Per le struttur ricettive, la TARI è dovuta anche per i depositi

Vanno assoggettati alla TARI (tassa relativa alla gestione dei rifiuti in Italia) anche i magazzini destinati al ricovero dei beni strumentali o delle scorte da impiegare nella produzione o nello scambio, che concorrano all’esercizio dell’impresa, e vanno conseguentemente riguardati come aree operative idonee a produrre rifiuti, al pari degli stabilimenti o dei locali destinati alla vendita (Corte di cassazione – sentenza 23 giugno 2020, n. 12301).

A chiarirlo è stata la Corte di Cassazione, ribadendo che è la destinazione funzionale alle attività alberghiera ad incidere sull’applicabilità della TARI, anche con tariffa meno onerosa, sui locali destinati a deposito.

Sono assoggettati all’imposta i magazzini destinati al ricovero dei beni strumentali o delle scorte da impiegare nella produzione o nello scambio, che concorrano all’esercizio dell’impresa, e vanno conseguentemente riguardati come aree operative idonee a produrre rifiuti, al pari degli stabilimenti o dei locali destinati alla vendita, con la conseguenza che spetta al contribuente l’onere della prova dell’esistenza delle condizioni per le quali determinate superfici avrebbero diritto ad una riduzione dell’imposizione.

Infatti, il contribuente ha l’onere di dimostrare che, in relazione all’anno di imposizione, la specifica destinazione aziendale impressa ai depositi comporti una capacità produttiva di rifiuti, diversa (e minore) rispetto alle altre aree operative occupate dalla azienda alberghiera.

In tal caso, spetterebbe l’applicazione della tariffa meno onerosa con puntuale e congruo riferimento alle categorie o sottocategorie della normativa secondaria deliberata dall’Ente impositore

Calabria e Molise: aliquote maggiorate per Irap e addizionale Irpef

Nelle Regioni Calabria e Molise non sono stati raggiunti gli obiettivi previsti nei rispettivi piani di rientro dai deficit sanitari per l’esercizio 2019. Quindi, per l’anno 2020, si applicano le maggiorazioni delle aliquote dell’IRAP e dell’addizionale IRPEF (Agenzia delle Entrate – Comunicato 01 luglio 2020)

Il Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti e il Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza hanno constatato che nell’esercizio 2019 la Regione Calabria e la Regione Molise non hanno raggiunto gli obiettivi previsti nei rispettivi piani di rientro dai deficit sanitari.
Di conseguenza, per l’anno d’imposta 2020, in queste Regioni si applicano le maggiorazioni automatiche dell’aliquota dei tributi regionali. In particolare:
– maggiorazione dello 0,15 per cento dell’aliquota IRAP;
– maggiorazione dello 0,30 per cento dell’aliquota dell’addizionale regionale all’IRPEF.

Ai fini IRAP, la maggiorazione ha effetto sull’acconto per il 2020 che, se dovuto, è determinato con le seguenti modalità:
– con il metodo storico, assumendo quale imposta del periodo precedente quella determinata applicando l’aliquota del 2019 già comprensiva della maggiorazione di 0,15 punti percentuali;
– con il metodo previsionale, assumendo come imposta di riferimento quella determinata applicando al valore della produzione previsto l’aliquota d’imposta maggiorata di 0,15 punti percentuali.

Ai fini dell’addizionale regionale all’IRPEF, considerato che la maggiorazione si applica all’anno d’imposta 2020, di fatto gli effetti si producono nell’anno 2021. Tuttavia, in relazione ai lavoratori dipendenti che cessano il rapporto di lavoro in corso d’anno, i datori di lavoro sono tenuti a trattenere, in sede di conguaglio, l’importo dell’addizionale regionale 2020 e quello delle rate residue dell’addizionale regionale 2019. In tal caso il primo importo (addizionale regionale 2020) è determinato applicando l’aliquota maggiorata, mentre quello relativo all’addizionale regionale 2019 è determinato applicando la previgente aliquota.
In particolare, per il 2020, con riferimento alla Regione Calabria si applica l’aliquota nella misura del 2,03 per cento, mentre per la Regione Molise l’addizionale è calcolata applicando le seguenti aliquote previste per scaglioni di reddito:
– Fino a 15.000 euro, aliquota 2,03%;
– Da 15.001 a 28.000 euro, aliquota 2,23%;
– Da 28.001 a 55.000 euro, aliquota 2,43%;
– Da 55.001 a 75.000 euro, aliquota 2,53%;
– Oltre 75.000 euro, aliquota 2,63%.

SISMA BONUS: asseverazione non contestuale alla richiesta del titolo abilitativo

I benefici fiscali del sisma bonus spettano agli acquirenti delle unità immobiliari ubicate nelle zone sismiche 2 e 3, oggetto di interventi le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017 ma prima del 1° maggio 2019, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni, anche se non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo. Tale asseverazione deve essere presentata dall’impresa entro la data di stipula del rogito. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 30 giugno 2020, n. 196)

Nel quesito posto all’amministrazione finanziaria la società istante riferisce che tutti coloro che rivestivano la posizione di proprietari del fabbricato posto nel comune alla data del … 2017 hanno chiesto, al Comune il … 2017, il rilascio del permesso per la demolizione e la ricostruzione dello stesso.
Il … 2017 lo sportello unico per l’edilizia del Comune ha comunicato la possibilità di una determina favorevole al rilascio del permesso di costruire subordinatamente alla presentazione di documenti e all’assolvimento di taluni adempimenti.
Ad oggi non sono stati presentati i documenti richiesti e, pertanto, il permesso di costruire non è stato ancora rilasciato.
Ciò posto, l’istante evidenzia di aver acquistato il … 2019 il fabbricato in esame e di aver presentato richiesta di voltura della sopra citata pratica edilizia.
Il … 2019 il Comune  ha autorizzato la voltura della pratica edilizia.
Tutto ciò considerato, l’istante evidenzia che, trattandosi di intervento da realizzare su un fabbricato in zona sismica 3, mediante demolizione e ricostruzione dell’intero edificio, da parte di impresa di costruzioni, agli acquirenti di immobili spetterebbe, ai sensi dei comma 1-septies dell’articolo 16 del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63 convertito dalla legge n. 90 del 2013, la detrazione del 75% o dell’85% del prezzo della singola unità immobiliare.
In particolare, con riferimento al caso di specie, l’istante nel compiere una ricostruzione della normativa in argomento, cui si rinvia, rileva come le spese (ovvero, il prezzo riportato in atto che si assume come base di calcolo) per le quali spetta la detrazione (c.d. sisma bonus) sono quelle sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, per gli interventi le cui procedure autorizzative sono iniziate dopo la data di entrata in vigore della presente disposizione (1°gennaio 2017).
Con riferimento al caso in esame, l’istante evidenzia che la presentazione del progetto di demolizione e ricostruzione con richiesta di permesso di costruire è del … 2017, la notifica della Determina favorevole di approvazione del progetto e comunicazione del rilascio del permesso di costruire subordinato alla presentazione di documenti e all’assolvimento di adempimenti è del … 2017, l’acquisto dell’intero fabbricato da parte dell’istante è avvenuto il … 2019), la richiesta della voltura della pratica edilizia è del … 2019), il rilascio dell’autorizzazione alla voltura della pratica edilizia alla società istante è del … 2019.
All’atto della presentazione del progetto di demolizione e ricostruzione con richiesta del permesso di costruire l’istante non ha allegato l’asseverazione del progetto strutturale così come richiesto dal decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti del 28 febbraio 2017, n. 58, come modificato dal decreto ministeriale 7 marzo 2017, n. 65, ai fini dell’ottenimento dei benefici fiscali.
Ciò in quanto, solo con l’entrata in vigore dell’articolo 8 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 (1° maggio 2019) si è esteso l’ambito di applicazione dell’ articolo 16, comma 1-septies, del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63 (c.d. sisma bonus) alle zone classificate a rischio sismico 2 e 3.
Pertanto, l’istante dichiara che l’asseverazione del progetto “sarà presentata, contestualmente al deposito dei calcoli strutturali, non appena predisposta dal tecnico incaricato, prima del rilascio del permesso di costruire, che pertanto avverrà solo successivamente”.
In particolare, al riguardo, con documentazione integrativa del … prot. N. …, l’istante precisa che, allo stato, “Poichè l’intervento consiste nella demolizione di fabbricato esistente e costruzione di nuovo fabbricato, la classe di rischio post intervento non è certificabile”.
Tutto ciò premesso, al fine di prevenire eventuali contestazioni, l’istante chiede chiarimenti in ordine alla spettanza dei benefici fiscali in capo ai futuri acquirenti degli immobili.
Nel caso in esame, l’Amministrazione finanziaria risponde che l’ottenimento dei benefici fiscali di cui all’art. 16, comma 1-septies, spetta agli acquirenti delle unità immobiliari ubicate nelle zone sismiche 2 e 3, oggetto di interventi le cui procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1° gennaio 2017 ma prima del 1° maggio 2019, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni, anche se l’asseverazione di cui all’articolo 3 del D.M. n. 58 del 2017 non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo.
Tuttavia la richiamata asseverazione deve essere presentata dall’impresa entro la data di stipula del rogito.

Covid-19, chiarimenti sul tirocinio a distanza dai Commercialisti

Fornite precisazioni sullo svolgimento del tirocinio tramite modalità a distanza (CNDCEC – P.O. 60/2020).

Il dominus non può richiedere il prolungamento del tirocinio svolto secondo modalità a distanza, condizione resa necessaria dall’emergenza sanitaria in corso, in ragione della considerazione che l’avvenuta effettuazione dello stesso secondo modalità a distanza “non è stata esaustiva”. La sede di valutazione del tirocinio effettuato (e quindi della sua “esaustività”) è esclusivamente l’esame di Stato dovendo il dominus semplicemente attestare l’effettuazione dello stesso presso il proprio studio professionale (in questo caso secondo le modalità a distanza).

Disconoscimento del credito d’imposta legittimo a seguito di controlli automatizzati

In tema di accertamenti e controlli delle dichiarazioni tributarie, è legittimo il disconoscimento del credito di imposta operato a seguito di controllo automatizzato qualora esso abbia carattere cartolare e non implichi valutazioni, in quanto effettuato sulla base di un riscontro obiettivo dei dati formali della dichiarazione dei redditi o rinvenibili negli archivi dell’anagrafe tributaria (Corte di cassazione – ordinanza 24 giugno 2020, n. 12469).

L’indirizzo interpretativo dei giudici della Corte non contrasta con quanto affermato in altre decisioni, secondo cui, in tema di accertamenti e controlli delle dichiarazioni tributarie, l’iscrizione a ruolo della maggiore imposta è ammissibile solo quando il dovuto sia determinato mediante un controllo meramente cartolare, sulla base dei dati forniti dal contribuente o di una correzione di errori materiali o di calcolo, non potendosi, invece, con questa modalità, risolvere questioni giuridiche, sicché il disconoscimento, da parte dell’Amministrazione finanziaria, di un credito d’imposta non può avvenire tramite l’emissione di cartella di pagamento avente ad oggetto il relativo importo, senza essere preceduta da un avviso di recupero di credito d’imposta o quanto meno bonario.

Va infatti considerato che anche quest’ultimo orientamento subordina la legittimità del controllo automatizzato al carattere meramente cartolare e valutativo del disconoscimento del credito d’imposta, potendo, quest’ultimo, appunto dipendere sia da una valutazione giuridica ed accertativa di inesistenza ovvero non compensabilità del credito (ipotesi nella quale il controllo automatizzato non è ammesso), sia dal riscontro puramente obiettivo della dichiarazione (ipotesi nella quale esso è invece consentito).