Regime agevolato per il rientro in Italia di docenti/ricercatori

Con la Risposta a interpello n. 274 del 26 agosto 2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che può ritenersi ammesso a beneficiare per undici anni del regime agevolato per il rientro in Italia, il ricercatore italiano residente all’estero e regolarmente iscritto all’AIRE da oltre due anni, che trasferisca in Italia la residenza per se e la famiglia di cui fanno parte due minorenni, ivi continuando l’attività di ricercatore. A tal fine non assume rilievo la natura del datore di lavoro o del soggetto committente in Italia.

Allo scopo di porre rimedio al cd. fenomeno della “fuga dei cervelli” e di favorire lo sviluppo tecnologico e scientifico del Paese, sono previsti incentivi fiscali in favore di docenti/ricercatori che dall’estero si trasferiscono in Italia per continuare l’attività di ricerca.
Il cd. DL Rilancio ha incrementato tali incentivi nei confronti dei soggetti che acquisiscono la residenza fiscale in Italia a partire dal periodo di imposta 2020.
Ai fini delle imposte sui redditi è escluso dalla formazione del reddito di lavoro dipendente o autonomo il 90% degli emolumenti percepiti dai docenti e dai ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato e non occasionalmente residenti all’estero, abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi e che vengono a svolgere la loro attività in Italia, acquisendo conseguentemente la residenza fiscale nel territorio dello Stato.
In base delle modifiche introdotte dal DL Rilancio, i benefici fiscali si applicano nel periodo d’imposta in cui il ricercatore diviene fiscalmente residente nel territorio dello Stato e nei 5 periodi d’imposta successivi (prima erano 3) sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.
Inoltre, per i docenti e ricercatori che abbiano almeno due figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo, le agevolazioni si applicano nel periodo d’imposta in cui il ricercatore o docente diviene residente, e nei 10 periodi d’imposta successivi, sempre che permanga la residenza fiscale nel territorio dello Stato.
Per quanto concerne i requisiti soggettivi necessari per ottenere tali agevolazioni, l’Agenzia delle Entrate ha precisato che i docenti e ricercatori possono beneficiare della tassazione agevolata al verificarsi delle seguenti condizioni:
a) essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato;
b) essere stati non occasionalmente residenti all’estero;
c) aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblici o privati o università;
d) svolgere l’attività di docenza e ricerca in Italia;
e) acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.
Nel rispetto dei suddetti requisiti, secondo l’Agenzia delle Entrate, può ritenersi ammesso a beneficiare del regime fiscale agevolato per il rientro in Italia, il contribuente italiano residente all’estero (Svizzera) e regolarmente iscritto all’AIRE, ricercatore da oltre due anni presso un’azienda farmaceutica nello Stato estero, che si trasferisca in Italia con la propria famiglia per continuare l’attività di ricercatore in un’azienda italiana. Nel caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate, la presenza di due figli minori all’interno della famiglia consente al ricercatore di usufruire dell’agevolazione per l’anno di imposta 2020 e per i successivi dieci anni, sempre che permanga la residenza fiscale in Italia.
Per quanto riguarda il requisito della residenza fiscale in Italia, occorre fare riferimento alla disposizione dell’articolo 2 del TUIR, secondo il quale si considerano residenti in Italia le persone fisiche che, per la maggior parte del periodo d’imposta (183 giorni o 184 giorni in caso di anno bisestile), sono iscritte nelle anagrafi della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato la residenza o il domicilio ai sensi del codice civile. Le condizioni appena indicate sono tra loro alternative; pertanto, la sussistenza anche di una sola di esse è sufficiente a far ritenere che un soggetto sia qualificato, ai fini fiscali, residente in Italia.
Per quanto riguarda invece il requisito dell’attività di docente/ricercatore, si osserva che la norma richiede per quella all’estero che sia stata svolta presso una università o un centro di ricerca pubblico o privato, mentre per quella da svolgere in Italia non dispone nulla in merito ai requisiti dei datori di lavoro e dei committenti dei docenti e ricercatori. Pertanto, secondo l’Agenzia delle Entrate, ai fini dell’agevolazione non assume rilievo la natura del datore di lavoro o del soggetto committente in Italia, che, per l’attività di ricerca, può essere una università, pubblica o privata, o un centro di ricerca pubblico o privato o una impresa o un ente che, in ragione della peculiarità del settore economico in cui opera, disponga di strutture organizzative finalizzate alla ricerca.