INPS: indicazioni sulla corresponsione, per luglio 2020, della quattordicesima

L’Inps comunica che nel mese di luglio 2020 provvederà d’ufficio a erogare la somma aggiuntiva, c.d. quattordicesima. Ai beneficiari verrà inviata, con spedizione centralizzata, apposita comunicazione con l’indicazione dell’importo attribuito e della provvisorietà del beneficio.

Per i beneficiari per cui risultino somme da recuperare a titolo di somma aggiuntiva non dovuta per gli anni precedenti, viene inviata apposita comunicazione raccomandata con indicazione degli importi risultati indebiti e della compensazione effettuata sulla quattordicesima corrisposta per il corrente anno.
A coloro che perfezionano il requisito anagrafico richiesto dal 1° agosto (per la Gestione privata ed ENPALS) o dal 1° luglio (per le pensioni della Gestione pubblica) al 31 dicembre 2020 e ai soggetti divenuti titolari di pensione nel corso del 2020, sempre a condizione che rientrino nei limiti reddituali, la quattordicesima sarà, come di consueto, attribuita d’ufficio con la rata di dicembre 2020.
Coloro che non ricevano la quattordicesima e ritengano di averne diritto possono, in ogni caso, presentare apposita domanda di ricostituzione on line, attraverso il sito internet dell’Istituto, www.inps.it, se in possesso delle seguenti credenziali di accesso: PIN INPS, SPID (Sistema pubblico Identità Digitale), CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o Carta di identità elettronica 3.0. In alternativa, possono rivolgersi a un Patronato.

Per l’anno 2020 devono essere quindi valutati i seguenti redditi:
– nel caso di prima concessione:
– tutti i redditi posseduti dal soggetto nell’anno 2020 (rientrano in tale casistica tutti coloro che negli anni precedenti non abbiano percepito la somma aggiuntiva);
– nel caso di concessione successiva alla prima:
– i redditi per prestazioni per le quali sussiste l’obbligo di comunicazione al Casellario centrale dei pensionati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1388, conseguiti nel 2020;
– i redditi diversi da quelli di cui al punto precedente, conseguiti nel 2019.
Pertanto, per l’anno corrente sono sempre utilizzati i redditi da prestazione memorizzati nel Casellario centrale dei pensionati al momento dell’elaborazione, riferiti al 2020. Per i redditi diversi sono presi in esame quelli conseguiti nell’anno 2019 ovvero, per le prime concessioni, nell’anno 2020. Per i redditi diversi da quelli da prestazione, in assenza delle informazioni relative agli anni 2020 o 2019, sono stati utilizzati i redditi degli anni precedenti, risalendo fino al 2016. In assenza dei redditi relativi agli anni dal 2016 o successivi, il beneficio non è stato attribuito. La somma aggiuntiva viene in ogni caso corrisposta a luglio 2020, in via provvisoria, e la sussistenza del diritto sarà verificata sulla base della dichiarazione dei redditi a consuntivo.
Per il diritto al beneficio viene preso in considerazione il reddito annuo del richiedente; tale reddito, in relazione agli anni di contribuzione, deve essere inferiore ai limiti previsti.

Cigd aziende plurilocalizzate, possibile inviare una domanda cumulativa per Unità Produttive omogenee

Considerata la difficoltà tecnica di presentare singoli flussi per ciascuna UP censita dall’Inps, con evidenti riflessi negativi sui tempi di erogazione della prestazione, l’Inps rende nota la possibilità, per le aziende con molteplici unità produttive, di presentare un’unica domanda su un’unità produttiva di riferimento, facendovi confluire le altre unità produttive omogenee per matricola aziendale, collocazione territoriale, periodo di sospensione concesso, attività produttiva svolta e articolazione dei giorni di sospensione dei beneficiari (Inps, messaggio 04 giugno 2020, n. 2328)

Come noto, relativamente ai trattamenti di Cig in deroga per unità produttive site in 5 o più Regioni o Province autonome in ipotesi di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, a seguito dell’avvenuta emanazione del decreto ministeriale di concessione della prestazione di Cigd, l’azienda è tenuta ad inviare la domanda di integrazione salariale, modello IG_15_deroga” (cod. “SR100”), all’Inps sulla piattaforma “CIGWEB”, con il sistema del “ticket”. La domanda va trasmessa in relazione alle singole unità produttive censite dall’Inps, anche qualora il decreto concessorio abbia autorizzato unità operative (Inps, circolare n. 58/2020).
Tale flusso di gestione è così delineato al fine di consentire il monitoraggio del rispetto del limite massimo del periodo di sospensione concedibile di cassa integrazione in deroga, pari a 9 o 13 settimane, il cui conteggio viene effettuato per singola unità produttiva dell’azienda.
Tanto premesso, diverse aziende con un elevato numero di unità produttive, dislocate sull’intero territorio nazionale e oggetto di sospensione, hanno evidenziato difficoltà tecniche derivanti dal rispetto delle predette modalità di presentazione delle domande per ogni singola unità produttiva, tali da incidere negativamente sui tempi effettivi di erogazione della prestazione.
Pertanto, acquisito il parere positivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, è stato predisposto per esse un diverso flusso di gestione di invio delle domande all’Inps, che consente alle aziende che hanno molteplici unità produttive, la presentazione di un numero minore di domande, unificandole in unità produttive omogenee per attività svolta e per collocazione territoriale. Preliminarmente all’inoltro delle domande, l’azienda deve tuttavia comunicare all’Istituto, inviando una PEC all’indirizzo dc.ammortizzatorisociali@postacert.inps.gov.it, che in relazione al decreto di concessione adottato dal Ministero, intende presentare una domanda semplificata in presenza di una pluralità di unità produttive. La PEC dovrà contenere le seguenti informazioni:
– numero decreto ministeriale;
– settimane concesse;
– Unità produttiva accorpante;
– elenco Unità produttive accorpate.
Dunque, dovranno essere espressamente indicate dall’azienda stessa le unità produttive su cui chiede di presentare domanda, unità produttive che possono ricomprendere unità produttive omogenee per matricola aziendale, collocazione territoriale, periodo di sospensione concesso, attività produttiva svolta e articolazione dei giorni di sospensione dei beneficiari. A titolo esemplificativo, l’azienda potrà dichiarare un’unità produttiva individuata per la gestione delle domande delle unità produttive ubicate nelle Regioni del Nord che hanno diritto alle 13 settimane, ed un’altra o più per la gestione delle unità produttive ubicate nelle altre Regioni per cui il decreto ministeriale ha concesso 9 settimane di sospensione.
La scelta dell’unità produttiva di riferimento su cui far confluire le domande accorpate, è considerata irreversibile e, come tale, dovrà essere utilizzata anche in caso di eventuale richiesta di proroga del trattamento di Cig in deroga con causale COVID-19, sempre al fine di consentire il monitoraggio da parte dell’Inps della prestazione concessa.
In ogni caso, tale flusso semplificato attiene esclusivamente le prestazioni di cassa integrazione in deroga connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e, di conseguenza, nulla è innovato per quanto riguarda la disciplina degli altri ammortizzatori sociali e per i quali dovranno essere utilizzate le modalità ordinarie di presentazione della domanda all’Inps.

Indennizzo per cessazione attività commerciale, sospese le domande presentate dopo il 30 novembre 2019

A seguito del monitoraggio in via prospettica degli oneri e del disequilibrio finanziario del Fondo dedicato, l’Inps comunica che l’accoglimento delle domande di indennizzo per cessazione dell’attività commerciale potrà avvenire per le sole istanze presentate entro il 30 novembre 2019. Per quelle successive occorrerà attendere l’emanazione di un apposito decreto con il quale verrà adeguata la misura dell’aliquota aggiuntiva per gli iscritti alla Gestione commercianti (messaggio n. 2347 del 05 giugno 2020)

Come noto, l’indennizzo per cessazione di attività commerciale (art, 1, D.Lgs. n. 207/1996), reintrodotto in maniera strutturale dal 2019 (art. 1, commi 283 e 284, L. n. 145/2018) ed esteso anche a coloro che hanno cessato l’attività a partire dal 1° gennaio 2017 (art. 11-ter, D.L. n. 101/2019), rappresenta una misura concessa nei limiti delle disponibilità finanziarie del Fondo per la razionalizzazione della rete commerciale.
Orbene, in occasione dell’ultimo monitoraggio degli oneri, è emerso che il completo accoglimento delle domande giacenti, non garantirebbe l’equilibrio del Fondo, in via prospettica, per il pagamento delle prestazioni, fino alla data di perfezionamento del requisito anagrafico richiesto per la pensione di vecchiaia, con conseguente soluzione di continuità tra la percezione dell’indennizzo e la corresponsione del trattamento pensionistico.
Per scongiurare tale evenienza, la normativa prevede espressamente che in tale ipotesi l’Inps non riconosca ulteriori prestazioni.
Tanto premesso, a seguito di interlocuzioni con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, quest’ultimo ha stabilito che si provvederà ad adeguare con apposito decreto interministeriale, nella misura necessaria, l’aliquota contributiva aggiuntiva a carico degli iscritti alla Gestione commercianti. Fino all’adozione del predetto decreto, l’Istituto non potrà riconoscere ulteriori prestazioni e dovrà sospendere il loro accoglimento. Ciò nonostante, nelle more dell’emanazione del decreto, gli utenti interessati possono comunque presentare domanda di indennizzo secondo le consuete modalità telematiche (Inps, circolare n. 77/2019).
Valutate le domande giacenti dell’ultimo monitoraggio e le risorse disponibili, allo stato,le Sedi Inps potranno liquidare, fermo restando la ricorrenza dei prescritti requisiti e delle previste condizioni, esclusivamente gli indennizzi riferiti alle domande presentate entro il 30 novembre 2019.
Per quanto riguarda le domande presentate successivamente, le Sedi comunque procederanno all’acquisizione e alla memorizzazione delle informazioni richieste, salvo poi comunicare agli interessati ed ai patronati intermediari che non è possibile procedere alla liquidazione dell’indennizzo per mancanza di copertura finanziaria.
La gestione delle domande avverrà in rigoroso ordine cronologico.

Iscritti Gestione separata, la verifica del requisito contributivo per l’accesso alla maternità/paternità

La riduzione da tre ad una mensilità, del requisito contributivo necessario per il riconoscimento delle indennità di maternità o paternità e di congedo parentale in favore delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla Gestione separata, implica una diversa verifica della sussistenza del diritto, a seconda se i periodi tutelati siano iniziati in data coincidente o successiva al 5 settembre 2019, ovvero si siano conclusi anteriormente (Inps, circolare 03 giugno 2020, n. 71)

Come noto, in materia di diritto all’indennità di maternità o paternità e di congedo parentale in favore delle lavoratrici e dei lavoratori iscritti alla Gestione separata Inps, non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, l’art. 1, co. 1, lett. b), del D.L. n. 101/2019 (convertito in L. n. 128/2019) ha modificato il requisito contributivo necessario per il riconoscimento delle predette indennità, riducendo da tre mesi ad un mese la contribuzione utile. Dunque, l’indennità di maternità o paternità e il congedo parentale sono corrisposti a condizione che, nei confronti dei lavoratori interessati, risultino accreditati alla Gestione separata contributi pari ad una mensilità nei dodici mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile.
Con specifico riferimento alla maternità e paternità, restano invariati:
– il periodo di riferimento dei dodici mesi antecedenti l’inizio del periodo indennizzabile all’interno del quale deve essere riscontrata la singola mensilità di contribuzione accreditata;
– la necessità che la mensilità di contribuzione sia calcolata con aliquota piena (34,23% per i parasubordinati, 33,72% per i parasubordinati privi di DIS-COLL, 25,72% per i professionisti);
– l’applicazione del principio di automaticità delle prestazioni (art. 64-ter, D.Lgs. n. 151/2001), in forza del quale viene garantito il riconoscimento del diritto all’indennità di maternità o paternità in favore delle lavoratrici e dei lavoratori parasubordinati iscritti alla Gestione separata, anche nel caso di mancato versamento del contributo mensile da parte del committente. Tale principio, infatti, non trova applicazione in favore dei lavoratori iscritti alla Gestione separata che siano responsabili dell’adempimento dell’obbligazione contributiva, come, ad esempio, i liberi professionisti iscritti alla Gestione stessa (Inps, circolare n. 42/2016).
La modifica si applica sia agli eventi di “parto” che alle adozioni o affidamenti preadottivi nazionali o internazionali.
Quanto alla decorrenza della nuova condizione, sono indennizzabili, sulla base dell’unica mensilità di contribuzione, i periodi di maternità o paternità iniziati in data coincidente o successiva al 5 settembre 2019 (data di entrata in vigore del D.L. n. 101/2019). Non possono, invece, essere indennizzati i periodi di maternità o paternità che si sono conclusi prima del 5 settembre 2019.
Anche riguardo al trattamento economico per congedo parentale, la modifica normativa produce riflessi sul requisito contributivo. Conseguentemente, la fruizione effettuata nei primi tre anni di vita del minore ovvero dall’ingresso in famiglia o in Italia, può essere indennizzata solo a condizione che risulti effettivamente accreditata almeno una mensilità di contribuzione con aliquota piena nei dodici mesi precedenti l’inizio di ogni periodo indennizzabile di congedo parentale richiesto, non rilevando in nessun caso il principio dell’automaticità delle prestazioni (art. 64-ter, D.Lgs n. 151/2001).
Qualora poi il congedo parentale sia fruito nel primo anno di vita del minore ovvero dall’ingresso in famiglia o in Italia, pur non riscontrandosi la sussistenza del requisito contributivo, l’indennità può comunque essere riconosciuta se il richiedente aveva titolo all’indennità di maternità o paternità, a prescindere dall’effettiva fruizione della stessa. Al riguardo, al fine della verifica del citato diritto, se il periodo di maternità o paternità ricade totalmente nel periodo anteriore al 5 settembre 2019 (data di entrata in vigore del D.L. n. 101/2019), deve essere accertato il requisito contributivo delle tre mensilità di contribuzione, effettivamente versate con aliquota piena, nei dodici mesi precedenti l’inizio del periodo di maternità o paternità. Se, invece, il periodo di maternità o paternità ricade parzialmente o totalmente dopo la data del 5 settembre 2019, deve essere accertato il requisito contributivo di una mensilità di contribuzione.
Evidentemente, in relazione ai periodi di congedo parentale fruiti prima del 5 settembre 2019, il riconoscimento dell’indennità rimane subordinato all’accertamento che risultino effettivamente versate tre mensilità di contribuzione. Infine, considerata la frazionabilità del congedo parentale, le richieste relative a periodi di congedo parentale ricadenti in parte nella vigente disposizione e in parte nella precedente devono essere istruite diversamente secondo le rispettive indicazioni.

Premi Inail, per la sospensione dei versamenti necessaria la comunicazione on line

Al fine di fruire della sospensione dal versamento dei premi assicurativi Inail, i soggetti interessati devono inviare apposita comunicazione telematica all’Istituto, specificando la disposizione normativa che hanno applicato e dichiarando altresì di essere in possesso delle condizioni richieste per usufruire del beneficio. Nelle more della realizzazione dell’apposito servizio on line, per i casi urgenti, rappresentati soprattutto dalla sospensione delle rate delle rateazioni ex art. 2, co. 11, D.L. 338/1989, è necessario che i beneficiari trasmettano la comunicazione tramite Pec alla Sede competente (Inail, circolare 18 maggio 2020, n. 21).

I soggetti interessati alla sospensione dei premi Inail devono comunicare all’Istituto di aver effettuato la sospensione dei versamenti, specificando la disposizione che hanno applicato e dichiarando altresì di essere in possesso delle condizioni richieste per usufruire del beneficio, fermo restando i controlli successivi sull’effettiva sussistenza dei requisiti. A tal fine, è in corso di realizzazione un apposito servizio on line, che sarà reso disponibile sia ai titolari dei codici ditta che ai loro intermediari in possesso di delega. Nello stesso servizio, gli utenti dovranno anche comunicare se al termine di ogni periodo di sospensione previsto, gli stessi intendono effettuare i versamenti in unica soluzione o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo. Il servizio gestirà, infatti, tutte le sospensioni finora previste per l’emergenza epidemiologica e consentirà quindi agli utenti di effettuare:
A) le comunicazioni di sospensione dei versamenti per i mesi di aprile e maggio 2020 per riduzione del fatturato, per inizio attività di impresa, arte o professione, in data successiva al 31 marzo 2019, per gli enti non commerciali (art. 18, commi 1-5, D.L. n. 23/2020).
Alla ripresa dei versamenti, da giugno 2020, i soggetti che hanno applicato la sospensione devono indicare nel modello F24 il seguente numero di riferimento:
– per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro: “999192” per il pagamento in unica soluzione e “999193” per il pagamento rateale;
– per i soggetti con ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro: “999194” per il pagamento in unica soluzione e “999195” per il pagamento rateale;
– per i soggetti che hanno intrapreso l’attività successivamente al 31 marzo 2019: “999196” per il pagamento in unica soluzione e “999197” per il pagamento rateale;
– per gli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa: “999198” per il pagamento in unica soluzione e “999199” per il pagamento rateale;
B) le comunicazioni di sospensione degli adempimenti e dei versamenti dal 23 febbraio al 30 aprile 2020 (art. 5, co. 1, D.L. n. 9/2020) per i soggetti operanti nei Comuni ex zona rossa (Allegato 1, D.P.C.M. 1° marzo 2020).
Alla ripresa dei versamenti, da maggio 2020, i soggetti devono indicare nel modello F24 il numero di riferimento:
– “999186” per il pagamento in unica soluzione;
– “999187” per il pagamento rateale;
C) le comunicazioni di sospensione degli adempimenti e dei versamenti dal 2 marzo al 30 aprile 2020 per le imprese del turismo, dei trasporti, etc. (art. 61, co. 2, D.L. n. 18/2020).
Alla ripresa dei versamenti, da maggio 2020, i soggetti devono indicare nel modello F24 il numero di riferimento:
– “999188” per il pagamento in unica soluzione;
– “999189” per il pagamento rateale;
D) le comunicazioni di sospensione degli adempimenti e dei versamenti dal 2 marzo al 31 maggio 2020 per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive professionistiche e dilettantistiche (art. 61, co. 5, D.L. n. 18/2020).
Alla ripresa dei versamenti, da giugno 2020, i soggetti devono indicare nel modello F24 il numero di riferimento:
– “999184” per il pagamento in unica soluzione;
– “999185” per il pagamento mediante rateizzazione;
E) le comunicazioni di sospensione dei versamenti dall’8 al 31 marzo 2020, per ricavi o compensi non superiori a 2 milioni di euro (art. 62, co. 2, lett. c), D.L. n. 18/2020).
Alla ripresa dei versamenti, da maggio 2020, i soggetti devono indicare nel modello F24 il numero di riferimento:
– “999190” per il pagamento in unica soluzione;
– “999191” per il pagamento rateale;
F) le comunicazioni di sospensione dei versamenti dal 30 aprile al 15 luglio per le imprese del settore florovivaistico (art. 78, co. 2-quinquiesdecies, D.L. n. 18/2020).
Alla ripresa dei versamenti, da luglio 2020, i soggetti che hanno applicato la sospensione devono indicare nel modello F24 il numero di riferimento:
– “999200” per il pagamento in unica soluzione;
– “999201” per il pagamento rateale.
In attesa del servizio telematico, per i casi urgenti, rappresentati soprattutto dalla sospensione delle rate delle rateazioni ex art. 2, co. 11, D.L. 9 ottobre 1989, n. 338, è necessario che i beneficiari trasmettano la comunicazione tramite Pec alla Sede competente. In ogni caso, gli interessati, dovranno ripresentare la comunicazione con il servizio on line che sarà rilasciato.