IVA ridotta sui dispositivi medici e sulle parrucche

Aliquota Iva del 10 % sui dispositivi medici a base di sostanze per la prevenzione delle malattie e per i trattamenti medici e veterinari e, del 4% sulla cessione delle parrucche a soggetti affetti da disagio psicologico (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 10 dicembre 2019, n. 507 e n. 508).

Rientrano nell’ambito del numero 114) della Tabella A, parte III, allegata al d.P.R. n. 633 del1972, tra i beni soggetti all’aliquota IVA del 10 per cento, i dispositivi medici a base di sostanze, normalmente utilizzate per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari, classificabili nella voce 3004 della nomenclatura combinata.
La voce 3004 riguarda i “Medicamenti (esclusi i prodotti della voce 3002, 3005, e 3006) costituiti da prodotti anche miscelati, preparati per scopi terapeutici o profilattici, presentati sotto forma di dosi (compresi i prodotti destinati alla somministrazione per assorbimento per cutaneo) o condizionati per la vendita al minuto.
La classificazione merceologica di un prodotto rientra nella competenza esclusiva dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli (ADM).
Ai prodotti classificabili nell’ambito del Capitolo 30 della Tariffa doganale, tra i “Prodotti farmaceutici” e, in particolare, alla voce 3004 si ritiene applicabile l’aliquota IVA del 10 per cento ai sensi del citato n. 114) della Tabella A, parte III citata.

Diversamente, ai prodotti classificati dall’ADM nell’ambito del Capitolo 33 della Tariffa Doganale “Oli essenziali e resinoidi; prodotti per profumeria o per toletta preparati e preparazioni cosmetiche”, poiché il riferimento al capitolo 33 non risulta richiamato da alcuno dei numeri della Tabella A, parti II, II-bis e III, allegata al d.P.R. n. 633 del 1972, si renderà applicabile l’aliquota ordinaria.
Ai fini dell’applicazione dell’aliquota IVA del 4 per cento alla cessione delle parrucche a soggetti affetti da disagio psicologico conseguente a patologie che hanno comportato danni estetici è necessaria la specifica prescrizione rilasciata dal medico dell’ASL di appartenenza.
Si precisa che la specifica prescrizione medica autorizzativa possa essere rilasciata da un medico specialista operante nell’ambito del servizio sanitario pubblico regionale in base alla disciplina vigente nella Regione di appartenenza. Ciò a prescindere dalle differenti denominazioni delle strutture sanitarie pubbliche competenti adottate nei vari territori regionali (ATS, ASST), sempre che tali strutture sostituiscano in sostanza le ASL nell’esercizio delle funzioni rilevanti a tal fine e i medici specialisti prescrittori operino nell’anzidetto ambito.

Redditometro: la rilevanza del principio della “famiglia fiscale”

In caso di accertamento sintetico del reddito (c.d. “Redditometro”), il contribuente ha l’onere di provare che il maggior reddito accertato è riferibile al nucleo familiare (principio della “famiglia fiscale”) (Corte di cassazione – sentenza n. 31782/2019).

A stabilirlo sono stati i giudici della Corte di Cassazione che si sono espressi sul principio della “famiglia fiscale” ai fini del redditometro, principio che consente di individuare correttamente il perimetro di ricchezza di una persona, e sull’onere probatorio da parte del contribuente.

Va detto che, in tema di accertamento delle imposte sui redditi delle persone fisiche, gli uffici finanziari possono determinare sinteticamente il reddito complessivo netto del contribuente, sulla base degli indici di spesa riguardanti il cd. redditometro, e tale metodo di accertamento dispensa l’Amministrazione finanziaria da qualunque ulteriore prova rispetto all’esistenza dei fattori-indice della capacità contributiva, sicché è legittimo l’accertamento fondato su di essi e resta a carico del contribuente, posto nella condizione di difendersi dalla contestazione dell’esistenza di quei fattori, l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore.

Detto questo, i giudici hanno affermato che, a fronte della determinazione redditometrica del reddito delle persone fisiche, la prova contraria consistente nel possesso di redditi ad opera del contribuente si può configurare anche a carico dei familiari, compreso il coniuge in separazione dei beni.

Revoca dei benefici “prima casa” per tardivo trasferimento della residenza

I benefici della prima casa di abitazione per mancato trasferimento della residenza anagrafica nei diciotto mesi dalla data di acquisto dell’immobile vengono revocati (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Ordinanza 27 novembre 2019, n. 30935).

 

Nella fattispecie esaminata dalla Suprema Corte, la contribuente ha separatamente impugnato un avviso di liquidazione per revoca dell’imposta sostitutiva agevolata sui finanziamenti, nonché un avviso di liquidazione per maggiore IVA e irrogazione sanzioni relativo all’anno di imposta 2010, in relazione all’atto di acquisto 30 marzo 2010 di un immobile destinato a prima casa, quale effetto del disconoscimento dei benefici della prima casa di abitazione per mancato trasferimento della residenza anagrafica dal Comune di Trento al Comune di Roseto degli Abruzzi nei diciotto mesi dalla data di acquisto dell’immobile.
La contribuente successivamente ricorre in cassazione con due motivi:
– con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione di legge nella parte in cui la sentenza impugnata non ha preso in esame la prima richiesta di trasferimento, effettuata nei diciotto mesi dall’atto di acquisto, ma solo la seconda; deduce parte ricorrente come il Comune di Roseto degli Abruzzi abbia accertato nei diciotto mesi dalla data di acquisto l’effettiva presenza della contribuente presso la nuova residenza, deducendo come il mancato trasferimento della residenza anagrafica sia ascrivibile a fatti non imputabili alla contribuente; rileva come la seconda domanda di trasferimento non costituisca revoca della precedente domanda ma una mera sollecitazione al Comune, tanto che il cambio di residenza è andato a buon fine;
– con il secondo motivo si deduce nullità delle sentenze, per non avere le sentenze impugnate rilevato incidentalmente l’illegittimità del provvedimento emesso dal Comune di Trento che negava l’autorizzazione al trasferimento presso la nuova abitazione, anziché dedurre che la contribuente non avesse provveduto ad impugnarlo, dando conseguentemente rilievo alla iniziale richiesta di trasferimento della residenza avvenuta nel termine di 18 mesi dall’acquisto;
Per la Suprema Corte entrambi i motivi di ricoso sono inammissibili.

Escluse dall’obbligo di invio telematico dei corrispettivi per le attività spettacolistiche

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che alle attività dello spettacolo non si applica l’obbligo di memorizzazione elettronica e trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate, in quanto i dati dei corrispettivi vengono già comunicati all’anagrafe tributaria tramite la SIAE (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 506 del 2019)

A decorrere dal 1° gennaio 2020 i soggetti che effettuano attività di commercio al dettaglio e svolgono prestazioni di servizi in locali aperti al pubblico hanno l’obbligo di memorizzare elettronicamente e trasmettere telematicamente all’Agenzia delle Entrate i dati relativi ai corrispettivi giornalieri (obbligo anticipato al 1° luglio 2019 per i soggetti che con volume d’affari superiore a 400.000 euro).
Il Ministero delle Finanze ha individuato specifici esoneri in ragione della tipologia di attività esercitata, tra le quali non sono ricomprese le attività di spettacolo dal vivo e quelle ad esse connesse.
Per tali attività l’obbligo di certificazione dei corrispettivi è assolto “con il rilascio di un titolo di accesso emesso mediante apparecchi misuratori fiscali ovvero mediante biglietterie automatizzate.
Per ciascun evento è prevista l’emissione di un prospetto riepilogativo giornaliero, da cui risultano i seguenti dati:
– i dati richiesti per lo scontrino di chiusura giornaliera;
– l’incasso giornaliero, con separata indicazione dell’imponibile, delle aliquote applicabili e delle relative imposte, dell’ammontare incassato a titolo di prevendita e di corrispettivi per eventuali prestazioni accessorie;
– i corrispettivi relativi agli abbonamenti emessi;
– il numero degli ingressi effettuati.
I dati relativi ai riepiloghi giornalieri e mensili riguardanti i titoli di accesso alle manifestazioni spettacolistiche vengono periodicamente inviati alla SIAE, che a sua volta li trasmette all’Agenzia delle Entrate per finalità di accertamento dell’imposta e di repressione delle violazioni.
Di conseguenza, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che i corrispettivi relativi alle attività spettacolistiche sono esclusi dall’obbligo di trasmissione telematica dei dati dei corrispettivi, in quanto tutti i dati relativi ai titoli di accesso emessi sono già oggetto di separata trasmissione alla SIAE, che provvede a metterli a disposizione dell’anagrafe tributaria.
Resta, invece, l’obbligo dell’invio telematico dei dati dei corrispettivi relativi alle attività accessorie diverse dai biglietti d’ingresso, tradizionalmente documentati con scontrino o ricevuta fiscale.

Cessione di azienda: nessuna responsabilità del cessionario per le imposte non pagate

L’Agenzia delle entrate con risposta 06 dicembre 2019, n. 21 ribadisce che è esclusa la responsabilità solidale a carico del cessionario di un’azienda per il pagamento di imposte e sanzioni imputabili al cedente qualora la cessione intervenga, tra l’altro, nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti

L’art. 14, co. 5-bis, del d.lgs. n. 472/1977 introdotto a decorrere dal 1° gennaio 2016 dall’art. 16, co. 1, lett. g), del d.lgs. n. 158/2015, esclude la responsabilità solidale a carico del cessionario di un’azienda (o di un ramo di azienda) per il pagamento di imposte e sanzioni imputabili al cedente qualora la cessione intervenga, tra l’altro, nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti.
L’istante chiede di chiarire se tale l’esclusione possa configurarsi anche nel caso in cui la cessione di un’azienda (o di un ramo di azienda) sia posta in essere in esecuzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti presentato ed omologato prima della data del 1° gennaio 2016.
Il Fisco, a riguardo, chiarisce che la modifica normativa operata non ha portata innovativa e, come tale, trova applicazione agli atti di cessione di azienda (o di ramo di azienda) posti in essere anteriormente al 1° gennaio 2016, ciò vale anche per gli accordi di ristrutturazione dei debiti.
Resta fermo che le limitazioni della responsabilità solidale del cessionario vengono meno qualora la cessione dell’azienda – anche se avvenuta con trasferimento frazionato di singoli beni – sia stata attuata in frode ai crediti di natura tributaria.