Immobili all’estero: compilazione quadro RW

La detenzione di immobili all’estero suscettibili di produrre redditi tassabili in Italia deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi per finalità di monitoraggio, oltre che per l’applicazione dell’imposta sostitutiva. L’Agenzia delle Entrate chiarisce come compilare il quadro RW nel caso in cui l’acquisto è avvenuto in valuta estera (Risoluzione n. 77/E del 16/09/2016)

I contribuenti italiani che detengono investimenti e immobili all’estero sono tenuti alla compilazione del quadro RW della dichiarazione dei redditi.
La compilazione di detto quadro assolve sia agli obblighi di monitoraggio fiscale che alla liquidazione dell’imposta sulle attività finanziarie detenute all’estero (IVAFE) e dell’imposta sul valore degli immobili detenuti all’estero (IVIE).
Per quanto concerne gli immobili detenuti all’estero, ai fini della determinazione dell’imposta “IVIE”, il valore dell’immobile è costituito dal costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti da cui risulta il costo complessivamente sostenuto per l’acquisto di diritti reali diversi dalla proprietà e, in mancanza, secondo il valore di mercato rilevabile al termine dell’anno (o del periodo di detenzione) nel luogo in cui è situato l’immobile.
Se gli immobili sono acquisiti per successione o donazione, invece, il valore da assumere è quello indicato nella dichiarazione di successione o nell’atto registrato o in altri atti previsti dagli ordinamenti esteri con finalità analoghe; in mancanza, si assume il costo di acquisto o di costruzione sostenuto dal de cuius o dal donante come risulta dalla relativa documentazione.
Può accadere, dunque, che il costo d’acquisto di riferimento indicato sull’atto di acquisizione dell’immobile non sia espresso in euro ma in valuta estera. In tale ipotesi, chiarisce l’Agenzia delle Entrate, l’immobile deve essere dichiarato nel quadro RW riportando il controvalore in euro calcolato con riferimento alla data del costo di acquisto o di determinazione del valore di mercato. Più precisamente:
– se si assume il costo di acquisto, deve essere applicato il cambio medio del mese in cui ricade la data di acquisto come indicato nel provvedimento di accertamento dei tassi di cambio. In tale ipotesi non sarà necessario aggiornare il valore indicato nella dichiarazione;
– se invece si assume il valore di mercato, rilevabile al termine dell’anno (o del periodo di detenzione), deve essere applicato il cambio medio del mese in cui ricade detto termine o periodo come indicato nel provvedimento di accertamento dei tassi di cambio. In tale ipotesi, sarà necessario aggiornare annualmente il valore indicato nella dichiarazione.
Per individuare il tasso di cambio medio mensile relativo a periodi antecedenti al 12 gennaio 2001, occorre fare riferimento agli appositi decreti adottati dal Ministero delle Finanze. Per i periodi successivi alla data suindicata i tassi di cambio medio mensile sono individuati con appositi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Chiarimenti sulla tassazione dei capitali in caso di morte con assicurazione vita

Forniti chiarimenti in materia di tassazione dei capitali percepiti in caso di morte in dipendenza di contratti di assicurazione sulla vita (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 16 settembre 2016, n. 76/E).

Per le polizze con prestazioni ricorrenti (le “cedole”), l’attribuzione proporzionale dei premi è il criterio che gli operatori devono seguire anche nei casi in cui sia quantificabile, sulla base di dati certi, la ripartizione dei premi fra le due componenti (copertura del rischio demografico e investimento finanziario) della prestazione erogata in relazione al caso morte.
Conseguentemente, anche nel caso di polizze vita con prestazioni ricorrenti per le quali sia previsto un premio unico, gli operatori, qualora possiedano i dati relativi all’attribuzione dei premi a ciascuna delle due componenti della prestazione in oggetto, devono utilizzarli nella determinazione del reddito imponibile.
La tassazione della prestazione complessivamente corrisposta all’atto del decesso dell’assicurato, in tali casi, deve avvenire sulla base dei criteri relativi al valore di riscatto.
Diversamente, nei casi in cui non sia possibile, sulla base di dati certi, una “ripartizione” dei premi riferibili alle due tipologie di prestazioni delle polizze sopra illustrate (copertura del rischio demografico e investimento finanziario), gli operatori, necessariamente, dovranno applicare il criterio proporzionale.
Naturalmente tale criterio (proporzionale) dovrà essere adottato anche per il caso di polizze vita senza prestazioni ricorrenti qualora non sia possibile, sulla base di dati certi, la menzionata ripartizione dei premi.

È soggetto all’IRAP il professionista con “autonoma organizzazione”

16 sett 2016 Il professionista che esercita la propria attività professionale, avvalendosi di “autonoma organizzazione”, evidenziando in particolare, al riguardo la rilevanza dei compensi conseguiti, l’entità delle spese sostenute e la presenza di compensi corrisposti a terzi, è soggetto all’IRAP (CORTE DI CASSAZIONE – Sez. trib. – Sentenza 14 settembre 2016, n. 18079).

Il commercialista propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della CTR della Puglia, che, in riforma della sentenza di primo grado, ha affermato la legittimità della cartella di pagamento per l’IRAP relativa ad una data annualità emessa in esito a controllo automatizzato della dichiarazione dei redditi.
A fondamento della decisione, i giudici del gravame hanno rilevato che, nell’annualità in contestazione, il contribuente aveva esercitato la propria attività professionale, avvalendosi di “autonoma organizzazione”, evidenziando in particolare, al riguardo: la rilevanza dei compensi conseguiti; l’entità delle spese sostenute e la presenza di compensi corrisposti a terzi; hanno, peraltro, reputato “dirimente” l’inammissibilità del ricorso originario del contribuente, in quanto proposto contro cartella immune da vizi propri, giacché tesa alla riscossione in funzione dell’imponibile IRAP dichiarato dallo stesso contribuente (che, tuttavia, aveva, poi, omesso di effettuare il corrispondente versamento); sicché il contribuente medesimo avrebbe, in ogni caso, dovuto versare quanto esposto in dichiarazione e, semmai, poi proporre istanza di rimborso, impugnando il diniego eventualmente opposto dell’Agenzia.
A riguardo, secondo la Suprema Corte, deve osservarsi che costituisce ius receptum, da cui non v’è motivo di discostarsi, il principio secondo cui, in relazione all’attività professionale, l’assoggettamento ad irap ricorre in presenza del requisito dell’ “autonoma organizzazione”; requisito, il cui accertamento, spettando al giudice di merito, è insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato, e che deve ritenersi sussistere, quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione (e non risulti, quindi, meramente inserito in struttura organizzativa riferibile ad altrui responsabilità ed interesse); b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui.
Tanto premesso in linea di principio, occorre considerare che la sentenza impugnata risulta coerentemente improntata al succitato criterio, essendo essa essenzialmente fondata sull’obiettivo ed incontestato riscontro dell’entità delle spese sostenute e della presenza di compensi corrisposti a terzi; e che, in tale situazione, le censure in rassegna, ancorché prospettando violazione di legge e carenza di motivazione, risultano inammissibilmente richiedere, a questa Corte, un diverso apprezzamento delle risultanze processuali, rispetto a quello legittimamente effettuato dai giudici del merito, giacché tendono, in realtà, a rimettere in discussione accertamenti in fatto del giudice del merito, che, espressi con motivazione esauriente, aderente alle risultanze processuali e immune da lacune o vizi logici, si sottraggono al sindacato di legittimità.
In conclusione la Corte rigetta il ricorso.

Validità e tempi del procedimento disciplinare

Il provvedimento espulsivo è valido anche quando non venga rispettato il termine di 20 giorni previsto tra la contestazione dell’addebito e la convocazione del dipendente per il contraddittorio, laddove il dipendente non abbia subito pregiudizio nell’articolazione delle giustificazioni da fornire al datore di lavoro.

La Cassazione (sentenza n. 17245/2016) è giunta alla suddetta conclusione, ripercorrendo le disposizioni in materia. Secondo quanto previsto dal co. 2, art. 55 bis, D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, il responsabile, con qualifica dirigenziale, della struttura in cui il dipendente lavora, anche in posizione di comando o di fuori ruolo, quando ha notizia di comportamenti punibili con una delle sanzioni disciplinari previste, senza indugio e comunque non oltre venti giorni, deve contestare per iscritto l’addebito al dipendente medesimo e convocarla per il contraddittorio a sua difesa, con l’eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante dell’associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato, con un preavviso di almeno dieci giorni. Entro il termine fissato, il dipendente convocato, se non intende presentarsi, può inviare una memoria scritta o, in caso di grave ed oggettivo impedimento, formulare motivata istanza di rinvio del termine per l’esercizio della sua difesa.
Dopo l’espletamento dell’eventuale ulteriore attività istruttoria, il responsabile della struttura conclude il procedimento, con l’atto di archiviazione o di irrogazione della sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione dell’addebito. La violazione dei termini stabiliti comporta, per l’amministrazione, la decadenza dall’azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall’esercizio del diritto di difesa. Pertanto, se il carattere perentorio dei termini iniziali e finali del procedimento disciplinare risponde al principio di tempestività ed immediatezza (riscontrabile anche nell’impiego privato, pur se inteso in senso relativo e non cristallizzato in precisi termini legislativi, salvo specifiche previsioni dei contratti collettivi) e il rispetto condiziona l’esercizio del potere disciplinare del datore di lavoro, diversa ragione fondante ha la previsione del termine minimo per l’audizione del dipendente, che consente all’interessato di predisporre una adeguata difesa da sottoporre al datore di lavoro e la cui violazione determina la nullità del procedimento ove il dipendente deduca e dimostri che il suo diritto di difesa è stato frustrato dalla contrazione del termine.
In considerazione della prospettiva di una tendenziale armonizzazione della disciplina del rapporto di lavoro nel settore privato e in quello pubblico, la Cassazione ha sottolineato come in entrambi i settori la sanzione della illegittimità del licenziamento in caso di violazione del termine posto per le difese del lavoratore venga sempre collegata alla deduzione di un pregiudizio subito nell’articolazione delle giustificazioni da fornire al datore di lavoro.
Nel caso di specie – ha concluso la Corte – la sentenza impugnata invece si è correttamente ispirata, per valutare la natura del termine a difesa, alla ratio della previsione, dando atto che il ricorrente non ha lamentato alcun pregiudizio dalla contrazione del termine in quanto si è presentato “alla convocazione coll’ausilio del proprio difensore, non ha chiesto alcun rinvio, ma ha articolato compiutamente le proprie difese, incentrate su vizi formali e senza alcuna contestazione nei merito degli addebiti mossi”.

 

Siglato l’accordo sul premio di risultato 2016 dal Gruppo Postel

 

 

Siglato il 7/9/2016, tra la Postel S.p.A. e la SLC/CGIL, la SLP/CISL, la UILposte, la FAILP/CISAL, la CONFSAL Com.ni, la UGL Com.ni, l’accordo sul Premio di Risultato per i lavoratori del Gruppo Postel, riferito all’anno 2016.

Il presente accordo, con vigenza economica e normativa dall’1/1/2016 al 31/12/2016, ha individuato gli importi unitari lordi del premio di risultato per l’anno 2016, distinti per livelli retributivi, secondo la suddivisione del personale staff/produzione. Tali importi costituiscono, ad ogni effetto di legge e di contratto, retribuzione variabile correlata ad incrementi di produttività, qualità e redditività aziendale.
Il 60% dell’importo del premio di risultato sarà riconosciuto in base ai risultati conseguiti in termini di redditività, misurati per mezzo dell’indicatore rappresentato dalla somma dei ricavi diminuiti di costo del personale, costi operativi, ammortamenti, accantonamenti a fondi, svalutazioni e altri oneri di gestione, al netto di eventuali partite straordinarie negative.
Il 40% dell’importo del premio di risultato sarà riconosciuto in base ai risultati conseguiti in termini di produttività e qualità (con un rispettivo peso relativo del 70% e del 30%).
L’indicatore di produttività è calcolato come media pesata per singole ASA della variazione rispetto al valore di consuntivo 2015, dei costi unitari delle singole ASA.
L’indicatore di qualità è rappresentato dalla percentuale di rispetto degli SLA nelle lavorazioni Postel verso i Top Client.

Sistema di Relazioni Industriali
L’erogazione del premio di risultato avverrà esclusivamente nel caso in cui sia raggiunta la soglia di accesso dell’indicatore di redditività.
Con le competenze del mese di settembre 2016 è prevista la corresponsione con riserva, a titolo di anticipazione delle risultanze attese per l’anno di riferimento, di una quota pari al 30% degli importi economici del premio di risultato indicati nella seguente tabella. Con le competenze del mese di giugno 2017, ed in coerenza con i tempi di approvazione del bilancio, è prevista la liquidazione del conguaglio degli importi complessivi di premio di risultato relativi all’esercizio 2016, pari alla differenza (positiva o negativa) tra l’importo spettante a livello individuale e quanto erogato a titolo di anticipazione per l’anno precedente. In tale sede verrà effettuato l’eventuale recupero delle somme anticipate ed il riproporzionamento prò quota con le modalità descritte nella presente intesa.

Importi del premio di risultato relativo all’esercizio 2016 per raggiungimento del 100% degli obiettivi degli indicatori:

Livelli

Importo Personale di staff

Importo Personale di produzione

A1 1690 1785
A2 1607 1697
B 1767 1867
C 1766 1866
D 1759 1859
E 1796 1898

Gli importi del premio di risultato non concorrono a determinare il TFR (trattamento di fine rapporto) e non concorrono a formare retribuzione utile per il calcolo delle maggiorazioni per lavoro notturno, straordinario e festivo con o senza riposo compensativo, né per altri istituti retributivi indiretti o differiti e convengono che la presente intesa si applica a tutto il personale non dirigente di Postel S.p.A.