Diritto alla detrazione IVA anche senza la dichiarazione annuale

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 22744 del 12 settembre 2019, ha affermato che anche in assenza della dichiarazione annuale è possibile portare in detrazione l’eccedenza IVA maturata nel periodo di competenza, se sono rispettati i requisiti sostanziali. La detrazione può essere esercitata fino al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto.

FATTO

A seguito di controllo formale automatizzato, l’Agenzia delle Entrate ha emesso la cartella di pagamento nei confronti del contribuente contestando l’esistenza del credito IVA portato in detrazione, in considerazione della mancata presentazione della dichiarazione relativa all’anno di competenza.
Su ricorso del contribuente, i giudici tributari hanno annullato la cartella di pagamento ritenendo non assolto, da parte dell’Ufficio, l’onere di prova della non esistenza del credito.
La decisione dei giudici tributari è stata confermata dalla Corte di Cassazione, a fronte del ricorso proposto dall’Agenzia delle Entrate.

DECISIONE DELLA CASSAZIONE

A sostegno dell’annullamento della pretesa tributaria, la Corte Suprema ha affermato che la neutralità dell’imposizione armonizzata sul valore aggiunto comporta che, pur in mancanza di dichiarazione annuale per il periodo di maturazione, l’eccedenza d’imposta, che risulti da dichiarazioni periodiche e regolari versamenti per un anno e sia dedotta entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, va riconosciuta dal giudice tributario laddove il contribuente abbia rispettato tutti i requisiti sostanziali per la detrazione.
In altri termini, nel giudizio d’impugnazione della cartella emessa dal fisco a seguito di controllo formale automatizzato, non può essere negato il diritto alla detrazione se è dimostrato in concreto, ovvero non è controverso, che si tratti di acquisti compiuti da un soggetto passivo d’imposta, assoggettati ad iva e finalizzati ad operazioni imponibili.
In tal caso il contribuente, può portare in detrazione l’eccedenza d’imposta, anche in assenza della dichiarazione annuale finale, fino al secondo anno successivo a quello in cui è sorto il diritto, purché siano rispettati i requisiti sostanziali per poter fruire della detrazione: la sussistenza di tali requisiti esclude, infatti, la rilevanza dell’assenza di quelli formali, ivi comprese le liquidazioni periodiche, purché sia rispettata la cornice biennale prevista per l’esercizio del diritto di detrazione.
Non c’è, invece, la necessità di procedere ad accertamento induttivo, in quanto l’Ufficio non può pretendere la restituzione di somme per ragioni di pura forma senza addurre rilievi sulla loro effettiva spettanza.
Tale soluzione, peraltro, risulta coerente con il principio fondamentale di neutralità dell’iva, secondo cui la detrazione dell’imposta a monte va accordata se gli obblighi sostanziali sono soddisfatti, anche se taluni obblighi formali sono stati omessi, e l’amministrazione finanziaria, una volta che disponga delle informazioni necessarie per dimostrare che i requisiti sostanziali siano stati soddisfatti, non può imporre, riguardo al diritto del soggetto passivo di detrarre l’imposta, condizioni supplementari che possano produrre l’effetto di vanificare l’esercizio del diritto, in quanto i requisiti sostanziali del diritto a detrazione sono quelli che stabiliscono il fondamento stesso e l’estensione di tale diritto.

Se mai reclamato, il compenso dell’amministratore non può essere richiesto in sede di liquidazione

L’amministratore di una società che per anni non ha mai reclamato il proprio compenso non ha diritto di richiederlo al momento della liquidazione della società. In tal caso la rinuncia è tacita (Corte di Cassazione – ordinanza n. 22802/2019).

Se è vero che l’amministratore di una società, con l’accettazione della carica, acquisisce il diritto ad essere compensato per l’attività svolta in esecuzione dell’incarico affidatogli, tuttavia tale diritto è disponibile e, così come può essere derogato da una clausola dello statuto della società, che condizioni lo stesso al conseguimento di utili, ovvero sancisca la gratuità dell’incarico, del pari può anche essere oggetto di rinuncia anche attraverso una remissione tacita del debito.
Sebbene, poi, la rinuncia non sia desumibile da un mero comportamento inerte dell’amministratore (inerzia o silenzio), atteso che è necessario un comportamento concludente del titolare che riveli in modo univoco una sua volontà abdicativa, tuttavia, i giudici della Corte hanno chiarito che la mancata richiesta del compenso per tutto il periodo dell’attività svolta fa intendere alla rinuncia tacita al compenso.

Se pertanto l’amministratore non ha mai reclamato il proprio compenso, senza mai chiedere all’assemblea di porre all’ordine del giorno la sua determinazione, tale condotta dell’amministratore è intesa come rinuncia tacita del compenso, senza alcuna possibilità di reclamarlo in sede di liquidazione della società.

Gli scenari futuri dell’IVA alla luce delle direttive e delle proposte dell’UE

16 SETT 2019 Approvato, dopo un’analisi delle direttive e dei regolamenti UE in materia di IVA di prossima entrata in vigore, il documento che offre una visione d’assieme del percorso che condurrà al sistema IVA 2022 e successivamente al sistema definitivo del tributo. (CNDCEC – Nota 12 settembre 2019, n. 79).

La riforma del sistema IVA e la creazione di uno “spazio unico europeo” per l’applicazione dell’imposta, la cui prima fase è prevista con decorrenza primo luglio 2022, sono destinate a realizzarsi seguendo un percorso step by step. Gli obiettivi sono fissati nel piano d’azione della Commissione europea, cui è data esecuzione tramite proposte di modifica della direttiva n. 2006/112/CE o dei regolamenti dell’Unione europea. Delle modifiche previste da tali proposte, alcune sono state già trasfuse in direttive e altri atti, la cui efficacia è anticipata rispetto alla scadenza del 2022, altre non sono ancora state tradotte in atti legislativi; alcune delle disposizioni approvate, inoltre, sono già sotto osservazione, al fine di migliorarne l’applicazione. Il tutto, mentre il legislatore nazionale prova ad anticipare l’applicazione di talune norme (è il caso della disciplina in materia di marketplace), la cui effettiva entrata in vigore, tuttavia, è stata oggetto di rinvio.
In un simile contesto, è immaginabile il disorientamento dell’interprete, al quale non sfugge di certo l’importanza dei cambiamenti in arrivo, ma che si vede costretto a una non semplice attività di ricerca (prima) e collocazione sistematica (poi) delle numerose novità, dovendo distinguere fra disposizioni in vigore, disposizioni parimenti in vigore ma ad effetto posticipato, e norme ancora da approvare. Scopo del documento in oggetto è dunque quello di fornire una visione d’assieme del percorso che condurrà al sistema IVA 2022 (e, successivamente, al sistema definitivo del tributo), predisponendo un “cruscotto” per controllare e monitorare l’avanzamento dei lavori, di cui sia possibile l’aggiornamento mano a mano che saranno approvate o prenderanno effetto le nuove regole, offrendo nel contempo un contributo di sintesi sulle principali novità.

Duplice rapporto di lavoro preesistente: ammesso il regime forfetario

Il dentista che si trovi ad avere un duplice rapporto di lavoro con l’ASL, professionale e dipendente, a seguito di un provvedimento della magistratura che ha imposto la trasformazione di preesistenti contratti d’opera professionale in contratti di lavoro subordinato, non si trova in condizione di inapplicabilità del regime forfetario (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 382 del 2019).

Tra le cause ostative all’applicazione del regime forfetario è prevista l’ipotesi in cui l’attività sia esercitata prevalentemente nei confronti di datori di lavoro con i quali sono in corso rapporti di lavoro o erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta ovvero nei confronti di soggetti direttamente o indirettamente riconducibili ai suddetti datori di lavoro, a esclusione dei soggetti che iniziano una nuova attività dopo aver svolto il periodo di pratica obbligatorio ai fini dell’esercizio di arti o professioni.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la suddetta causa ostativa, introdotta nel 2019, non si applica nell’ipotesi di una dentista che lavora per l’ASL, in base ad un duplice rapporto di lavoro, come libera professionista e come dipendente, per effetto di un provvedimento dell’Autorità giudiziaria che ha imposto all’ASL di trasformare il preesistente contratto d’opera in contratto di lavoro subordinato.
In tal caso, non si verifica una trasformazione di attività di lavoro dipendente in attività di lavoro autonomo che la causa ostativa intende evitare, permanendo immutato l’assetto negoziale antecedente l’introduzione della norma.
Il duplice rapporto di lavoro (rispettivamente relativo all’attività professionale di dentista e lavoratore dipendente) essendo preesistente all’entrata in vigore della causa ostativa e continuando senza subire alcuna modifica sostanziale, non incontra il divieto di applicazione del regime agevolato.
Ovviamente, il compensi derivanti dal rapporto di lavoro dipendente non potranno beneficiare della tassazione sostitutiva, essendo soggetti alla ordinaria tassazione prevista per la corrispondente tipologia di reddito.

Registrazione telematica dei contratti di locazione di gestione di siti per antenne di telefonia

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in merito agli adempimenti, e sui documenti da allegare, per la registrazione telematica dei contratti di locazione relativi alla gestione di siti per antenne di telefonia mobile stipulati con soggetti aventi natura giuridica variegata: persone fisiche non soggetti passivi IVA, società, enti pubblici (Agenzia Entrate – risposta n. 374/2019).

In particolare è stato precisato che gli applicativi informatici di presentazione, controllo e gestione delle attività connesse alla registrazione di contratti di locazione (nel caso di specie il software di compilazione RLI-web) ammettono come documenti allegati soltanto file in formato PDF/A o TIFF.

Per i contratti firmati digitalmente, che rivestono un formato elettronico diverso da quelli al momento consentiti, è possibile allegare il documento estraendone il contenuto in formato PDF/A ovvero, in presenza di una copia cartacea del documento, generare mediante scannerizzazione un file avente le caratteristiche che ne consentano l’allegazione.

È inoltre importante ricordare che il contribuente che effettua la registrazione telematica del contratto di locazione ha l’obbligo di conservare, ancorché in formato digitale, l’originale dei documenti, che potrà essere richiesto da parte dell’Agenzia delle Entrate per eventuali verifiche.