Tutela lavoro: interventi in materia di rapporti di collaborazione


Il decreto legge n. 101/2019, convertito in legge n. 128/2019, ha modificato la definizione generale dei rapporti di collaborazione ricondotti alla disciplina del lavoro subordinato, estendendola anche alle ipotesi in cui l’organizzazione da parte del committente non riguardi tempi e luogo di lavoro.


La novella di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a),concerne l’ambito di applicazione dell’articolo 2 del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, il quale, sotto il profilo del diritto privato, assoggetta alla disciplina dei rapporti di lavoro subordinato anche determinati rapporti di collaborazione. Questi ultimi, in base alla norma vigente, sono costituiti dai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro.
L’intervento legislativo specifica che la norma in esame si applica anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme digitali. La ratio del Legislatore è dunque quella di ampliare la nozione di organizzazione – ai fini dell’assoggettamento alla disciplina dei rapporti di lavoro subordinato – a quei lavoratori che offrono la disponibilità della propria attività di servizio al committente tramite una piattaforma anche digitale per offrire un servizio a terzi mediante l’impiego della propria applicazione informatica.
Inoltre, la riformulazione operata dal Senato ha modificato la suddetta definizione generale dei rapporti di collaborazione ricondotti alla disciplina del lavoro subordinato, sostituendo, nella qualificazione delle prestazioni di lavoro, il termine “esclusivamente personali” con il termine “prevalentemente personali” e sopprimendo il riferimento ai tempi ed al luogo di lavoro, estendendo, di conseguenza, la definizione generale in oggetto anche alle ipotesi in cui l’organizzazione da parte del committente non riguardi tali modalità.
L’articolo 1, comma 1, lettera b) prevede l’ampliamento delle tutele in favore degli iscritti alla gestione separata non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, attraverso la riduzione del requisito minimo di contribuzione da 3 mesi (previsti dalla normativa vigente) ad 1 mese nei 12 mesi precedenti la data di inizio dell’evento/ricovero ai fini dell’accesso a indennità giornaliera di malattia, indennità di degenza ospedaliera, congedo di maternità e congedo parentale e l’incremento (pari al doppio dell’importo previsto dalla normativa vigente) dell’indennità giornaliera di malattia e dell’indennità di degenza ospedaliera.
Il successivo articolo 2 riduce – con effetto dalla data di entrata in vigore del decreto- il requisito contributivo per l’indennità di disoccupazione cd. DIS-COLL: da tre a uno soltanto.