Incremento del diritto annuale in Sicilia per dissesto finanziario

Le Camere di commercio di Messina, di Catania-Ragusa-Siracusa della Sicilia orientale, di Palermo-Enna, di Agrigento, di Caltanissetta e di Trapani sono state autorizzate ad incrementare la misura del diritto annuale per gli anni 2018 e 2019, dovuto dalle imprese iscritte nel Registro Imprese, per il finanziamento dei piani di riequilibrio finanziario (Ministero Sviluppo Economico – decreto 21 dicembre 2018).

Per gli anni 2018/2019 le Camere di commercio con i bilanci in rosso, tali da provocare il dissesto finanziario, possono incrementare la misura del diritto annuale del 50%, con l’intento di ritornare ad un riequilibrio finanziario, previa autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.

Le Camere di commercio di Messina, di Catania-Ragusa-Siracusa della Sicilia orientale, di Palermo-Enna, di Agrigento, di Caltanissetta e di Trapani in dissesto finanziario sono state di fatto autorizzate all’incremento del diritto annuale del 50% per gli anni 2018 e 2019. In tal senso, le imprese iscritte nel Registro Imprese di tali Camere di commercio dovranno versare una misura camerale maggiorata del 50% ma sempre entro il 30 giugno.

Il cessionario risponde in solido per i crediti d’imposta del cinema revocati

Forniti chiarimenti sul recupero del tax credit cinema (Agenzia delle Entrate – Risposta 18 febbraio 2019, n. 9).

Il Fisco evidenzia che la cessione dei crediti d’imposta in esame deve:
– rispettare, salva espressa deroga, le regole dettate dal codice civile;
– avvenire solo nei confronti di alcuni soggetti (intermediari bancari, ivi incluso l’Istituto per il credito sportivo, finanziari e assicurativi sottoposti a vigilanza prudenziale);
– seguire le regole applicative individuate nei ricordati decreti ministeriali.
Alla luce delle disposizioni del codice civile e di quelle proprie dei crediti d’imposta nel settore cinematografico e audiovisivo, il cessionario di detti crediti risponda in solido con il cedente, fino a concorrenza delle somme indebitamente fruite, laddove gli stessi risultino non spettanti (“revocati”, “decaduti” ecc.).

Pronto il modello di definizione agevolata delle controversie pendenti

Modello e istruzioni in arrivo per aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti prevista dal decreto fiscale, con la quale possono essere definite le liti aventi ad oggetto atti impositivi in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, pendenti in ogni stato e grado del giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Provvedimento 18 febbraio 2019, n. 39209).

Per poter accedere a questa definizione agevolata è necessario che il ricorso in primo grado sia stato notificato entro il 24 ottobre 2018 e che, alla data di presentazione della domanda, il processo non si sia concluso con una pronuncia definitiva. In particolare, i contribuenti che aderiscono alla procedura agevolata possono definire le liti pendenti con il pagamento del 100% del valore della controversia in caso di soccombenza del contribuente o di ricorso notificato al 24 ottobre 2018, ma non ancora depositato o trasmesso alla CTP, con il pagamento del 90% del valore della controversia in caso di ricorso pendente in primo grado e depositato o trasmesso alla CTP alla data del 24 ottobre 2018, con il pagamento del 40% del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia in primo grado o con il pagamento del 15% del valore della controversia in caso di soccombenza dell’Agenzia in secondo grado. Le controversie tributarie pendenti in Corte di cassazione al 19 dicembre 2018 (data di entrata in vigore della legge di conversione del Dl), per le quali l’Agenzia delle Entrate risulti soccombente in tutti i precedenti gradi di giudizio, possono invece essere definite con il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia.
Nelle istruzioni al modello, l’Agenzia esplicita le modalità di determinazione degli importi dovuti in tutte le altre ipotesi previste dalla legge, a partire dai casi di reciproca soccombenza e di sanzioni non collegate al tributo e descrive la procedura di definizione agevolata per le controversie delle società o associazioni sportive dilettantistiche iscritte nel registro del Coni alla data del 31 dicembre 2017. Il modello e le relative istruzioni sono allegati a un provvedimento del direttore dell’Agenzia che definisce i termini e le modalità di presentazione delle domande e di versamento degli importi dovuti.
Con la procedura di definizione agevolata delle controversie pendenti possono essere definite le liti aventi ad oggetto atti impositivi in cui è parte l’Agenzia delle Entrate, per le quali il ricorso in primo grado è stato notificato entro il 24 ottobre 2018 e per le quali, alla data di presentazione della domanda di definizione agevolata, il processo non si sia concluso con una pronuncia definitiva. Nel caso in cui le somme interessate dalle controversie da definire siano oggetto della “rottamazione-bis”, il perfezionamento della definizione della controversia è subordinato al versamento delle rate di luglio, settembre e ottobre 2018 entro il 7 dicembre 2018 dovute all’agente della riscossione per la “rottamazione-bis”.
Per aderire alla definizione agevolata, i contribuenti devono presentare, per via telematica, una domanda per ciascuna controversia entro il 31 maggio 2019. Entro questa data va effettuato anche il pagamento delle somme dovute o della prima rata mediante modello F24. La definizione della lite si perfeziona con il pagamento, entro il termine del 31 maggio 2019, dell’intera somma da versare oppure della prima rata e con la presentazione della domanda entro lo stesso termine. In ogni caso, per ciascuna controversia autonoma va effettuato un separato versamento. Qualora non vi siano importi da versare, la definizione si perfeziona con la sola presentazione della domanda.
Il pagamento a rate è ammesso nel caso in cui l’importo netto dovuto sia superiore a mille euro per ciascuna controversia autonoma. Per le somme inferiori o pari a mille euro, invece, è necessario fare un unico versamento, sempre entro il 31 maggio 2019. Le somme superiori a mille euro possono essere versate in un massimo di venti rate trimestrali di pari importo. L’Agenzia chiarisce che per aderire alla definizione non è possibile pagare gli importi dovuti mediante ricorso alla compensazione.

Bonus sisma cumulabile con contributi di ricostruzione post-sisma

Rispondendo ad un interpello, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che è possibile fruire delle detrazioni fiscali cd. “bonus sisma” in relazione ad interventi di riduzione del rischio sismico, anche tramite demolizione e ricostruzione, su un immobile danneggiato dal sisma Abruzzo 2009 e già oggetto di interventi di ricostruzione finanziati con i contributi governativi per la ricostruzione post-sismica (Risposta n. 61/2019).

QUESITO

Il quesito riguarda la fruizione delle detrazioni fiscali per le spese relative a interventi su immobili finalizzati alla riduzione del rischio sismico, cd. “sisma-bonus”.
In particolare, il contribuente intende realizzare, unitamente ad interventi di riqualificazione energetica, un intervento di miglioramento o adeguamento finalizzato alla riduzione del rischio sismico (anche tramite demolizione e ricostruzione), su un edificio già oggetto di ricostruzione post sismica, a seguito di danneggiamento causato dal sisma Abruzzo 2009, effettuata con i contributi governativi, conseguendo il ripristino dell’agibilità dell’immobile.
In relazione agli interventi di riduzione del rischio sismico tramite demolizione e ricostruzione del’immobile, si chiede se sia possibile fruire del sisma bonus, avendo in passato beneficiato dei contributi di ricostruzione post sisma per lo stesso immobile.

PARERE DEL FISCO

L’Agenzia delle Entrate ha osservato preliminarmente che, con riferimento agli eventi sismici verificatisi a far data dal 24 agosto 2016, il Commissario Straordinario del Governo ha definito, ai fini della ricostruzione nei territori interessati, specifiche regole per disciplinare le ipotesi di concorso tra la percezione dei contributi commissariali per la ricostruzione privata e la richiesta di fruizione dei benefici fiscali.
In particolare, ha sancito che i soggetti aventi i requisiti per la concessione di finanziamenti agevolati per la ricostruzione privata dei territori danneggiati dagli eventi sismici del 2016, possono fruire delle detrazioni fiscali “sisma bonus” solo per le eventuali spese eccedenti il contributo concesso.
In altri termini è stata espressamente riconosciuta la fruibilità del sisma bonus a fronte di spese sostenute relative ad interventi volti alla riduzione del rischio sismico eccedenti il contributo erogato per la ricostruzione privata nei territori interessati dagli eventi sismici del 2016 e 2017. Il riconoscimento del beneficio fiscale, precisa l’Agenzia, è connesso a finalità di miglioramento sismico delle costruzioni esistenti che la nuova normativa intende perseguire mediante l’incentivazione all’esecuzione di interventi “certificati”, progettati e realizzati secondo i criteri contenuti nelle linee guida (D.M. 28.02.2017) volti alla riduzione del rischio sismico. Seguendo tale logica, la finalità di riqualificazione del patrimonio edilizio abitativo secondo criteri di prevenzione del rischio sismico non viene meno in presenza di un finanziamento ricevuto per la ricostruzione privata dei territori colpiti dagli eventi sismici 2016-2017.
A maggior ragione, la suddetta finalità non può ritenersi decaduta, laddove il contributo sia stato erogato negli anni 2009-2010 in relazione ad interventi già eseguiti, per la riparazione dell’edificio danneggiato dal sisma che ha colpito l’Abruzzo il 06 giugno 2009.
In conclusione, l’Agenzia delle Entrate ha affermato che, fermo restando il rispetto delle condizioni e dei requisiti previsti dalla normativa agevolativa sul “sisma bonus”, devono ritenersi fruibili le relative detrazioni fiscali per le spese sostenute – nei limiti di 96.000 euro per unità immobiliare – per la realizzazione di interventi volti alla riduzione del rischio sismico effettuati su immobili facenti parte dell’edificio ricostruito con l’ausilio dei contributi commissariali per la ricostruzione post-sismica in Abruzzo.

Il professionista con collaboratore-segretario non paga l’IRAP

In tema di IRAP, il presupposto dell’autonoma organizzazione non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il “minimo indispensabile” all’esercizio dell’attività e si avvalga di lavoro altrui non eccedente l’impiego di un dipendente con mansioni esecutive (Corte di Cassazione – Sez. trib. – Ordinanza 14 febbraio 2019, n. 4420).

La Suprema Corte ha affermato che il presupposto impositivo per il professionista o per il lavoratore autonomo sussiste quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma responsabile dell’organizzazione e non sia quindi inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b)impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che ecceda la soglia di un collaboratore che esplichi mansioni meramente esecutive.
Pertanto, non sussiste il presupposto della autonoma organizzazione per il medico convenzionato che si avvale nell’espletamento della propria attività professionale di una dipendente con funzioni di segretaria.
Inoltre, va aggiunto che il valore assoluto dei compensi e dei costi, ed il loro reciproco rapporto percentuale, non costituiscono elementi utili per desumere il presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione di un professionista, atteso che, da un lato, i compensi elevati possono essere sintomo del mero valore ponderale specifico dell’attività esercitata, e, dall’altro, le spese consistenti possono derivare da costi strettamente afferenti all’aspetto personale (spese alberghiere o di rappresentanza, assicurazione per i rischi professionali o il carburante utilizzato per il veicolo strumentale), rappresentando, così, un mero elemento passivo dell’attività professionale, non funzionale allo sviluppo della produttività e non correlato all’implementazione dell’aspetto “organizzativo”.
Il presupposto dell’autonoma organizzazione, richiesto dall’art. 2 del d.lgs. n. 446 del 1997, non ricorre quando il contribuente responsabile dell’organizzazione impieghi beni strumentali non eccedenti il minimo indispensabile all’esercizio dell’attività, sicché anche una spesa consistente per l’acquisto di un macchinario indispensabile all’esercizio dell’attività medesima non è idonea a rivelare l’esistenza dell’autonoma organizzazione ove il capitale investito non rappresenti un fattore aggiuntivo o moltiplicativo del valore costituito dall’attività intellettuale del professionista, ma sia ad essa asservito in modo da non poterne essere distinto.