Online le specifiche tecniche di rimborso delle somme indebite

L’Agenzia delle entrate ha definito le specifiche tecniche di trasmissione dei dati relativi ai rimborsi eseguiti dagli agenti della riscossione riguardo alle somme pagate dai contribuenti e riconosciute indebite (Agenzia entrate – provvedimento n. 12517/2020).

La procedura di rimborso delle somme indebite pagate dai contribuenti attribuisce all’agente della riscossione il compito di effettuare i suddetti rimborsi, e quindi di anticipare le somme necessarie, dietro incarico dell’ente creditore.
Dette somme vengono poi rimborsate all’agente della riscossione dall’ente creditore, corrispondendo sulle stesse gli interessi legali a decorrere dal giorno dell’effettuazione del rimborso al debitore.

Il rimborso viene effettuato materialmente dalla Struttura di gestione, previa trasmissione telematica da parte degli agenti della riscossione dei dati dei rimborsi dagli stessi eseguiti a fronte di somme iscritte a ruolo pagate dal debitore, riconosciute indebite, secondo le specifiche tecniche approvate dall’Agenzia delle Entrate.
Gli accreditamenti sono poi effettuati dalla Struttura di gestione successivamente alla ricezione dei dati, con cadenza almeno settimanale e comprendono gli interessi legali maturati a decorrere dal giorno di esecuzione del rimborso al debitore. Tale modalità di restituzione si applica anche alle somme anticipate per il rimborso di debiti iscritti a ruolo pagati a titolo di IRAP e di addizionale regionale all’IRPEF.
La Struttura di gestione dispone i mandati di accreditamento dei corrispondenti importi in favore degli agenti della riscossione, aggiungendo gli interessi legali maturati a decorrere dal giorno di esecuzione del rimborso al debitore.

Gli estremi identificativi dei mandati vengono poi trasmessi telematicamente dalla Struttura di gestione agli agenti della riscossione, secondo le medesime specifiche tecniche approvate dall’Agenzia delle Entrate.

Imprenditori agricoli: nuove agevolazioni dal 2020

La Legge di bilancio 2020 ha introdotto nuove agevolazioni per gli imprenditori agricoli, tra cui l’istituzione di un apposito Fondo per gli investimenti innovativi, la proroga dell’esclusione dei redditi agrari e dominicali dalla base imponibile Irpef e modalità di calcolo del reddito derivante dalle attività commerciali florovivaistici (art. 1, co. 123, 183 e 225, L. n. 160/2019).

La prima novità introdotta mira a favorire gli investimenti in beni strumentali nuovi da parte delle imprese agricole. In tal senso, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico è stato istituito un apposito Fondo per gli investimenti innovativi delle imprese agricole, con la dotazione di 5 milioni di euro per l’anno 2020 che costituisce limite massimo di spesa.

Il secondo intervento riguarda la proroga dell’esclusione dei redditi agrari e dominicali dalla base imponibile Irpef. In tal senso, anche per il 2020 i redditi dominicali e agrari non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. Per l’anno 2021, invece, i redditi dominicali e agrari dei medesimi soggetti, concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche nella misura del 50%.

Riguardo agli imprenditori agricoli florovivaistici, per le attività dirette alla commercializzazione di piante vive e prodotti della floricoltura acquistate da imprenditori agricoli florovivaistici, nei limiti del 10% del volume di affari, da altri imprenditori agricoli florovivaistici, il reddito è determinato applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto il coefficiente di redditività del 5%.

Fatturazione prestazioni di trasporto c/terzi e servizi accessori

In tema di fatturazione elettronica mensile dei servizi di trasporto merci per conto terzi, è necessario distinguere le prestazioni di trasporto eseguite nel mese di riferimento e i servizi accessori ai trasporti eseguiti nel mese precedente a quello di riferimento. Per i servizi accessori, inoltre, deve essere richiamata la fattura che documenta le operazioni principali cui si collegano quelle accessorie. (Agenzia delle Entrate – Risposta n. 8 del 2020)

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in tema di fatturazione elettronica per prestazioni di servizi, nell’ipotesi di un’azienda di autotrasporto di merci per conto terzi, la quale documenta:

– con una fattura unica tutte le prestazioni eseguite in ciascun mese nei confronti del medesimo cliente, sulla base di un apposita lista descrittiva (condivisa con il committente), nella quale sono riportate le informazioni di dettaglio del DDT (numero e data, dati del committente, dati identificativi del vettore, luogo e data di carico/scarico, targa della motrice e/o del rimorchio stradale utilizzati, peso e tipologia del prodotto trasportato), senza allegare né i DDT, né la lista riepilogativa che viene conservata in forma cartacea;
– con la fattura mensile successiva nei confronti del medesimo cliente, i servizi accessori riferiti alle prestazioni principali della precedente fattura mensile.
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha preliminarmente evidenziato che non si tratta di una fattura “riepilogativa differita”, bensì di una “fattura che documenta più prestazioni rese nel mese, il cui momento impositivo (ossia quello nel quale la prestazione si considera effettuata e, di conseguenza, l’imposta si rende esigibile) coincide con l’emissione della fattura stessa, che costituisce anche la data da indicare nel relativo campo del file fattura. Ciò significa che la fattura elettronica deve essere trasmessa allo Sdì entro 12 giorni dalla data riportata sulla stessa fattura.
Per quanto concerne gli obblighi descrittivi della fattura, è possibile rinviare alla lista riepilogativa (condivisa con il committente per accettazione), scegliendo liberamente se allegarla o meno al file “XML” trasmesso allo Sdì, salvo però l’obbligo di garantirne la conservazione alternativamente in modalità cartacea o elettronica.
Con riferimento, infine, alle prestazioni accessorie, è necessaria la distinzione tra le prestazioni di trasporto eseguite nel mese di riferimento della lista e i servizi accessori ai trasporti eseguiti nel mese precedente a quello di riferimento, richiamando altresì, con riguardo a questi ultimi, la fattura che documenta le operazioni principali cui si collegano quelle accessorie. Pertanto, in caso di emissione della fattura senza indicare nel campo descrittivo gli estremi delle fatture relative alle operazioni principali per il necessario collegamento a quelle accessorie, si rende necessaria la regolarizzazione mediante emissione di note di variazione e successiva riemissione di fatture corrette, che valorizzino la distinzione tra le prestazioni principali del mese ed i servizi accessori relativi al mese precedente con il richiamo alla fattura che documenta le operazioni principali cui si collegano.

Cambia il “credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo”

Dal 2020 l’attuale disciplina del credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo cede il posto alla nuova misura introdotta dalla Legge di bilancio 2020, ovvero, al “credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative” (art. 1, co. 198 -209, L. n. 160/2019).

Il nuovo credito d’imposta spetta a tutte le imprese residenti in Italia, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, che effettuano investimenti in una delle attività ammissibili:
– ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico o tecnologico;
– innovazione tecnologica finalizzata alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati;
– design e ideazione estetica svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari.

La misura del credito d’imposta è differenziata per ogni tipologia di attività ammissibile:
– per le attività di ricerca e sviluppo, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 12% per cento della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 3 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi;
– per le attività di innovazione tecnologica, design e ideazione estetica, il credito d’imposta è riconosciuto, in misura pari al 6% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi;
– per le attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati per il raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, subordinatamente all’avvenuto adempimento degli obblighi di certificazione.

PMI: bonus fiere internazionali

Al fine di migliorare il livello e la qualità di internazionalizzazione delle PMI italiane, la Legge di Bilancio 2020 ha prorogato il credito d’imposta per le spese sostenute per la partecipazione a fiere internazionali (art. 1, co. 300 L. n. 300/2019)

Alle imprese esistenti alla data del 1° gennaio 2019 è riconosciuto anche per il periodo d’imposta 2020 (già previsto per il 2019) un credito d’imposta nella misura del 30 per cento delle spese di partecipazione a manifestazioni fieristiche internazionali di settore che si svolgono in Italia o all’estero, fino ad un massimo di 60.000 euro.
Il credito d’imposta è riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo di 10 milioni di euro per l’anno 2020 e di 5 milioni di euro per l’anno 2021.
Il credito d’imposta, in particolare, è riconosciuto per le spese di partecipazione a manifestazioni fieristiche internazionali di settore che si svolgono in Italia o all’estero, relativamente alle spese per l’affitto degli spazi espositivi; per l’allestimento dei medesimi spazi; per le attività pubblicitarie, di promozione e di comunicazione, connesse alla partecipazione.
Il beneficio è riconosciuto nel rispetto delle condizioni e dei limiti della normativa europea in materia di aiuti de minimis.
Il credito d’imposta spettante può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite modello di pagamento unificato F24 telematico.
Con successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, saranno stabilite le disposizioni attuative, con riferimento a:
a) le tipologie di spese ammesse al beneficio;
b) le procedure per l’ammissione al beneficio, che avviene secondo l’ordine cronologico di presentazione delle relative domande;
c) l’elenco delle manifestazioni fieristiche internazionali di settore, che si svolgono in Italia o all’estero, per cui è ammesso il credito di imposta;
d) le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti d’imposta.