Sblocco pagamenti PA e versamenti tributi locali: convertito il Dl 35/2013

Convertito in Legge il decreto che sblocca i fondi per pagare i debiti (commerciali) della Pubblica Amministrazione nei confronti delle imprese entro il tetto di 40 miliardi di euro e introduce rilevanti modifiche nel sistema dei versamenti dei tributi locali IMU e TARES.

Il testo del Decreto Legge n. 35 dell’8 aprile 2013, con le modifiche introdotte in sede di conversione dalla Legge n. 64 del 6 giugno 2013 (pubblicata in Gazzetta Ufficiale n. 132 del 7 giugno 2013), prevede una serie di misure che concorrono al raggiungimento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica fissati con i Dpf 2013, affiancando tuttavia specifiche azioni di sostegno all’economia, tra cui: un’allentamento del patto di stabilità interno per consentire l’utilizzo di risorse disponibili presso enti locali e regioni al fine di provvedere ai pagamenti di debiti commerciali esistenti al 31 dicembre 2012; lo stanziamento di risorse, con l’istituzione di un fondo statale per assicurare la liquidità per pagamenti di debiti certi, liquidi ed esigibili per il 2013 e il 2014; l’ampliamento da 3 a 5 dodicesimi (delle entrate correnti accertate nel penultimo anno precedente) del limite massimo di ricorso alle anticipazioni di tesoreria da parte degli enti locali sino alla data del 30 settembre 2013; l’incremento di erogazioni per i rimborsi di imposta attraverso le compensazioni.
Nell’ambito delle misure in materia di equilibrio finanziario degli enti territoriali, poi, particolarmente significative sono le disposizioni approvate in relazione ai versamenti dei tributi locali IMU e TARES.

In tema di TARES, l’articolo 10 del D.L. n. 35 convertito prevede che:

– limitatamente all’anno 2013:
a) la scadenza e il numero delle rate di versamento del tributo sono stabilite dal comune con propria deliberazione adottata, anche nelle more della regolamentazione comunale del nuovo tributo, e pubblicata, anche sul sito web istituzionale, almeno trenta giorni prima della data di versamento;
b) ai fini del versamento delle prime due rate del tributo, e comunque ad eccezione dell’ultima rata dello stesso, i comuni possono inviare ai contribuenti i modelli di pagamento precompilati già predisposti per il pagamento della TARSU o della TIA 1 o della TIA 2, ovvero indicare le altre modalità di pagamento già in uso per gli stessi prelievi. I pagamenti di cui al periodo precedente, sono scomputati ai fini della determinazione dell’ultima rata dovuta, a titolo di TARES, per l’anno 2013;
c) la maggiorazione standard pari a 0,30 euro per metro quadrato è riservata allo Stato ed è versata in unica soluzione unitamente all’ultima rata del tributo, tramite F24 o utilizzando apposito bollettino di conto corrente postale;
d) i comuni non possono aumentare la suddetta maggiorazione standard;
e) i comuni possono continuare ad avvalersi per la riscossione del tributo dei soggetti affidatari del servizio di gestione dei rifiuti urbani non oltre il 31 dicembre 2013.
Inoltre, viene prevista l’esclusione dalla tassazione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili (ad eccezione delle aree scoperte operative) e delle aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva.
Infine, con riferimento al versamento, viene stabilito che può essere effettuato tramite F24, nonché tramite apposito bollettino di conto corrente postale ovvero tramite le altre modalità di pagamento offerte dai servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari.

Per quanto concerne l’IMU, inoltre, il medesimo articolo 10 stabilisce che:
– i soggetti passivi devono presentare la dichiarazione ai fini IMU entro il30 giugno dell’anno successivo a quello in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell’imposta;
– a decorrere dall’anno di imposta 2013, le deliberazioni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni nonché i regolamenti dell’IMU devono essere inviati esclusivamente per via telematica, mediante inserimento del testo degli stessi nell’apposita sezione del Portale del federalismo fiscale. L’efficacia delle deliberazioni e dei regolamenti decorre dalla data di pubblicazione degli stessi nel predetto sito informatico. Il versamento della prima rata è eseguito sulla base dell’aliquota e delle detrazioni dei 12 mesi dell’anno precedente. Il versamento della seconda rata è eseguito, a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata, sulla base degli atti pubblicati nel predetto sito alla data del 28 ottobre di ciascun anno di imposta. A tal fine il comune è tenuto a effettuare l’invio delle delibere entro il 21 ottobre dello stesso anno. In caso di mancata pubblicazione entro il termine del 28 ottobre, si applicano gli atti adottati per l’anno precedente;
– la quota IMU riservata allo Stato, derivante dagli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, calcolata ad aliquota standard dello 0,76 per cento, non si applica agli stessi immobili posseduti dai comuni e che insistono sul rispettivo territorio. Per l’accertamento, la riscossione, i rimborsi, le sanzioni, gli interessi e il contenzioso si applicano le disposizioni vigenti in materia di imposta municipale propria. Le attività di accertamento e riscossione relative agli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D sono svolte dai comuni ai quali spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni. La riserva non si applica altresì ai fabbricati rurali ad uso strumentale ubicati nei comuni classificati montani o parzialmente montani.

Benefici prima casa: la “sorpresa archeologica” ferma i termini di decadenza

In tema di agevolazioni per l’acquisto della “prima casa”, la Corte di Cassazione ha affermato che la decadenza dai benefici, per mancato rispetto del termine di trasferimento della residenza entro diciotto mesi dall’acquisto dell’immobile, non interviene qualora l’inadempienza sia causata dalla sospensione dei lavori di ristrutturazione in seguito al ritrovamento di reperti archeologici (cd. “sorpresa archeologica).

La recente decisione della Suprema Corte, adottata con la sentenza n. 14399 del 7 giugno 2013, introduce un principio di particolare rilevanza ai fini del riconoscimento delle agevolazioni per l’acquisto della “prima casa”.
La disciplina in materia prevede una sensibile riduzione delle imposte dovute in relazione all’atto di trasferimento, per l’acquisto dell’immobile da adibire ad abitazione, rispondente a caratteristiche non di lusso. Il riconoscimento dei benefici fiscali, tuttavia, è subordinato alla condizione che l’acquirente abbia la residenza anagrafica (o presti attività lavorativa) nel comune in cui è ubicato l’immobile ovvero che si impegni, in seno all’atto d’acquisto, a stabilirla in detto comune entro il termine di diciotto mesi.
Il mancato rispetto del trasferimento della residenza anagrafica nel Comune dove è ubicato l’immobile acquistato, entro il termine di diciotto mesi, determina la decadenza dai benefici riconosciuti al momento dell’acquisto.
Quanto alla determinazione della residenza, inoltre, secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza, il dato anagrafico si considera prevalente rispetto alle risultanze fattuali, cosicché ai fini del mantenimento dell’agevolazione non è sufficiente adibire la casa ad abitazione principale, ma è necessario richiedere ed ottenere l’iscrizione nell’anagrafe del comune.
Con la citata sentenza n. 14399/2013, però, la Corte di Cassazione, confermando il giudizio dei giudici di merito, hanno affermato un nuovo principio, secondo il quale “il mancato stabilimento nel termine di legge della residenza nel comune ove è ubicato l’immobile acquistato con l’agevolazione “prima casa” non comporta la decadenza dall’agevolazione qualora tale evento sia dovuto ad una causa di forza maggiore, sopraggiunta in un momento successivo rispetto a quello di stipula dell’atto di acquisto dell’immobile stesso“.
In particolare, i giudici di legittimità, hanno sottolineato che la realizzazione dell’impegno di trasferire la residenza, che rappresenta un elemento costitutivo per il conseguimento del beneficio richiesto e solo provvisoriamente concesso dalla legge al momento della registrazione dell’atto, costituisce un vero e proprio obbligo del contribuente verso il Fisco, nella cui valutazione non può, però, non tenersi conto – proprio perché inerente ad un suo comportamento – della sopravvenienza di una causa di forza maggiore, e cioè di un ostacolo all’adempimento dell’obbligazione, caratterizzato dalla non imputabilità alla parte obbligata, e dall’inevitabilità ed imprevedibilità dell’evento.
La sussistenza di una causa di forza maggiore, delineata da caratteristiche di non imputabilità, inevitabilità ed imprevedibilità, dunque, esclude, di per sé, la decadenza dai benefici “prima casa”, senza che siano richiesti ulteriori adempimenti a carico del contribuente.
Nella fattispecie esaminata, i giudici hanno stabilito che il rinvenimento di reperti archeologici (cd. sorpresa archeologica), cui è seguito il provvedimento di sospensione dei lavori di ristrutturazione dell’appartamento acquistato da parte della Soprintendenza, costituisce una causa di forza maggiore alla quale deve essere ricollegato il mancato trasferimento della residenza.

POSTE: ANTICIPO DELLE SPETTANZE CONTRATTUALI

Sottoscritto, il 6/6/2013, tra Poste Italiane S.p.A. e Slc-Cgil, Slp-Cisl, Uil-Poste, Failp-Cisal, Confsal Com.ni e UGL Com.ni, il verbale di accordo per la corresponsione al personale non dirigente di Poste Italiane, di un importo retributivo lordo con la retribuzione del mese di giugno 2013, a titolo di anticipo sulle spettanze che saranno definite in sede di contrattazione collettiva nazionale.

Le parti firmatarie, in considerazione del fatto che il CCNL 14/4/2011 per il personale non dirigente di Poste Italiane è scaduto il 31/12/2012 e che la procedura di rinnovo non è stata ancora portata a compimento, hanno stabilito che le aziende del settore corrisponderanno con la retribuzione di giugno 2013, un importo lordo medio secondo quanto riportato nella tabella seguente, a titolo di anticipo sulle spettanze che saranno definite in sede di contrattazione collettiva nazionale.

Qualificati

Livello Importo in euro
A 1 344,75
A 2 312,99
B 276,56
C 260,00
D 251,06
E 230,16
F 212,26

Apprendisti Professionalizzanti

Livello Da Mese A Mese Importo in euro
B 1 48 260,00
C 1 40 251,06
C Senior 1 12 230,16
13 36 251,06
D 1 36 230,16
D Senior 1 12 212,26
13 36 230,16
E 1 36 212,26

Tale somma verrà erogata nei confronti del personale dipendente con contratto a tempo indeterminato, di apprendistato e di inserimento lavorativo, che abbia superato il periodo di prova, che sia in forza alla data della presente intesa ed alla data di erogazione dell’importo.
L’importo in parola sarà riproporzionato in relazione ai mesi di servizio prestati. Il conguaglio sarà operato con le competenze di gennaio 2014 per il personale ancora in servizio alla data del 31/12/2013 e con le competenze di fine rapporto per il personale il cui rapporto di lavoro si risolva, a qualunque titolo, nel periodo compreso tra la data di erogazione dell’importo e il 31/12/2013.
Per quanto attiene al personale con rapporto di lavoro a tempo parziale la suddetta somma sarà commisurata alla durata effettiva della prestazione lavorativa.
Tale erogazione non concorre alla determinazione del trattamento di fine rapporto.
Le Parti si danno atto che, qualora non si dovesse addivenire alla sottoscrizione del CCNL entro la data del 31/12/2013, la somma di cui alla presente intesa è da intendersi a saldo di qualunque spettanza, per l’anno 2013, eventualmente definita in sede di contrattazione collettiva nazionale.

DEMANSIONAMENTO DEL DIPENDENTE E RICONOSCIMENTO DEL DANNO NON PATRIMONIALE

Nell’ipotesi di demansionamento, ai fini del riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno non patrimoniale, è a carico del dipendente l’onere della prova, la quale non può essere fornita in via presuntiva (Corte di Cassazione – Sent. 5 giugno 2013, n. 14214)

Nel caso di specie, la Corte di Appello era stata chiamata a decidere su un caso di demansionamento del dipendente e aveva respinto la domanda proposta dal lavoratore avente ad oggetto il risarcimento del danno non patrimoniale affermando che non poteva questo essere riconosciuto stante il difetto di qualsiasi allegazione al riguardo da parte del lavoratore nell’atto introduttivo del giudizio: era onere del ricorrente precisare come le “diverse mansioni” erano idonee a depauperare il suo bagaglio personale.

Il lavoratore aveva quindi presentato ricorso dinanzi alla Suprema Corte sostenendo che la prova del danno non patrimoniale può essere fornita in via presuntiva e che nel caso di specie erano stati forniti tutti gli elementi – le mansioni sottratte e la durata della dequalificazione.

Ebbene nell’esame dei fatti, la Corte di Cassazione, ha rigettato la censura ritenendola infondata sostenendo che è principio oramai consolidato che in tema di risarcimento del danno non patrimoniale derivante da demansionamento e dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale e non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio dall’esistenza di un pregiudizio (di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile) provocato sul fare reddituale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all’espressione e realizzazione della sua personalità nel mondo esterno.
Tale pregiudizio non si pone quale conseguenza automatica di ogni comportamento illegittimo rientrante nella suindicata categoria, cosicché non è sufficiente dimostrare la mera potenzialità lesiva della condotta datoriale, incombendo sul lavoratore non solo di allegare il demansionamento, ma anche di fornire la prova ex art. 2697 c.c. del danno e del nesso di causalità con l’inadempimento datoriale.

Il Decreto sulla proroga dei bonus fiscali per le ristrutturazioni e il risparmio energetico

In vigore la proroga al 31 dicembre 2013 delle detrazioni fiscali relative alle spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica degli edifici.

Il D.L. 4 giugno 2013, n. 63, pubblicato nella G.U. 5 giugno 2013, n. 130, agli artt. 14-16, introduce importanti disposizioni riguardo le misure per l’edilizia. In particolare:
– in relazione agli interventi di recupero del patrimonio edilizio, per le spese documentate e sostenute fino ad un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 96.000 euro per unità immobiliare, la detrazione IRPEF nella misura del 50% è prorogata fino al 31 dicembre 2013;
– ai contribuenti che fruiscono del bonus fiscale sopraindicato, è altresì riconosciuta una detrazione dall’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, nella misura del 50% delle ulteriori spese documentate per l’acquisto di mobili finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. La detrazione in oggetto è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro;
– per gli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici, il bonus fiscale delle relative spese passa dal 55% (detrazione in scadenza il 30 giugno prossimo) al 65% con scadenza il prossimo 31/12;
– la stessa detrazione del 65% spetta alle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 30 giugno 2014 per interventi relativi a parti comuni degli edifici condominiali o che interessino tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio.
Si ricorda che le suddette detrazioni sono ripartite in dieci quote annuali di pari importo.