Incontro con la stampa specializzata: i chiarimenti del Fisco

Forniti chiarimenti interpretativi su: accertamento, mediazione tributaria e contenzioso, società di comodo, perdite su crediti, rivalutazioni, reddito d’impresa, detrazioni e rimborsi d’imposta, IMU, compensazioni e crediti d’imposta, indagini finanziarie, redditometro, attività finanziarie detenute all’estero (Agenzia delle Entrate – Circolare 14 maggio 2014, n. 10/E).

Accertamento:
– nei giudizi avverso accertamenti esecutivi, l’Ufficio riscuote le somme dovute a seguito di sentenza notificando al contribuente un’intimazione di pagamento, quest’ultimo può chiedere all’Ufficio il riesame dell’atto in autotutela. Nel caso di errore di calcolo nella determinazione degli importi dovuti a seguito della sentenza, l’intimazione può essere impugnata, previo svolgimento del procedimento di mediazione tributaria per le controversie di valore non superiore a ventimila euro.

Mediazione e contenzioso:
– l’impugnazione di cartella di pagamento sia per vizi imputabili all’attività dell’Agente della riscossione sia per vizi imputabili all’Agenzia delle Entrate comporta la chiamata in causa di entrambi. Tuttavia, quando tale controversia è di valore non superiore a 20 mila euro è soggetta alla mediazione. In ogni caso, la costituzione in giudizio deve avvenire al termine della fase di mediazione e, quindi, di fatto ben oltre i 30 giorni dalla notifica dell’atto all’Agente della riscossione. Alcuni difensori di Agenti della riscossione, in tali ipotesi, eccepiscono la tardività della costituzione, non essendo l’Agente delle riscossione soggetto ad alcuna sospensione legata alla mediazione. Quindi, la questione di tardività della costituzione in giudizio è infondata, qualora erroneamente rilevata;
– il procedimento di mediazione è obbligatorio per tutte le controversie tributarie di valore non superiore a 20 mila euro, senza che rilevi la circostanza che l’atto impugnato sia stato preceduto o meno da contraddittorio col contribuente.
L’impugnazione può risultare fondata, anche solo parzialmente, e quindi “mediabile”, per motivi non esaminati in sede di precedente contraddittorio, che possano trovare nuova o più adeguata rappresentazione nel ricorso del contribuente o per vizi formali dell’atto impugnato o ancora per sopravvenute modifiche normative o per nuovi orientamenti giurisprudenziali o di prassi.

Società di comodo:
– la condizione di non operatività, in caso di mancato superamento del test di operatività o per effetto del conseguimento di perdite, determina comunque le penalizzazioni Iva (divieto di utilizzo del credito in compensazione o a rimborso, eccetera), anche se il contribuente si adegua al reddito minimo previsto.

Perdite su crediti:
– in materia di deducibilità delle perdite sui crediti prescritti, è corretto il comportamento del contribuente che, già in passato, ha dedotto la perdita sui crediti prescritti nel periodi di imposta in cui è maturato il requisito temporale per l’avvenuta prescrizione.

Rivalutazioni:
– la norma di rivalutazione attuale (art. 1. c. 143 della legge n. 147 del 2013) prevede che “il maggior valore attribuito ai beni in sede di rivalutazione si considera riconosciuto a fini delle imposte sui redditi e dell’imposta regionale sulle attività produttive (…)”. Quindi, non è possibile procedere ad una rivalutazione dei beni in bilancio senza assoggettarla ad imposta sostitutiva. La rivalutazione effettuata in sede contabile deve necessariamente assumere valenza fiscale con il versamento dell’imposta sostitutiva.

Reddito d’impresa:
– con riferimento alle sopravvenienze passive rilevate in seguito alla perdita totale di beni strumentali dovuta ad un evento calamitoso (fattispecie assimilabile alla alienazione degli stessi beni), anche se classificate tra i componenti straordinari di reddito, devono, comunque, ritenersi rilevanti ai fini della determinazione della base imponibile IRAP;
– la svalutazione delle rimanenze per i beni valutati a costo specifico è fiscalmente irrilevante. Di conseguenza, gli eventuali maggiori valori che, per qualunque motivo, fossero imputati in aumento dell’onere sostenuto per l’acquisto di beni merce, valutati a costo specifico, sono da considerarsi a loro volta fiscalmente neutrali;
– per i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo di imposta, disciplinati dalla lettera b-bis) del comma 1 dell’articolo 164 del TUIR – al pari degli altri beni mobili dell’impresa – la deduzione dei canoni di leasing relativi a contratti stipulati a decorrere dal 1 gennaio 2014, a seguito delle modifiche recate al comma 7 dell’articolo 102 del TUIR dall’articolo 1, comma 162, della legge n. 147 del 2013 (legge di stabilità per il 2014), deve avvenire in un periodo minimo pari alla metà del periodo di ammortamento (2 anni).

Bonus ristrutturazione:
– gli interventi per la prevenzione di atti illeciti da parte di terzi sono stati stabilmente inseriti tra quelli agevolabili (lett. f) del comma 1 dell’art. 16-bis del TUIR). In linea generale, si tratta di interventi ammissibili alla detrazione esclusivamente in base alla loro finalità, a prescindere dal loro inquadramento tra gli interventi edilizi, che potrebbe anche non sussistere, basti pensare all’installazione di sensori, serrature, spioncini. La fruizione della detrazione per le spese sostenute per l’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi, quindi, non consente di per sé di fruire dell’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici. Nell’ipotesi, tuttavia, in cui le misure di prevenzione, per le loro particolari caratteristiche, siano anche inquadrabili tra gli interventi edilizi (rispettivamente, manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro o risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia), si ritiene possibile avvalersi anche dell’ulteriore detrazione per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici, fermo restando che gli interventi di manutenzione ordinaria rilevano solo se effettuati sulle parti comuni di un edificio residenziale. Detta verifica deve essere effettuata caso per caso, con riferimento alla fattispecie concreta.

IMU:
– è esclusa la deducibilità dell’IMU relativa agli immobili adibiti promiscuamente all’esercizio dell’arte o professione o all’impresa commerciale e all’uso personale o familiare del contribuente;
– la deducibilità dell’IMU dal reddito di impresa e di lavoro autonomo è ammessa a partire da quella relativa all’anno 2013. Di conseguenza, un’eventuale IMU 2012 versata tardivamente nel 2013 è indeducibile, trattandosi di un costo di competenza del periodo di imposta 2012. Diversamente l’IMU 2013 versata tardivamente nel 2014 è un costo di competenza del periodo di imposta 2013 indeducibile in detto periodo di imposta in assenza del pagamento e deducibile nel successivo periodo di imposta 2014 all’atto del pagamento mediante una variazione in diminuzione in sede di UNICO.

Compensazioni e crediti d’imposta:
– per la compensazione dei crediti Iva, le nuove limitazioni di cui all’art. 1, comma 574, della legge di stabilità 2014, riguardano esclusivamente la “compensazione orizzontale” dei crediti relativi alle richiamate imposte per importi superiori a 15.000 euro. Tale limite di 15.000 euro, superato il quale scatta l’obbligo del visto di conformità, è riferibile alle singole tipologie di crediti emergenti dalla dichiarazione e non solo a quelli utilizzati in compensazione;
– i contribuenti che utilizzano in compensazione i crediti relativi alle imposte sui redditi e alle relative addizionali, alle ritenute alla fonte, alle imposte sostitutive delle imposte sul reddito e all’imposta regionale sulle attività produttive, per importi superiori a 15.000 euro annui, hanno l’obbligo di richiedere l’apposizione del visto di conformità relativamente alle singole dichiarazioni dalle quali emerge il credito. Per tali importi non è espressamente l’obbligo di preventiva presentazione della dichiarazione ai fini del loro utilizzo in compensazione;
– il credito risultante dalla dichiarazione 2012 (anno 2011) può essere utilizzato in compensazione senza applicazione dei nuovi limiti alla compensazione fino a quando lo stesso non trovi rappresentazione nella dichiarazione annuale 2014 (relativa al 2013), all’interno della quale tale credito viene “rigenerato” sommandosi al credito maturato nel 2013.
RIMBORSI:
– i controlli preventivi sui rimborsi da 730 superiori a 4mila euro da parte dell’Agenzia delle Entrate, non devono essere effettuati in mancanza di richieste di detrazioni per carichi di famiglia e di riconoscimento di eccedenze di precedenti dichiarazioni. Tali rimborsi sono effettuati dai sostituti d’imposta per mezzo dei conguagli sulle retribuzioni dei propri dipendenti, pensionati e titolari di taluni redditi assimilati a quello di lavoro dipendente;
– l’importo utilizzato in compensazione per i versamenti di altri tributi (Imu, Tasi, Iuc) non rileva ai fini della verifica dei 4.000 euro;
– il rimborso che risulta spettante al termine delle operazioni di controllo preventivo è erogato dall’Agenzia delle entrate. Ai fini della verifica del limite di quattromila euro rileva l’importo complessivo del rimborso.

Indagini finanziarie:
– nelle indagini finanziarie nei confronti di privati, non si applicano le presunzioni sui prelevamenti, in quanto gli stessi, a differenza degli esercenti attività di impresa o di lavoro autonomo, non sono tenuti a conservare nessuna scritture contabile; mentre le presunzione sui si estende alla generalità dei soggetti passivi e delle diverse categorie reddituali.

Redditometro:
– le spese medie ISTAT sono legittimamente utilizzabili per il calcolo delle spese connesse ad elementi certi. In particolare, ci si riferisce al calcolo delle spese per la manutenzione ordinaria degli immobili e per acqua e condominio (parametrate ai metri quadrati effettivi delle abitazioni) e alle spese relative all’utilizzo degli autoveicoli (compresi moto, caravan, ecc…, parametrate ai KW effettivi). Gli importi corrisposti per le spese per beni e servizi di uso corrente, il cui contenuto induttivo è determinato con esclusivo riferimento alla media Istat della tipologia di nucleo familiare ed area geografica di appartenenza concorrono alla ricostruzione sintetica del reddito e formano oggetto di contraddittorio solo se individuati puntualmente dall’ufficio. Le spese per elettrodomestici e arredi e altri beni e servizi per la casa, seppure ancorate al possesso di uno o più immobili, non sono determinate in base alle caratteristiche degli stessi. Pertanto anche tali spese concorrono alla ricostruzione sintetica del reddito esclusivamente in presenza di importi corrisposti per spese effettivamente risultanti dai dati disponibili in anagrafe tributaria;
– concorre alla ricostruzione sintetica del reddito complessivo accertabile la quota di risparmio formatasi nel corso dell’anno e non utilizzata per spese di investimento o per consumi, elemento che appare non interessato dai rilievi del Garante;
– in caso di mancata presentazione del contribuente all’invito a fornire dati e notizie rilevanti per l’accertamento da redditometro, comporta l’applicazione di sanzioni nei confronti dello stesso, ai sensi dell’art. 11, co. 1, lett. c), D.lgs. n. 471/1997;
– in relazione alle spese per investimenti sostenute nell’anno, in sede di contraddittorio il contribuente può fornire la prova relativa alla formazione della provvista utilizzata per l’effettuazione dello specifico investimento individuato;
– il modello Cud non può essere considerato una dichiarazione validamente presentata, a differenza del condono previsto dalla legge n. 289/2002. Nel caso in cui il contribuente titolare di un CUD abbia omesso di presentare la dichiarazione dei redditi, pur essendo obbligato a tale adempimento per aver prodotto oltre che un reddito di lavoro dipendente anche altri redditi, la decadenza dal potere di accertamento, ai sensi dell’art. 43 del d.P.R. n. 600 del 1973, non potrà che aversi, essendo stata omessa la dichiarazione dovuta, il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la stessa avrebbe dovuto essere presentata.

Attività finanziarie detenute all’estero:
– le attività detenute all’estero per il tramite di una società italiana non devono essere indicate nel quadro RW. Qualora le stesse siano detenute per il tramite di una società localizzata in un Paese collaborativo, il contribuente deve limitarsi ad indicare il valore della partecipazione nella società estera. Qualora il contribuente detenga una partecipazione superiore al 25 per cento in una società localizzata in un Paese non collaborativo, deve indicare, in luogo della partecipazione, le attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero dalla società;
– gli amministratori con potere di firma sui conti correnti della società in uno Stato estero, che non siano beneficiari (ossia possessori) dei relativi redditi, non devono compilare, relativamente a dette consistenze/trasferimenti, il quadro RW della propria dichiarazione dei redditi. Tale assunto deriva dalla ratio delle norme sul monitoraggio fiscale le quali presuppongono una relazione giuridica (intestazione delle somme) o di fatto (possesso o detenzione) tra soggetto e disponibilità estere che non si esaurisce nella semplice possibilità di disporre delle relative somme attraverso prelievi o versamenti;
– se un contribuente non fornisce la provvista per il pagamento dell’imposta di bollo speciale annuale l’intermediario deve comunicare il nominativo nel mod. 770 quadro SO. Conseguentemente perde il regime della riservatezza a decorrere dall’inizio dell’anno di riferimento. Pertanto, nel caso in cui il contribuente non fornisca la provvista per il pagamento dell’imposta annuale (riferita al valore del conto al 31.12. dell’anno precedente) la riservatezza si perde dal 1° gennaio dell’anno successivo, posto che per l’anno per il quale non ha pagato, l’imposta è prelevata in maniera forzosa dall’Agenzia;
– per le attività finanziarie detenute all’estero alla data del 1° gennaio, si deve utilizzare il cambio medio del mese di dicembre dell’anno precedente, determinato sulla base del provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate emanato ai fini dell’individuazione dei cambi medi mensili.

Rinnovato il CCNL Editoria e Grafica Artigianato

 

 

Sottoscritta il 13/5/2014, tra CNA Comunicazione e Terziario Avanzato, CONFARTIGIANATO Comunicazione, CASARTIGIANI, CLAAI e SLC-CGIL, FISTEL-CISL e UILCOM-UIL, l’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL Area Comunicazione del 25/10/2010 per i dipendenti delle imprese del settore della Comunicazione.

La presente ipotesi di accordo decorre dall’1/1/2013 e scadrà il 31/12/2015.

Parte economica
Le parti hanno convenuto gli incrementi retributivi a partire dall’1/6/2014, dall’1/2/2015, dall’1/10/2015 così come segue:

Livello Aumento dall’1/6/2014 Aumento dall’1/2/2015 Aumento dall’1/10/2015
1°A 35,13 35,13 42,17
1°B 30,62 30,62 36,75
28,73 28,73 34,47
26,94 26,94 32,33
25,00 25,00 30,00
5°Bis 22,87 22,87 27,44
21,86 21,86 26,25
20,59 20,59 24,71

Nella seguente tabella sono riportati i minimi retributivi a partire dall’1/6/2014, dall’1/2/2015, dall’1/10/2015:

Livello Minimo dall’1/6/2014 Minimo dall’1/2/2015 Minimo dall’1/10/2015
1°A 2.062,48 2.097,61 2.139,78
1°B 1.797,59 1.828,21 1.864,96
1.686,36 1.715,09 1.749,56
1.581,60 1.608,54 1.640,88
1.467,56 1.492,56 1.522,56
5°Bis 1.342,43 1.365,30 1.392,74
1.283,49 1.305,35 1.331,60
1.208,64 1.229,23 1.253,94

 

Una tantum
Ad integrale copertura del periodo di carenza contrattuale, ai soli lavoratori in forza alla data di sottoscrizione del presente accordo verrà corrisposto un importo forfetario “una tantum” pari ad euro 160,00 lordi che verrà erogato in due soluzioni:
– euro 80,00 con la retribuzione del mese di luglio 2014
– euro 80,00 con la retribuzione del mese di gennaio 2015.
Agli apprendisti in forza alla data di sottoscrizione del presente accordo sarà erogato a titolo di “una tantum” l’importo di cui sopra nella misura del 70% con le medesime decorrenze sopra stabilite.

 

Ritenuta della quota di partecipazione alle spese per il rinnovo contrattuale
Le aziende effettueranno una ritenuta di Euro 25 sulla retribuzione del mese di luglio 2014 a titolo di partecipazione alle spese per il rinnovo contrattuale. Ai lavoratori iscritti alle OO.SS. SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL ai quali la quota associativa viene trattenuta sulla retribuzione, la suddetta ritenuta per il rinnovo contrattuale non sarà operata in quanto già compresa nella normale quota associativa mensile, che continuerà ad essere trattenuta e versata secondo le misure in atto.

Assistenza sanitaria integrativa – SAN.ARTI.
A decorrere dall’1/2/2013 sono iscritti al Fondo i dipendenti a tempo indeterminato, compresi gli apprendisti ed è attivato un contributo a carico dell’azienda pari a 10,42 euro mensili per 12 mensilità.
A decorrere dall’1/6/2014, sono iscritti al Fondo anche i lavoratori a tempo determinato se il rapporto ha una durata iniziale almeno pari a 12 mesi; le iscrizioni non sono dovute nei casi di contratti a termine instaurati per durate inferiori, e successivamente prorogati o rinnovati fino a superare la soglia dei 12 mesi.
La mancata iscrizione al suddetto fondo sanitario, SAN.ARTI. determina l’obbligo per il datore di lavoro di erogare un importo forfetario che dovrà essere chiaramente indicato in busta paga sotto la voce “elemento aggiuntivo della retribuzione” (E.A.R.) pari a 25 € lordi mensili per 13 mensilità cosi come previsto dal presente CCNL.

Apprendistato professionalizzante
I rapporti di apprendistato professionalizzante o di mestiere sottoscritti a partire dall’1/6/2014, possono essere instaurati per i profili dei lavoratori operai, intermedi ed impiegati inquadrati dal 1° al 5° livello, facendo riferimento alla seguente regolamentazione.
Durata dell’apprendistato professionalizzante
La durata minima del contratto di apprendistato è fissata in 6 mesi.
La durata massima del contratto professionalizzante è fissata sulla base delle seguenti misure in relazione alla qualificazione da raggiungere:
– 1° Gruppo (livelli 3°, 2°, 1°b, 1°a): durata: 5 anni
– 2° Gruppo (livelli 4°, 5°bis): durata: 5 anni
Per le seguenti figure professionali del Livello 5° bis la durata massima è di 3 anni: addetto alla sbobinatura di registrazioni audiovisive con l’interpretazione dei contenuti, correzione bozze, battitura testi.
– 3° Gruppo (livello 5) durata: 4 anni
Per le seguenti figure professionali del Livello 5° la durata massima è di 2 anni: addetto alla sbobinatura tecnica di registrazioni audiovisive, correzione bozze, battitura testi.
Impiegati
Per gli impiegati amministrativi di tutti i livelli di inquadramento la durata massima dell’apprendistato è di 3 anni.
Per gli impiegati tecnici la durata massima è quella prevista dai rispettivi gruppi.
Per gli impiegati addetti al centralino la durata massima è di 2 anni.
PMI
Per le piccole e medie imprese la durata massima dell’apprendistato è ridotta a 3 anni a tutti gli effetti contrattuali, ivi compresi quelli retributivi.
Retribuzione
Il trattamento economico durante l’apprendistato è determinato dall’applicazione delle percentuali riportate di seguito sulla retribuzione tabellare relativa al livello salariale nel quale egli sarà inquadrato al termine del periodo di apprendistato al lordo delle ritenute previdenziali.

Gruppi I sem. II sem. III sem. IV sem. V sem. VI sem.
60% 60% 75% 75% 85% 85%
60% 60% 75% 75% 85% 85%
2°(Figure a 3 anni) 60% 60% 80% 80% 90% 90%
60% 60% 75% 75% 90% 90%
3° (Figure a 2 anni) 60% 80% 85% 95%    
Gruppi VII sem. VIII sem. IX sem X sem.
90% 90% 100% 100%
90% 90% 100% 100%
100% 100%    
Qualifica I sem. II sem. III sem. IV sem. V sem. VI sem.
Impiegati amministrativi 60% 60% 80% 80% 90% 90%

Formazione dell’apprendista
Per garantire un’idonea formazione tecnico-professionale all’apprendista, le parti concordano che l’impresa dovrà erogare, durante il periodo di apprendistato, non meno di 80 ore medie annue di formazione, ivi compresa la formazione in sicurezza prevista dall’Accordo Stato-Regioni del 21/12/2011.
La formazione di tipo professionalizzante e di mestiere, svolta sotto la responsabilità dell’impresa, è integrata, laddove prevista, dall’offerta formativa pubblica, interna o esterna all’azienda.

Contratto a tempo determinato
Ai sensi della legislazione vigente, è consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a 36 mesi, concluso fra un datore di lavoro e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione. Tale tipologia di contratto a termine potrà essere adottata anche con soggetti che abbiano precedentemente avuto un rapporto di lavoro subordinato con la medesima impresa.
Affiancamento
Nell’ipotesi di assunzione a termine per sostituzione, è consentito un periodo di affiancamento fino a 90 giorni di calendario tra sostituto e lavoratore sostituito, sia prima che inizi l’assenza sia successivamente al rientro di quest’ultimo al fine di consentire il passaggio delle consegne.
Limiti quantitativi
Nelle imprese che hanno 0 a 5 dipendenti, comprendendo tra questi i soli lavoratori a tempo indeterminato, è consentita l’assunzione di 2 lavoratori a termine.
Per le imprese che occupano più di 5 dipendenti così come sopra calcolati l’assunzione dei lavoratori con rapporto a tempo determinato è consentita nella misura del 30% del personale in forza, con arrotondamento all’unità superiore.
Per le imprese artigiane che occupano più di 5 dipendenti così come sopra calcolati l’assunzione dei lavoratori con rapporto a tempo determinato è consentita nella misura del 40% del personale in forza, con arrotondamento all’unità superiore.
Durata complessiva massima del rapporto
Il contratto a tempo determinato per lo svolgimento di mansioni equivalenti tra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore, non può superare i 36 mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro.
Intervalli temporali
Il periodo di intervallo tra due contratti è fissato in 10 giorni per i contratti a termine di durata fino a 6 mesi e in 20 giorni per i contratti a termine di durata superiore ai 6 mesi.

Le risposte del Fisco sui dubbi del credito Irpef da 80 euro

Forniti ulteriori chiarimenti sulla riduzione del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti e assimilati, concernenti i soggetti beneficiari, l’applicazione del credito da parte dei sostituti d’imposta, il recupero del credito erogato e il coordinamento con altre misure agevolative (Agenzia delle Entrate – Circolare 14 maggio 2014 n. 9/E).

SOGGETTI BENEFICIARI:
– il credito deve essere erogato anche a lavoratori non residenti fiscalmente nel territorio dello Stato, titolari di redditi di lavoro imponibili in Italia, ai sensi dell’art. 24 del TUIR che riconosce per tali soggetti le detrazioni previste dall’art. 13 del TUIR;
– per il calcolo del credito, nell’ipotesi di aspettativa non retribuita, dai giorni per cui spettano le detrazioni vanno sottratti i giorni per i quali non spetta alcun reddito;
– nessuna riduzione delle detrazioni va effettuata nel caso di part time (verticale o orizzontale);
– nell’ipotesi di erogazione di premi dopo la cessazione del rapporto di lavoro, nel calcolo del numero dei giorni, per i quali spetta il diritto alle detrazioni, non vanno considerati quelli compresi in periodi di lavoro per i quali si è già fruito in precedenza delle detrazioni;
– gli importi percepiti dai lavoratori a titolo di cassa integrazione guadagni, indennità di mobilità e indennità di disoccupazione danno diritto al credito, in quanto tali somme costituiscono proventi conseguiti in sostituzione di redditi di lavoro dipendente e costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti;
– per gli eredi del lavoratore deceduto la parte di credito eventualmente maturata nel periodo di paga in cui è avvenuto il decesso, e materialmente percepita dagli eredi, continua a mantenere la sua qualificazione fiscale e, quindi, non costituisce reddito per gli stessi;
– nella pronuncia della sentenza di condanna al pagamento di somme di denaro per crediti di lavoro, i relativi interessi e la rivalutazione rientrano nei redditi di lavoro dipendente; dunque, anche per queste somme è necessario verificare se spettino le detrazioni per lavoro.

CALCOLO DEL CREDITO:
i sostituti d’imposta che erogano i redditi che danno diritto al credito devono:
1. verificare la “capienza” dell’imposta lorda sui redditi da lavoro rispetto alle detrazioni per lavoro. In sostanza, l’imposta lorda sui redditi di lavoro dipendente e assimilati deve essere di importo superiore alle detrazioni calcolate su un reddito complessivo formato dai medesimi redditi che hanno determinato l’imposta lorda stessa;
2. calcolare l’importo del credito spettante in relazione al reddito complessivo, tenendo conto che il credito va rapportato al periodo di lavoro nell’anno. In particolare se il reddito complessivo:
– non è superiore a 24.000 euro, il credito è di importo pari a 640 euro;
– è superiore a 24.000 euro ma non a 26.000 euro, il credito di 640 euro spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 26.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e l’importo di 2.000 euro (es.: reddito complessivo € 24.800, importo del credito spettante è pari a: 640 x [(26.000 – 24.800)/2.000] = 384). L’importo del credito si azzera al raggiungimento di un livello di reddito complessivo pari a 26.000 euro.
Se il periodo di lavoro nell’anno 2014 è inferiore a 365 giorni, l’importo del credito spettante, come precedentemente determinato, deve essere parametrato al numero dei giorni di lavoro dell’anno, calcolati tenendo conto delle regole ordinariamente applicabili per l’applicazione delle detrazioni;
3. determinare l’importo da erogare in ciascun periodo di paga, in base al numero di giorni lavorati in ciascun periodo di paga oppure al numero dei periodi di paga in cui il credito stesso è erogato.
Il sostituto d’imposta in caso di assunzione nel corso del 2014 di un lavoratore che abbia intrattenuto un precedente rapporto di lavoro nel medesimo anno, per calcolare la spettanza del credito, deve tenere conto dei dati ivi esposti nel CUD relativo al rapporto cessato, in particolare dell’importo del reddito e dei giorni per cui spettano le detrazioni per lavoro; per la determinazione dell’importo del credito spettante in relazione al reddito complessivo deve tenendo conto anche del reddito indicato nel medesimo CUD.
Dall’importo del credito spettante deve essere detratto quanto eventualmente riconosciuto dal precedente sostituto d’imposta. L’importo del credito residuo da erogare deve essere ripartito tra i periodi di paga, tenendo conto del numero di giorni lavorati in ciascun periodo di paga.
Se il nuovo assunto non produce il CUD relativo al precedente rapporto di lavoro il sostituto d’imposta è tenuto a determinare la spettanza del credito e il relativo importo sulla base dei soli dati reddituali a propria disposizione, fermo restando che il nuovo assunto è tenuto a comunicare al sostituto stesso di non avere i presupposti per il riconoscimento del credito, ad esempio perché sommando i redditi derivanti dai due rapporti di lavoro ha un reddito complessivo superiore a quello che consente il relativo riconoscimento.
Nei casi in cui un soggetto sia titolare di redditi di lavoro derivanti da più rapporti di lavoro contestuali che isolatamente considerati danno diritto al credito, ma l’importo del reddito complessivamente derivante dai rapporti in essere ecceda quello massimo previsto, non sussiste il presupposto per il riconoscimento del credito e il lavoratore è tenuto a comunicare detta circostanza ai sostituti d’imposta. Questi ultimi, sulla base della comunicazione ricevuta, non riconosceranno il credito.
Nella diversa ipotesi in cui l’importo del reddito complessivamente derivante dai rapporti in essere non ecceda quello massimo previsto, sussiste il presupposto per il riconoscimento del credito e il lavoratore è tenuto a chiedere a uno dei due sostituti d’imposta di non riconoscere il credito. In tal modo, il credito sarà riconosciuto da un solo sostituto d’imposta.
Il sostituto d’imposta, a fronte di variazioni del reddito o delle detrazioni riferite alle somme e valori che il sostituto stesso corrisponderà durante l’anno, nonché a fronte dei dati di cui entra in possesso, potrà effettuare il ricalcolo del credito spettante e recuperarlo nei periodi di paga successivi a quello di erogazione del credito, anche prima del conguaglio di fine anno o di fine rapporto.
Se le variazioni di retribuzione, in aumento o in diminuzione, comportano la maturazione a favore del lavoratore del diritto al credito, in precedenza non spettante, il sostituto deve riconoscere il credito in via automatica a partire dal primo periodo di paga utile o, in mancanza, in sede di conguaglio di fine anno o di fine rapporto.

REDDITI ASSOGGETTATI A CEDOLARE SECCA:
– i redditi assoggettati a cedolare secca devono essere considerati nella determinazione del reddito complessivo rilevante ai fini della verifica della spettanza del credito.

COORDINAMENTO CON ALTRE MISURE AGEVOLATIVE:
– il reddito assoggettato all’imposta sostitutiva per gli incrementi di produttività non deve essere computato nel reddito complessivo al fine di calcolare l’importo del credito spettante in relazione alla soglia dei 26.000 euro;
– i lavoratori che determinano il reddito di lavoro dipendente in base alle retribuzioni convenzionali, possono fruire del credito, in quanto si tratta di contribuenti i cui redditi di lavoro dipendente, sia pure determinati con modalità diverse da quelle ordinarie, confluiscono comunque nel reddito complessivo.

CREDITO D’IMPOSTA PER LE IMPRESE MARITTIME:
– ’importo del credito non abbatte le ritenute d’acconto al fine di applicare il credito d’imposta per le imprese marittime, in quanto il calcolo delle ritenute da applicare sui redditi di lavoro corrisposti dai sostituti d’imposta rimane immutato rispetto alla situazione preesistente al decreto, lasciando immutato anche il corrispondente credito d’imposta per le imprese marittime commisurate alle ritenute sui redditi di lavoro dipendente corrisposti ai marinai imbarcati su navi iscritte nel registro internazionale.

MODALITÀ DI RECUPERO DELLE SOMME EROGATE DAI SOSTITUTI:
– il recupero del credito da parte dei sostituti d’imposta avviene mediante compensazione con le somme a debito utilizzando il modello di pagamento F24, utilizzando il codice tributo “1655” denominato “Recupero da parte dei sostituti d’imposta delle somme erogate ai sensi dell’articolo 1 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66”.

Nuovo modello per la riduzione dei premi INAIL

L’Inail comunica che, il modello OT20 previsto per la richiesta di riduzione del tasso medio di tariffa, è stato integrato con un’apposita opzione per la richiesta di riduzione del premio ai sensi della Legge di stabilità 2014, per le ditte che hanno iniziato l’attività da non oltre un biennio.

Il nuovo modulo di domanda deve essere compilato on-line dal datore di lavoro per l’unità produttiva facente parte dell’azienda, intendendosi per unità produttiva “lo stabilimento o struttura finalizzati alla produzione di beni o all’erogazione di servizi, dotati di autonomia finanziaria e tecnico funzionale”.
Nel caso di aziende con più unità produttive ricadenti in diversi ambiti territoriali, le relative domande devono essere compilate tenendo conto della ubicazione delle unità produttive medesime, in relazione alla Sede INAIL competente.
Il datore lavoro ha facoltà di compilare un modulo di domanda unico per tutte le unità produttive ricadenti nell’ambito territoriale della stessa Sede INAIL competente, sempreché in ciascuna di esse sussista il requisito previsto dall’art. 20 delle Modalità di applicazione delle Tariffe dei premi (osservanza delle norme di prevenzione infortuni e di igiene del lavoro).

Ai fini dell’accoglimento della domanda è necessario che l’azienda sia in possesso dei seguenti requisiti:
– osservanza delle norme in materia di sicurezza e di igiene sul lavoro (art. 19 MAT). Dovranno risultare barrati tutti gli adempimenti riportati nel Modulo, ad eccezione di quelli non obbligatori per la realtà aziendale del richiedente e per i quali è stata prevista la doppia casella SÌ/NON APPLICABILE;
– regolarità contributiva ed assicurativa.

Industria, Agricoltura, Radiologi: rivalutazione delle prestazioni economiche per infortunio sul lavoro

L’Inail propone la rivalutazione, dal 1° luglio 2014, delle prestazioni economiche per infortunio sul lavoro e malattia professionale per i settori industria, agricoltura, marittimi, per i medici esposti a radiazioni ionizzanti, tecnici sanitari di radiologia medica autonomi.

Nello specifico, per il settore industria, la retribuzione media giornaliera, fissata per il 2013 in euro 76,11, viene rivalutata dell’1,13% risultando pari a euro 76,97.
I nuovi limiti retributivi annui minimo e massimo da assumere ai fini del calcolo della rendita – ottenuti, ai sensi dell’articolo 116 del T.U. 1124/65, moltiplicando per 300 detta retribuzione diminuita del 30% per il minimale ed aumentata del 30% per il massimale – sono i seguenti:
– limite minimo euro 16.163,70 (in precedenza euro 15.983,10);
– limite massimo euro 30.018,30 (in precedenza euro 29.682,90).
Entro i predetti limiti, pertanto, saranno riliquidate le rendite in corso di godimento al 1° luglio 2014.
Inoltre, per le rendite aventi decorrenza anteriore al 1° luglio 2014, alle retribuzioni effettive si applicheranno i seguenti coefficienti di rivalutazione, a seconda del periodo in cui si è verificato l’infortunio o si è manifestata la malattia professionale:
– per il 2013 e precedenti 1,0113;
– per il 2013 e il I° semestre 2014 1,0000.

Con riferimento ai marittimi, i nuovi massimali retributivi sono:
– per i comandanti e capi macchinisti € 43.226,35;
– per i primi ufficiali di coperta e di macchina € 36.622,33;
– per gli altri ufficiali € 33.320,31.

Relativamente al settore agricolo, la retribuzione convenzionale annua, sulla cui base vanno riliquidate le rendite dirette e le rendite ai superstiti in godimento al 1° luglio 2014, è di euro 24.394,60. Tale importo è pari alla precedente retribuzione annua convenzionale moltiplicata per il coefficiente di variazione (euro 24.122,02 x 1,0113).
Per i lavoratori agricoli subordinati a tempo indeterminato colpiti da infortunio sul lavoro o malattia professionale dal 1° gennaio 1982 e indennizzati in base alla retribuzione effettiva ai sensi della Legge 26 febbraio 1982, n. 54, operano, in luogo della suddetta retribuzione convenzionale, i criteri di rivalutazione ed i limiti retributivi del settore industriale.
Inoltre, la retribuzione annua convenzionale per la riliquidazione delle rendite dirette e delle rendite ai superstiti costituite con decorrenza dal 1° giugno 1993 in favore dei lavoratori autonomi, è di euro 16.163,70, pari al minimale di legge previsto per i lavoratori dell’industria.

Quanto ai medici colpiti da malattie e lesioni causate dall’azione dei raggi x e delle sostanze radioattive, la retribuzione convenzionale annua, sulla cui base vanno riliquidate le rendite dirette e le rendite ai superstiti in godimento dal 1° luglio 2014, è di euro 59.943,38. Tale importo è pari alla precedente retribuzione annua convenzionale moltiplicata per il coefficiente di variazione (euro 59.273,59 x 1,0113).

Per i tecnici sanitari di radiologia autonomi, invece, le retribuzioni convenzionali annue, sulla cui base vanno riliquidate le rendite dirette e le rendite ai superstiti in godimento dal 1° luglio 2014, sono le seguenti:

 Importo precedente  Coeff.Riv.
Eventi anno 2005 e precedenti  € 26.081,69  X  1,0113  =  € 26.376,41
Eventi anno 2006  € 25.888,86  X  1,0113  =  € 26.181,40
Eventi anno 2007  € 26.571,92  X  1,0113  =  € 26.872,18
Eventi anno 2008  € 26.345,75  X  1,0113  =  € 26.643,46
Eventi anni 2009, 2010, 2011,2012 e 2013  € 26.338,99  X  1,0113  =  € 26.636,62