ACCORDO SUI CRITERI DI FUNZIONAMENTO DEGLI ENTI BILATERALI DEL SETTORE TERZIARIO CONFCOMMERCIO

Firmato, il giorno 19/3/2014, tra la CONFCOMMERCIO e la FILCAMS-CGIL, la FISASCAT-CISL e la UILTUCS-UIL, l’Accordo sulla Governance e sui criteri di funzionamento degli Enti e Fondi Bilaterali Nazionali e Territoriali, in coerenza con l’accordo interconfederale del 20/2/2014.

Le Parti, partendo dalla premessa che la bilateralità costituisce un patrimonio importante del sistema di relazioni sindacali nel settore del terziario e in coerenza con quanto definito con l’accordo sulla governance del 10/12/2009 e con le linee indicate nell’accordo interconfederale del 20/2/2014 tra Confcommercio e Cgil-Cisl-Uil, condividono che i principi che devono caratterizzare la bilateralità e il welfare contrattuale attengano alla trasparenza nella gestione e alla efficienza nel funzionamento. Sulla base di tale premessa, convengono quanto segue:

Fonti
Il Contratto collettivo nazionale è la fonte primaria della bilateralità e del welfare contrattuale e ne definisce compiti e contribuzione. I contenuti delle prestazioni e le contribuzioni non sono materia di contrattazione territoriale.
Sono altresì fonti della bilateralità e del welfare contrattuale:

– Statuto: svolge funzione costitutiva dell’Ente bilaterale e/o del Fondo, disciplina il funzionamento degli organi, definisce gli scopi e i principi dell’organizzazione;
– Regolamento: atto interno, che disciplina le modalità di gestione della contabilità, il funzionamento, gli acquisti e gli investimenti e l’attuazione dei compiti previsi dallo statuto.

Compiti delle parti
Le parti firmatarie allo scopo di realizzare una puntuale separazione tra atti di Indirizzo e Controllo rispetto alla ordinaria gestione dei Fondi, prevedono l’istituzione di un Comitato nazionale di indirizzo e controllo, richiamato negli Statuti dei Fondi/Enti nazionali, i cui poteri vengono meticolosamente elencati.

Governance
Vengono dettate le regole di governance che devono essere seguite, con l’individuazione degli organi preposti al funzionamento degli enti e i principi che devono regolare l’assetto organizzativo del personale della struttura amministrativa.

Ente Bilaterale Nazionale
Ferme restando le regole di governance sopra definite, le Parti condividono l’esigenza di rendere operativo il ruolo di monitoraggio sugli EBT, assegnato a EBINTER dal contratto nazionale, attraverso una più puntuale e periodica attività di raccordo con gli enti territoriali.
A tal fine, l’Ente Bilaterale Nazionale dovrà censire gli enti territoriali che non risultino allineati alle previsioni contrattuali in termini di contribuzioni e di rispetto delle regole.
Pertanto, l’Ente Bilaterale Nazionale viene dotato di poteri ispettivi sulla regolarità degli esercizi economici degli enti bilaterali territoriali e segnalerà al Comitato di indirizzo e controllo, ed in tal modo ai firmatari del CCNL, gli Enti bilaterali territoriali che non rispettano le previsioni del contratto nazionale e del presente accordo.

Enti Bilaterali Territoriali
Fermo restando l’obbligo di collaborazione con l’ente bilaterale nazionale per l’adempimento delle funzioni e dei compiti previsti dal CCNL, dagli statuti e dal presente accordo, le parti concordano che l’eventuale introduzione di nuove previsioni in coerenza con il contratto nazionale, da parte degli EBT sia soggetta al parere preventivo delle parti sociali a livello nazionale.
Le parti condividono che tra i compiti degli Enti bilaterali territoriali vi siano, sulla base di specifici accordi interconfederali da definire, anche l’istituzione degli organismi paritetici per la sicurezza sul lavoro.
Inoltre gli enti bilaterali territoriali dovranno destinare almeno il 70% delle entrate alle prestazioni/attività, assolvendo in ogni caso i compiti previsti dal contratto collettivo nazionale. Per gli enti bilaterali territoriali che abbiano entrate 4 volte superiori alla quota di massa critica sopra indicata tale percentuale sarà pari almeno all’80% .
Qualora le risorse non fossero sufficienti a realizzare i compiti già previsti dal contratto nazionale, tali Enti verranno segnalati come non allineati alle previsioni generali e andrà individuato un meccanismo che ne preveda l’unificazione con Enti territorialmente limitrofi.

Apprendistato professionalizzante: le proposte della Commissione Lavoro

 

 

Pubblicate, nel Bollettino delle Giunte e Commissioni del 16/4/2014, le proposte di riforma del D.L. 34/2014 relative al Testo Unico dell’apprendistato professionalizzante.

 

Come risaputo, il decreto legge n. 34/2014 sul “Jobs act”, ha apportato tra le novità più rilevanti, la semplificazione del contratto di apprendistato, tesa a renderlo più coerente con le esigenze attuali del contesto occupazionale e produttivo, grazie allo snellimento degli adempimenti a carico delle imprese e l’eliminazione di alcuni vincoli.

Le nuove disposizioni si applicheranno ai rapporti di lavoro costituiti successivamente all’entrata in vigore del decreto di conversione.

Queste le proposte di modifiche apportate al c.d. T.U sull’apprendistato (D.Lgs. n. 167/2011).

 

Forma scritta del PFI

 

Si ricorda che Il D.L. 34/2014 aveva previsto l’obbligo della forma scritta per il contratto e per il patto di prova e l’eliminazione dell’obbligo di redigere il piano formativo individuale entro 30 giorni dalla stipulazione del contratto.

La proposta emendativa, fermo restando il citato obbligo relativamente alla forma scritta, inserisce la stesura in forma sintetica del piano formativo individuale, definito anche sulla base di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali nel contratto di assunzione.

 

Clausola di stabilizzazione

In merito alla clausola di stabilizzazione, il D.L. 34/2014 aveva previsto l’eliminazione di tale obbligo per i contratti già scaduti al momento della nuova assunzione, attraverso la soppressione sia delle condizioni di natura legale introdotte nel T.U. (D.Lgs. n. 167/2011 della L. n. 92/2012), che quelle la cui regolamentazione era affidata ai contratti collettivi.

L’emendamento prevede per le imprese che occupano almeno 30 dipendenti, che l’assunzione di nuovi apprendisti sia subordinata alla prosecuzione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro al termine del periodo di apprendistato, nei trentasei mesi precedenti la nuova assunzione, di almeno il 20% degli apprendisti dipendenti dallo stesso datore di lavoro. In ogni caso, resta ferma la possibilità per i contratti collettivi di lavoro di individuare limiti diversi da quelli previsti.

 

Offerta formativa pubblica

 

Un’altra delle novità rilevanti della riforma riguarda l’offerta formativa pubblica finalizzata all’acquisizione di competenze di base e trasversali da parte delle Regioni.

Mentre il decreto aveva stabilito l’utilizzo facoltativo di tali ore di formazione, viene ora previsto che, qualora la Regione non provveda a comunicare al datore di lavoro entro 45 giorni dalla comunicazione di instaurazione del rapporto, le modalità per usufruire dell’offerta formativa pubblica, il datore di lavoro non è tenuto ad integrare la formazione di tipo professionalizzante.

 

Contratto a termine, le proposte emendative al DL 34/2014

Approvate alcune proposte emendative in materia di contratti a termine che modificano quanto originariamente disposto con il D.L. n. 34/2014.

Fermo restando che il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro, con le modifiche apportate alla disciplina del contratto a termine si intende rafforzare le opportunità di ingresso del lavoro da parte di coloro che sono in cerca di occupazione.
L’espressione “imprese” viene sostituita con quella di “datori di lavoro” con riferimento alla possibilità di stipulare comunque un contratto a termine per coloro che occupano fino a 5 dipendenti.
Ai fini del computo del periodo massimo di 36 mesi di occupazione del lavoratore in caso di successione di più contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti, si tiene altresì conto dei periodi di missione aventi ad oggetto le medesime mansioni.
Fermo restando la disciplina del diritto di precedenza maturato dal lavoratore che, nell’esecuzione di uno o più contratti a termine presso la stessa azienda, abbia prestato attività lavorativa per un periodo superiore a 6 mesi, nonché le relative eccezioni eventualmente stabilite dalla contrattazione collettiva, è ora previsto che il periodo di astensione obbligatoria di maternità, intervenuto in esecuzione di un contratto a termine presso la stessa azienda, concorra a determinare il periodo di attività lavorativa utile a conseguire il citato diritto di precedenza.
Per le stesse lavoratrici è riconosciuto un diritto di precedenza anche per le assunzioni a termine effettuate dal datore di lavoro entro i successivi 12 mesi, con riferimento alle mansioni già espletate.
Il datore di lavoro è tenuto ad informare il lavoratore del diritto mediante comunicazione scritta, da consegnare al momento dell’assunzione.
Il divieto di instaurare contratti a tempo determinato per uno stesso datore di lavoro eccedenti il limite del 20% dell’organico complessivo è ora sanzionato con la previsione per cui i soggetti assunti in violazione si intendono lavoratori subordinati a tempo indeterminato dalla data di costituzione del rapporto. Il Legislatore, tuttavia, fa salvi i rapporti instaurati in data antecedente all’entrata in vigore del Decreto Legge n. 34/2014, ovvero il 21 marzo 2014.

In materia di proroga, viene ridotto da otto a cinque le volte in cui il contratto a tempo determinato potrà essere prorogato con il consenso del lavoratorenell’arco di 36 mesi complessivi, indipendentemente dal numero dei rinnovi e sempre a condizione che le proroghe si riferiscano alla stessa attività lavorativa per la quale il contratto è stato stipulato a tempo determinato.
Cassati, inoltre, dall’art. 20, co. 4, D. Lgs. n. 276/2003 i primi due periodi (somministrazione di lavoro a tempo determinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo). Resta salva la previsione del comma in discussione per cui l’individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione della somministrazione di lavoro a tempo determinato è affidata ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati da sindacati comparativamente più rappresentativi.

Le disposizioni relative al contratto a termine e all’apprendistato si applicano ai rapporti di lavoro costituiti dopo l’entrata in vigore del DL 34/2014 (21 marzo 2014).
In sede di prima applicazione del limite del 20%, conservano efficacia i limiti percentuali eventuali diversi previsti dai vigenti CCNL. Il datore di lavoro, al quale non si applicano i limiti percentuali già stabiliti dai CCNL vigenti, che alla data del 21 marzo 2014, abbia in corso rapporti di lavoro a termine superiori al limite del 20% dell’organico complessivo, è tenuto a rientrare nel predetto limite entro il 31 dicembre 2014. Diversamente, successivamente a tale data non potrà stipulare nuovi contratti a tempo determinato fino a quando non si sarà adeguato al nuovo limite.

Consulenti del lavoro, in F24 la compensazione dei contributi

Firmato l’accordo di durata triennale tra Agenzia delle Entrate ed Enpacl, che dal prossimo 3 giugno permetterà ai Consulenti del Lavoro di utilizzare il modello F24 per il versamento dei contributi previdenziali e assistenziali (Agenzia delle Entrate e Consiglio Nazionale CDL – Comunicato 16 aprile 2014).

La convenzione in oggetto rientra nelle previsioni di legge, che hanno dato la possibilità di estendere le norme su versamenti unitari e compensazione anche agli Enti previdenziali di categoria dei professionisti (Dm 10 gennaio 2014). Per questi ultimi, sarà quindi possibile utilizzare anche eventuali crediti tributari in compensazione.
La compensazione in F24 dei contributi Enpacl può essere effettuata direttamente online, tramite i servizi telematici dell’Agenzia, ovvero utilizzando quelli bancari e postali, senza spese aggiuntive.
In base al nuovo accordo, l’Agenzia fornirà all’Ente di previdenza i dati analitici relativi alle operazioni di riscossione dei contributi, garantendo il tempestivo riversamento delle somme riscosse.
Inoltre, grazie al rinnovo della convenzione con il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, i contributi associativi continueranno a viaggiare in F24
I professionisti, dunque, potranno utilizzare un’unica modalità di pagamento per quote associative e contributi previdenziali. L’Enpacl e l’Ordine professionale potranno poi disporre, in modo tempestivo, di tutte le informazioni utili per adottare misure di controllo più immediate ed efficienti.

Prorogata la scadenza della comunicazione dei beni ai soci

L’Agenzia delle Entrate, col provvedimento n. 54581/2014, ha prorogato il termine per la trasmissione all’Anagrafe tributaria dei dati relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento a soci o familiari e quelli relativi ai soci o familiari dell’imprenditore che effettuano finanziamenti o capitalizzazioni nei confronti dell’impresa.

La scadenza è fissata entro il trentesimo giorno successivo al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi, al fine di agevolare l’adempimento comunicativo.
Il nuovo termine consente di utilizzare gli elementi che in sede di dichiarazione hanno già concorso alla tassazione del reddito diverso (determinato confrontando il minor corrispettivo pattuito e il valore di mercato del diritto di godimento) per i soggetti che ricevono in godimento beni aziendali e determinato l’indeducibilità dei relativi costi sostenuti per i soggetti concedenti i beni in godimento.
Si ricorda che la comunicazione all’anagrafe tributaria deve essere effettuata da:
– i soggetti che esercitano attività di impresa, sia in forma individuale che collettiva, tenuti a comunicare i dati dei soci – comprese le persone fisiche che direttamente o indirettamente detengono partecipazioni nell’impresa concedente – e dei familiari dell’imprenditore che hanno ricevuto in godimento beni dell’impresa, qualora sussista una differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene ed il valore di mercato del diritto di godimento;
– i soggetti che esercitano attività di impresa, sia in forma individuale che collettiva, tenuti a comunicare i dati delle persone fisiche soci o familiari dell’imprenditore che hanno concesso all’impresa, nell’anno di riferimento, finanziamenti o capitalizzazioni per un importo complessivo, per ciascuna tipologia di apporto, pari o superiore a 36.000 euro.