dipendenti e a figli di dipendenti. Anno scolastico e accademico 2019/2020

EBINAT, l’Ente Bilaterale Nazionale Società Concessionarie Autostrade e Trafori, con circolare del 16/9/2019, informa che per la prima volta, riconoscerà un contributo per l’acquisto dei libri di testo scolastico ai dipendenti nonché ai figli dei dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato pieno e parziale, che frequentino i seguenti corsi di studio:
– Scuola secondaria di primo grado (media inferiore);
– Scuola secondaria di secondo grado (media superiore);
– Corso universitario di laurea triennale;
– Corso di laurea universitaria magistrale,
nell’anno scolastico/accademico 2019/2020.
La misura massima del contributo sarà pari a € 200,00.
Inoltre, si precisa che:
– il dipendente interessato deve essere in forza alla Società nel periodo 16 settembre/30 novembre 2019, anche per parte del periodo stesso;
– la domanda di contributo, che dovrà essere sottoscritta anche dal/la figlio/a qualora maggiorenne, dovrà essere spedita all’Ente – a pena decadenza – entro il 30 novembre 2019.

Ulteriore contratto a termine presso l’ITL

L’Ispettorato nazionale del lavoro chiarisce che non è possibile procedere alla stipula assistita di un ulteriore contratto a tempo determinato in assenza di una causale nel contratto sottoposto all’ITL, nonché in violazione dei termini dilatori (cd. stop & go).

Il Decreto dignità ha disposto che al contratto di lavoro subordinato può essere apposto un termine di durata non superiore a 12 mesi. Il contratto può avere una durata superiore, ma comunque non eccedente i 24 mesi, solo in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:
– esigenze temporanee e oggettive, estranee all’ordinaria attività;
– esigenze sostitutive di altri lavoratori;
– esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.
I limiti di durata si applicano con riferimento ai contratti tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore conclusi per lo svolgimento di mansioni di pari livello e categoria legale, indipendentemente dalla lunghezza del periodo di interruzione tra un contratto e l’altro e con esclusione delle attività stagionali.
Resta fermo (in base all’art. 19, comma 3, del citato D.Lgs. n. 81) che, oltre i limiti summenzionati, un ulteriore contratto a tempo determinato, con durata massima di 12 mesi, può essere stipulato presso l’Ispettorato del lavoro territorialmente competente.
Come convenuto con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’Ispettorato nazionale del lavoro ha confermato in merito – con nota n. 1214/2019 – che tale ulteriore contratto della durata di 12 mesi può essere stipulato anche quando il limite massimo raggiunto è quello individuato dalla contrattazione collettiva. Si è rammentata, inoltre, che resta ferma l’osservanza delle disposizioni inerenti la necessità, in caso di rinnovo del contratto, della sussistenza delle causali introdotte all’art. 19, comma 1, cit. dal cd. Decreto dignità. In caso di assenza delle ipotesi specifiche che giustifichino il superamento – con un unico contratto ovvero mediante proroghe – del limite dei 12 mesi, il contratto si trasforma a tempo indeterminato.

Da ultimo, con nota n. 8120 del 17 settembre 2019, in seguito a richiesta di chiarimenti, l’Ispettorato ha riconosciuto legittima la decisione di non procedere alla stipula assistita in assenza di una causale nel contratto sottoposto all’ITL, considerandola conforme ai chiarimenti e alle precisazioni già forniti con circolari del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 13/2008 e n. 17/2018 e con nota. n. 1214 cit.
Pertanto, sebbene l’intervento dell’Ispettorato del lavoro non comporti effetti “certificativi” in ordine alla effettiva sussistenza della causale, limitandosi alla verifica della completezza e correttezza formale del contenuto del contratto ed alla genuinità del consenso del lavoratore alla sottoscrizione dello stesso, tuttavia non appare ammissibile il ricorso alla procedura laddove la causale manchi del tutto in contrasto con quanto disposto da norme imperative.
Allo stesso modo non si ritiene possibile procedere alla stipula assistita di un ulteriore contratto a tempo determinato in violazione dei termini dilatori di cui al secondo comma dell’art. 21 (cd. stop & go).

Studi Professionali: rimborso libri scolastici

EBIPRO rimborsa i dipendenti di Studi Professionali fino all’80% per l’acquisto dei libri di testo dei figli frequentanti la scuola primaria e secondaria (di primo e secondo grado).

L’Ente Bilaterale degli Studi Professionali ha previsto un contributo significativo per aiutare i dipendenti di Studi Professionali ad affrontare il “Caro scuola” e sostenere concretamente il diritto allo studio, infatti, i dipendenti di studi e aziende in regola con i pagamenti alla bilateralità (Cadiprof/Ebipro) hanno tempo fino al 31 dicembre per chiedere un rimborso pari all’80% – per un importo massimo di 200 € a richiesta – per l’acquisto dei libri di testo dei figli frequentanti la scuola primaria e secondaria (di primo e secondo grado).
Ebipro pone grande attenzione alle misure attuabili per favorire il diritto allo studio.
E.BI.PRO. rimborsa ai dipendenti iscritti di studi/aziende in regola con i versamenti alla bilateralità (C.A.DI.PROF/E.BI.PRO.) e con un’anzianità contributiva di almeno 6 mesi al momento della richiesta, parte delle spese sostenute per l’acquisto dei libri scolastici (anche in formato digitale) per i figli frequentanti la scuola primaria e secondaria (di primo e secondo grado).
Il rimborso è pari all’80% delle spese sostenute fino ad un importo massimo erogabile di 200 euro per richiesta.
Le richieste devono essere inviate ad E.BI.PRO. nel periodo compreso tra il 01/09 e il 31/12 dell’anno scolastico per il quale si presenta l’istanza. Nella medesima istanza può essere richiesto il rimborso delle spese sostenute per più figli.
La richiesta deve essere presentata dal dipendente iscritto via email all’indirizzo dirittoallostudio@ebipro.it. (modalità di invio provvisoria in attesa dell’attuazione della modalità di richiesta on-line).
La domanda deve essere inviata completa dei seguenti allegati ed in unica soluzione (per cui non verranno accettate integrazioni successive alla domanda iniziale, ad eccezione di quelle richieste da E.bi.pro. a completamento della pratica):
– Modulo di richiesta scaricabile dal sito www.ebipro.it, regolarmente compilato e sottoscritto dal dipendente iscritto;
– Modulo di autocertificazione scaricabile dal sito www.ebipro.it, regolarmente compilato e sottoscritto dal dipendente iscritto, comprensivo dei seguenti allegati:
– Elenco dei libri di testo adottato dalla scuola;
– Giustificativi di spesa (intestati, se provvisti d’intestazione, all’iscritto o al figlio a carico per il quale si effettua la richiesta).
– Copia dell’ultima busta paga.

Precisazioni su titolari di cariche sociali e attività di lavoro subordinato

Si forniscono precisazioni sulla titolarità di cariche sociali e l’instaurazione, tra la società e la persona fisica che l’amministra, di un autonomo e diverso rapporto di lavoro subordinato.

Nello specifico, la carica di presidente, in sé considerata, non è incompatibile con lo status di lavoratore subordinato poiché anche il presidente di società, al pari di qualsiasi membro del consiglio di amministrazione, può essere soggetto alle direttive, alle decisioni ed al controllo dell’organo collegiale; detta affermazione non è neppure contraddetta dall’eventuale conferimento del potere di rappresentanza al presidente, atteso che tale delega non estende automaticamente allo stesso i diversi poteri deliberativi. Diversamente accade per l’amministratore unico della società, che è detentore del potere di esprimere da solo la volontà propria dell’ente sociale, come anche i poteri di controllo, di comando e di disciplina; in tale ipotesi, l’assenza di una relazione intersoggettiva, suscettibile – almeno astrattamente – di una distinzione tra la posizione del lavoratore in qualità di organo direttivo della società e quella del lavoratore come soggetto esecutore delle prestazioni lavorative personali (che, di fatto, dipendono dallo stesso organo direttivo), ha portato i giudici a sancire un principio di non compatibilità tra la qualità di lavoratore dipendente di una società e la carica di amministratore unico della medesima.
Relativamente all’amministratore delegato, la portata della delega conferita dal consiglio di amministrazione a tale organo (che, come noto, può essere generale e, come tale, implicante la gestione globale della società ovvero parziale, qualora vengano delegati limitati atti gestori) sarà rilevante ai fini dell’ammissibilità o meno della coesistenza della carica con quella di lavoratore dipendente. Nelle ipotesi in cui l’amministratore sia munito di delega generale con facoltà di agire senza il consenso del consiglio di amministrazione, pertanto, è esclusa la possibilità di intrattenere un valido rapporto di lavoro subordinato con la società per detto soggetto. Diversamente, l’attribuzione da parte del consiglio di amministrazione del solo potere di rappresentanza ovvero di specifiche e limitate deleghe all’amministratore non è ostativo, in linea generale, all’instaurazione di genuini rapporti di lavoro subordinato.
In ogni caso, ai fini della valutazione dell’ammissibilità di detti rapporti, sono altresì rilevanti i rapporti intercorrenti fra l’organo delegato e il consiglio di amministrazione, la pluralità ed il numero degli amministratori delegati e la facoltà di agire congiuntamente o disgiuntamente, oltre – naturalmente – alla sussistenza degli elementi caratterizzanti il vincolo di subordinazione.
La configurabilità del rapporto di lavoro subordinato è, inoltre, da escludere con riferimento all’unico socio, giacché la concentrazione della proprietà delle azioni nelle mani di una sola persona esclude – nonostante l’esistenza della società come distinto soggetto giuridico – l’effettiva soggezione del socio unico alle direttive di un organo societario.
Allo stesso modo, il socio che abbia assunto di fatto nell’ambito della società l’effettiva ed esclusiva titolarità dei poteri di gestione, tanto da risultare “sovrano” della società stessa, non può assumere contemporaneamente anche la diversa figura di lavoratore subordinato essendo esclusa la possibilità di ricollegare ad una volontà “sociale” distinta la costituzione e gestione del rapporto di lavoro.
In linea generale, sempre con riguardo alla figura del socio di società di capitali che assommi in capo a sé anche l’incarico di amministratore, detta semplice circostanza – ancorché possa essere sintomatica della non sussistenza del vincolo di subordinazione – non è di per sé sufficiente a concludere per la non configurabilità del rapporto di lavoro subordinato, in quanto in tali fattispecie, secondo la Suprema Corte, sono da vagliare disgiuntamente, caso per caso, sia la condizione di possessore di parte del capitale sociale sia l’incarico gestorio.

Diritto alla detrazione IVA anche senza la dichiarazione annuale

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 22744 del 12 settembre 2019, ha affermato che anche in assenza della dichiarazione annuale è possibile portare in detrazione l’eccedenza IVA maturata nel periodo di competenza, se sono rispettati i requisiti sostanziali. La detrazione può essere esercitata fino al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto.

FATTO

A seguito di controllo formale automatizzato, l’Agenzia delle Entrate ha emesso la cartella di pagamento nei confronti del contribuente contestando l’esistenza del credito IVA portato in detrazione, in considerazione della mancata presentazione della dichiarazione relativa all’anno di competenza.
Su ricorso del contribuente, i giudici tributari hanno annullato la cartella di pagamento ritenendo non assolto, da parte dell’Ufficio, l’onere di prova della non esistenza del credito.
La decisione dei giudici tributari è stata confermata dalla Corte di Cassazione, a fronte del ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

A sostegno dell’annullamento della pretesa tributaria, la Corte Suprema ha affermato che la neutralità dell’imposizione armonizzata sul valore aggiunto comporta che, pur in mancanza di dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, l’eccedenza d’imposta, che risulti da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e sia dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, va riconosciuta dal giudice tributario laddove il contribuente abbia rispettato tutti i requisiti sostanziali per la detrazione.
In altri termini, nel giudizio d’impugnazione della cartella emessa dal fisco a seguito di controllo formale automatizzato, non può essere negato il diritto alla detrazione se è dimostrato in concreto, ovvero non è controverso, che si tratti di acquisti compiuti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati ad iva e finalizzati ad operazioni imponibili.
In tal caso il contribuente, può portare in detrazione l’eccedenza d’imposta, anche in assenza della dichiarazione annuale finale, fino al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto, purché siano rispettati i requisiti sostanziali per poter fruire della detrazione: la sussistenza di tali requisiti esclude, infatti, la rilevanza dell’assenza di quelli formali, ivi comprese le liquidazioni periodiche, purché sia rispettata la cornice biennale prevista per l’esercizio del diritto di detrazione.
Non c’è, invece, la necessità di procedere ad accertamento induttivo, in quanto l’Ufficio non può pretendere la restituzione di somme per ragioni di pura forma senza addurre rilievi sulla loro effettiva spettanza.
Tale soluzione, peraltro, risulta coerente con il principio fondamentale di neutralità dell’iva, secondo cui la detrazione dell’imposta a monte va accordata se gli obblighi sostanziali sono soddisfatti, anche se taluni obblighi formali sono stati omessi, e l’amministrazione finanziaria, una volta che disponga delle informazioni necessarie per dimostrare che i requisiti sostanziali siano stati soddisfatti, non può imporre, riguardo al diritto del soggetto passivo di detrarre l’imposta, condizioni supplementari che possano produrre l’effetto di vanificare l’esercizio del diritto, in quanto i requisiti sostanziali del diritto a detrazione sono quelli che stabiliscono il fondamento stesso e l’estensione di tale diritto.