Ipotesi di licenziamento per giusta causa, l’elencazione del CCNL ha valenza solo esemplificativa

L’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei contratti collettivi ha, al contrario che per le sanzioni disciplinari con effetto conservativo, valenza meramente esemplificativa; dunque, non è preclusa un’autonoma valutazione del giudice di merito in ordine alla idoneità di un grave inadempimento o di un grave comportamento del lavoratore, contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile, a far venire meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore (Corte di Cassazione, sentenza 16 luglio 2019, n. 19023)

Una Corte di appello territoriale di Roma accoglieva il gravame di un lavoratore e, riformando la pronuncia di primo grado, dichiarava l’illegittimità del licenziamento con ogni conseguenza reintegratoria e risarcitoria (art. 18, L. n. 300/1970). Al lavoratore, direttore di un Ufficio postale, erano stati contestati due episodi di ammanco di denaro nell’ATM, emersi in occasione di temporanee sostituzioni del lavoratore medesimo da parte di colleghi, senza una regolare procedura di passaggio di consegne e senza che fossero emersi difetti di funzionamento del dispositivo. Così, la Corte territoriale aveva osservato che:
– il lavoratore era stato assolto dal reato di appropriazione indebita (art. 530, co. 2, c.p.p.), perché il fatto non era sussistente;
– l’accertamento di responsabilità contrattuale andava circoscritto solo ad un episodio, avendo il Tribunale giudicato tardiva la contestazione rispetto all’altro;
– in sede civile, occorreva valutare l’entità della violazione dell’obbligo di diligenza nella custodia del denaro;
– la norma contrattuale richiamata dalla società prevedeva la sanzione del licenziamento senza preavviso solo in relazione a “violazioni dolose”;
– nella condotta del lavoratore andava escluso il dolo, non dimostrato in sede penale e comunque non contestato, avendo la stessa società ricondotto l’inadempimento a “colpevole assenza di vigilanza”.
Dunque, la condotta imputabile al lavoratore non rientrava nelle ipotesi per cui era previsto il licenziamento senza preavviso, ai sensi del CCNL applicato al rapporto, sicché il licenziamento era illegittimo.
Ricorre così in Cassazione il datore di lavoro, lamentando che la sentenza non avesse indagato in merito alla reale entità e gravità del comportamento addebitato al dipendente, anche in ragione del ruolo ricoperto, e di non aver considerato che l’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei contratti collettivi ha valenza meramente esemplificativa.
Per la Suprema Corte rileva l’analisi della questione del rapporto tra disciplina contrattuale del licenziamento e disciplina legale. Come noto, quella di giusta causa di licenziamento è nozione legale che prescinde dalla previsione del contratto collettivo e la giurisprudenza prevalente afferma che l’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei contratti collettivi ha, al contrario che per le sanzioni disciplinari con effetto conservativo, valenza meramente esemplificativa. Dunque, non è preclusa un’autonoma valutazione del giudice di merito in ordine alla idoneità di un grave inadempimento o di un grave comportamento del lavoratore, contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile, a far venire meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 14321/2017). Il giudice chiamato a verificare l’esistenza della giusta causa o del giustificato motivo soggettivo di licenziamento incontra il solo limite che non può essere irrogato un licenziamento per giusta causa quando questo costituisca una sanzione più grave di quella prevista dal contratto collettivo in relazione ad una determinata infrazione (Corte di Cassazione, sentenza n. 27004/2018). La scala di valori recepita dai contratti collettivi esprime le valutazioni delle parti sociali in ordine alla gravità di determinati comportamenti e costituisce solo uno dei parametri a cui occorre fare riferimento per riempire di contenuto le clausole generali di giusta causa e giustificato motivo soggettivo. Queste ultime possono anche non coincidere completamente o esaurirsi nelle previsioni della contrattazione collettiva. A tali principi non si è, invece, attenuta la Corte di appello, che si è limitata ad osservare come l’inadempimento contestato al lavoratore, fosse di natura colposa mentre la norma contrattuale prevedesse la sanzione del licenziamento esclusivamente per condotte dolose ed ha ritenuto, quindi, superfluo accertare “l’entità della violazione dell’obbligo di diligenza nella custodia del danaro” concretamente commessa. Il ricorso, dunque, è fondato.

Accordo interpretativo sulla malattia nel CCNL UNIGEC/UNIMATICA CONFAPI

Sottoscritto il 10/7/2019, tra UNIGEC/UNIMATICA CONFAPI e FISTEL-CISL, SLC-CGIL, UILCOM-UIL, un accordo interpretativo relativo all’istituto della malattia di cui al CCNL 9/7/2018

Le Parti, si sono incontrate allo scopo di chiarire dubbi interpretativi sorti in ordine all’applicabilità soggettiva della norma sulla malattia di cui all’art. 63 Parte Seconda, Norme Operai, del CCNL 9/7/2018 per i dipendenti delle piccole e medie imprese della Comunicazione, dell’Informatica, dei Servizi Innovativi e della Microimpresa, a seguito di un refuso sul testo a stampa del Contratto.
Premesso che con il verbale di accordo del 9/7/2018 di rinnovo del CCNL 29/7/2013 le parti hanno convenuto l’unificazione dell’istituto della malattia, nel nuovo testo coordinato, a valere per il personale inquadrato nelle categorie operai, impiegati e quadri, stante per quest’ultimi, il rinvio operato dall’art. 78, Parte Quarta, Quadri.
Convengono e riconoscono che quanto previsto dall’art. 63, Parte Seconda, Norme Operai, si applica anche al personale di cui alla Parte Terza, Norme Impiegati, di cui al vigente CCNL 9/7/2018 in scadenza al 31/12/2019.
Si conclude pertanto, che la normativa sulla malattia dettata nel CCNL per gli Operai, si applica anche agli Impiegati e ai Quadri.

Rimborso di spese mediche dal datore di lavoro

In materia di rimborso delle spese mediche sostenute, il dipendente ha diritto a fruire della loro detrazione, pertanto, non deve assoggettare a tassazione separata le somme erogate dal datore a titolo di rimborso delle predette spese, in quanto riconducibili al rapporto di lavoro (Agenzia delle Entrate – Risposta 19 luglio 2019, n. 285).

Nel caso di specie, il datore di lavoro istante eroga alla generalità dei dipendenti taluni benefici assistenziali, tra i quali i rimborsi, attingendo dal fondo costituito ai sensi dei CCNL degli Enti di Ricerca, a fronte di spese mediche debitamente documentate sostenute dal lavoratore in anni precedenti quello di erogazione del rimborso.
Su tali somme, che costituiscono per i dipendenti reddito di lavoro dipendente, l’Istante, dovrà operare, all’atto del pagamento, una ritenuta a titolo di acconto dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti, con obbligo di rivalsa.
In occasione delle operazioni di conguaglio non potrà, invece, attribuire le detrazioni spettanti ai dipendenti atteso che, in applicazione del principio di cassa, i dipendenti medesimi hanno già usufruito delle detrazioni in occasione della presentazione della dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui le spese mediche sono state sostenute.

Nuove retribuzioni per il settore dei Fotoincisori

Sono stati pubblicati i nuovi minimi retributivi per i dipendenti delle aziende esercenti la fotoincisione di quadri e cilindri per la stampa tessile decorrenti dal mese di luglio.

Gli importi sono stati determinati a seguito della comunicazione dell’ISTAT del 30 maggio 2019, relativa al valore effettivo dell’IPCA dell’anno 2018 – pari allo 0,8% – ed all’esame congiunto con le organizzazioni sindacali

 

Comparto Fotoincisori – Tabella ERN

LIV.

ERN

 fino al 30/06/2018

Aumento ERN dal 1/7/2018

ERN dall’1/7/2018

Aumento ERN al 1/7/2019

ERN dall’1/7/2019

6 1.899,99 26,25 1.926,24 9,77 1.936,01
5 1.779,52 24,61 1.804,13 9,16 1.813,29
4 1.627,95 23,44 1.651,39 8,72 1.660,11
3 1.516,33 22,50 1.538,83 8,37 1.547,20
2 1.413,96 21,33 1.435,29 7,94 1.443,23
1 1.266,05 16,88 1.282,93 6,28 1.289,21

Credito d’imposta per le edicole: definite le modalità applicative

Online le disposizioni applicative del credito d’imposta riconosciuto per gli anni 2019 e 2020 agli esercenti attività commerciali che operano nel settore della vendita al dettaglio di giornali, riviste e periodici (DPCM 31 maggio 2019).

Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura massima di 2.000 euro per punto vendita. Sono ammessi al beneficio:
– i punti vendita esclusivi, del codice di classificazione ATECO 47.62.10 di cui al registro delle imprese;
– i punti vendita non esclusivi, di uno dei seguenti codici di classificazione ATECO, di cui al registro delle imprese:
a) rivendite di generi di monopolio (codice 47.26);
b) rivendite di carburante e di oli minerali (codice 47.30);
c) bar, inclusi quelli posti nelle aree di servizio delle autostrade e all’interno di stazioni ferroviarie, aeroportuali e marittime (codice 56.3);
d) strutture di vendita non specialistiche (codice 47.1);
e) esercizi adibiti prevalentemente alla vendita di libri e prodotti equiparati, con un limite minimo di superficie di mq. 120 (codice 47.61).

Ai fini dell’ammissione al beneficio, le edicole devono avere la residenza fiscale in Italia ovvero la presenza di una stabile organizzazione sul territorio nazionale, cui sia riconducibile l’attività commerciale cui sono correlati i benefici oppure la sede legale in uno Stato dell’unione europea o nello Spazio economico europeo.

Per i punti di vendita esclusivi, il credito d’imposta è parametrato agli importi pagati dal titolare del singolo punto vendita per i locali in cui si esercita la vendita, nell’anno precedente a quello dell’istanza di accesso al credito d’imposta, con riferimento alle seguenti voci:
– imposta municipale unica – IMU;
– tassa per i servizi indivisibili – TASI;
– canone per l’occupazione di suolo pubblico – COSAP;
– tassa sui rifiuti – TARI;
– spese per locazione, al netto dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), a condizione che l’esercente operi come unico punto vendita esclusivo nel territorio comunale.

Per i punti di vendita non esclusivi, invece, il credito di imposta è parametrato alle medesime voci elencate per i punti di vendita esclusivi, e commisurato per punto vendita al rapporto tra i ricavi provenienti dalla vendita di giornali, riviste e periodici al lordo di quanto dovuto ai fornitori e i ricavi complessivi, considerando per le vendite soggette ad aggio o ricavo fisso il prezzo di cessione al pubblico.

Ai fini dell’accesso al credito d’imposta, deve essere presentata apposita domanda, per via telematica, dal 1° settembre ed il 30 settembre di ciascuno dei due anni cui si riferisce il credito d’imposta.