Partiti politici: pronta la scheda per il due per mille dell’IRPEF

Con provvedimento pubblicato il 3 aprile 2014 sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate è stata approvata la scheda per la destinazione volontaria del due per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche in favore di un partito politico.

A decorrere dall’anno finanziario 2014, con riferimento al precedente periodo d’imposta, ciascun contribuente può destinare il due per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche a favore di un partito politico.
I partiti politici per i quali è possibile effettuare la scelta tramite la scheda, sono quelli contenuti nell’elenco trasmesso dalla “Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici”.
Le destinazioni volontarie del due per mille vanno stabilite esclusivamente sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti tenuti alla presentazione della dichiarazione annuale dei redditi nonché da quelli esonerati dall’obbligo di presentare la dichiarazione, mediante la compilazione della scheda, approvata con il provvedimento in oggetto, recante l’elenco dei soggetti aventi diritto.
Con il suddetto provvedimento è approvata l’apposita scheda per la destinazione del due per mille dell’Irpef, con le relative modalità di trasmissione telematica, e le modalità che garantiscono la semplificazione degli adempimenti a carico dei contribuenti e la tutela della riservatezza delle scelte preferenziali, secondo quanto disposto in materia di destinazione dell’otto e del cinque per mille.

Agevolazioni fiscali dei piani urbanisti particolareggiati: ecco i chiarimenti

In caso di decadenza dell’agevolazione fiscale prevista per il trasferimento di immobili compresi in piani urbanisti particolareggiati, non sussiste alcun obbligo di denuncia, in capo al contribuente, degli eventi che determinano la decadenza dell’agevolazione e pertanto non è applicabile il regime sanzionatorio relativo alle omissioni della denuncia prevista (Agenzia entrate – Risoluzione n. 37/2014).

L’agevolazione fiscale prevede l’applicazione dell’imposta di registro dell’1 per cento sul trasferimento di immobili compresi in piani urbanistici particolareggiati diretti alla realizzazione di edifici residenziali da completare entro cinque anni (prorogato di ulteriori sei anni, quindi per un totale di undici anni).
Fermo restando che l’agevolazione decade in caso di alienazione dell’immobili prima dell’ultimazione e in caso di mancata edificazione nel termine prestabilito, l’Agenzia delle Entrate ha fornito indicazioni sulla condotta da seguire in tali situazioni, chiarendo che in capo al contribuente non sussiste alcun obbligo di denuncia circa gli avvenimenti che hanno determinato la decadenza del beneficio.
Pertanto, in virtù della insussistenza dell’obbligo dichiarativo, non è applicabile il regime sanzionatorio previsto in caso di omissione di denunce e, di fatto, gli uffici periferici dovranno limitarsi a recuperare la differenza dell’imposta (fra l’aliquota ordinaria e quella agevolata già versata) e gli interessi.

Ultimo giorno per la comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva

Tempo scaduto per la comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle operazioni rilevanti ai fini Iva. Oggi è l’ultimo giorno utile per l’invio (Agenzia entrate – provvedimenti n. 128483/2013).

L’obbligo di comunicazione, che deve essere inviata esclusivamente in modalità telematica tramite i servizi Entratel o Fisconline, sussiste esclusivamente per i soggetti passivi ai fini Iva che effettuano la liquidazione mensile ai fini della medesima imposta e può riguardare:

– le cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute nel 2013 per le quali sussiste l’obbligo di fatturazione;
– le cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute nel 2013 per le quali non sussiste l’obbligo di emissione della fattura, qualora l’importo unitario dell’operazione sia pari o superiore a € 3.600 al lordo dell’Iva.

L’obbligo di comunicazione non sussiste per i soggetti che si avvalgono:
– del regime dei contribuenti minimi;
– del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità.
Ai fini dell’invio, in alternativa, ci si può avvalere anche degli intermediari incaricati alla trasmissioni telematica delle dichiarazioni (ad es. centro di assistenza fiscale, soggetti iscritti negli albi dei dottori commercialisti, dei ragionieri e dei periti commerciali e consulenti del lavoro).

La procedura unica di rilascio del permesso di soggiorno e lavoro

Dal 6 aprile 2014 gli Stati membri dell’Unione europea sono tenuti ad esaminare, con un’unica procedura, le domande di autorizzazione a cittadini stranieri a soggiornare e lavorare nel territorio e a rilasciare, in caso di esito positivo, un’autorizzazione unica al soggiorno e all’esercizio del lavoro subordinato.

Con il D.Lgs. n. 40/2014 si è data infatti attuazione alla direttiva 2011/98/UE relativa ad una procedura unica di domanda per il rilascio di un permesso unico di soggiorno e lavoro ai cittadini stranieri, nonché relativa a un insieme comune di diritti per i lavoratori di Paesi terzi che soggiornano regolarmente in uno stato membro.
Tra le modifiche apportate dal citato decreto legislativo più interessanti risultano (Circolare Ministero interno 04 aprile 2104, n. 2460):
– la previsione secondo cui nell’ambito delle attività preordinate alla realizzazione del processo di integrazione e connesse alla sottoscrizione dell’Accordo di integrazione, devono essere fornite le informazioni in merito ai diritti conferiti con il medesimo permesso (diritti in materia di sanità, servizi sociali e lavoro, nonché salute e sicurezza nei luoghi di lavoro);
– l’introduzione dell’obbligo di inserire nei permessi di soggiorno che consentono l’esercizio di attività di lavoro subordinato la dicitura “perm. unico lavoro” (si pensi, ad esempio, al permesso di soggiorno rilasciato per motivi familiari, ma che, tuttavia, consente al titolare del permesso di svolgere attività di lavoro subordinato). Dalla previsione sono esclusi, conformemente alla direttiva europea, i permessi di soggiorno rilasciati ai lavoratori autonomi, ai lavoratori stagionali, ai lavoratori marittimi, ai lavoratori distaccati, ai lavoratori “alla pari”, agli stranieri che soggiornano per motivi di studio o formazione, nonché ai titolari di protezione internazionale o temporanea e ai titolari di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
– il prolungamento da 40 a 60 giorni del termine previsto per il rilascio del nulla osta all’ingresso per lavoro non stagionale da parte dello Sportello unico per l’immigrazione;
– la previsione per cui le istanze di nulla osta al lavoro sono esaminate nei limiti numerici stabiliti con il decreto flussi per lavoro subordinato non stagionale. Le domande eccedenti rispetto ai limiti numerici determinati con le quote, potranno essere trattate nel caso in cui, esaminate le domande precedenti, risultino successivamente quote non utilizzate ovvero diversamente ripartite dal Ministero del lavoro. Il sistema Informatico del Ministero dell’interno sarà adeguato in modo da consentire al datore di lavoro di conoscere in tempo reale la posizione della propria richiesta rispetto alle quote assegnate alla provincia di riferimento, nonché in modo da consentire l’interazione con il Ministero del lavoro stesso.

Minori: richiesta del certificato penale del casellario giudiziale da parte del datore di lavoro

Dal 6 aprile 2014, il datore di lavoro che intende impiegare al lavoro persone che, in ragione delle mansioni attribuite, debbano avere contatti diretti e regolari con minori ha l’obbligo di richiedere del certificato penale del casellario giudiziale. Tuttavia, al di fuori dell’instaurazione di un rapporto di lavoro, l’adempimento non è richiesto.

L’articolo 2 del D. Lgs. 4 marzo 2014, n. 39 ha introdotto nel Testo unico in materia di casellario giudiziale, l’art. 25-bis, secondo cui, a decorrere dal 6 aprile, i datori di lavoro che intendano impiegare una persona per lo svolgimento di attività professionali o attività volontarie organizzate che comportino contatti diretti e regolari con minori, dovranno acquisire il certificato penale del casellario giudiziale al fine di verificare l’assenza di condanne per prostituzione e pornografia minorile; detenzione di materiale pornografico realizzato con minori; pornografia virtuale e adescamento minori via web; interdizione perpetua da qualunque incarico in scuole, uffici o istituzioni frequentate da minori. In caso di indadempimento, il datore di lavoro è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 10.000,00 a euro 15.000,00.

L’obbligo di tale adempimento, precisa il Ministero di Giustizia, sorge soltanto ove il soggetto che intenda avvalersi dell’opera di terzi – soggetto che può anche essere individuato in un ente o in un’associazione che svolga attività di volontariato, seppure in forma organizzata e non occasionale e sporadica – si appresti alla stipula di un contratto di lavoro.
Non sussiste obbligo, invece, laddove il soggetto si avvalga di forme di collaborazione che non si strutturino all’interno di un definito rapporto di lavoro. Ciò sembra essere confermato dal fatto che la sanzione sanzione amministrativa pecuniaria, per il caso di mancato adempimento dell’obbligo di richiedere il certificato del casellario giudiziale, seguendo l’espressione utilizzata dal Legislatore, è comminata al “datore di lavoro”. Al di fuori dunque dell’instaurazione di un rapporto di lavoro l’adempimento non è richiesto, in quanto il soggetto, che si avvale dell’opera di terzi, non assume la qualità di “datore di lavoro”.
L’obbligo di richiedere il certificato del casellario giudiziale non grava, conseguentemente su enti e associazioni di volontariato quando intendano avvalersi dell’opera di volontari, poiché l’attività di questi ultimi resta estranea ai confini del rapporto di lavoro.

Nel rispetto del codice in materia di protezione dei dati personali, l’ufficio del casellario centrale sta operando gli interventi necessari sul sistema informativo al fine di fornire al datore di lavoro il certificato contenente le sole iscrizioni di provvedimenti riferiti ai reati espressamente indicati dalla norma. I certificati dovrebbero essere, comunque, rilasciati entro qualche giorno dalla richiesta (da presentarsi attraverso apposito modulo).
Nelle more, gli uffici locali del casellario presso ogni Procura della Repubblica forniranno al datore di lavoro, che dimostri di avere acquisito il consenso dell’interessato, il certificato penale del casellario giudiziale.