Imposta di bollo sugli assegni circolari diversi da quelli in forma libera


21 SETT 2020 I soggetti passivi obbligati in solido al pagamento dell’imposta di bollo sono entrambe le parti, vale a dire sia la banca che il cliente che le richiede l’emissione dell’assegno circolare, diverso da quello in forma libera (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 18 settembre 2020, n. 382)

L’imposta di bollo in merito agli assegni circolari è disciplinata dall’articolo 10, della Tariffa allegato A, parte prima, al d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 che ne prevede il relativo pagamento, fin dall’origine e nella misura del 6 per mille per ogni anno, per gli assegni circolari emessi in conformità del Regio decreto 21 dicembre 1933, n. 1736.
Più in particolare, le relative modalità di pagamento sono disciplinate dalla nota 2, secondo cui “L’imposta deve essere liquidata sull’ammontare complessivo, arrotondato alle lire mille superiori, degli assegni in circolazione alla fine di ogni trimestre solare in base a denuncia trimestrale da presentarsi al competente ufficio del registro entro trenta giorni dalla scadenza di ciascun trimestre e versata nei dieci giorni successivi. La denuncia deve essere corredata dalla relativa situazione trimestrale dei conti”.
L’articolo 22 (Solidarietà) prevede che “Sono obbligati in solido per il pagamento dell’imposta e delle eventuali sanzioni amministrative:
1) tutte le parti che sottoscrivono, ricevono, accettano o negoziano atti, documenti o registri non in regola con le disposizioni del presente decreto ovvero li enunciano o li allegano ad altri atti o documenti;
2) tutti coloro che fanno uso, ai sensi dell’art. 2, di un atto, documento o registro non soggetto al bollo fin dall’origine senza prima farlo munire del bollo prescritto”.
Il successivo articolo 23 dispone che “I patti contrari alle disposizioni del presente decreto, compreso quello che pone l’imposta e le eventuali sanzioni a carico della parte inadempiente o di quella che abbia determinato la necessità di far uso degli atti o dei documenti irregolari, sono nulli anche tra le parti”.
Nella fattispecie in oggetto la Banca svolge l’attività di raccolta del risparmio e l’esercizio del credito nelle sue varie forme. Nell’ambito della sua attività bancaria, su richiesta dei clienti, la banca provvede alla emissione di assegni circolari per i quali deve essere corrisposta l’imposta di bollo ex art. 10 dell’Allegato A, Tariffa, parte I, al d.p.r. n. 642 del 1972.
L’Istante chiede di conoscere il parere di questa Agenzia in merito al corretto assolvimento dell’imposta di bollo dovuta sugli assegni circolari, diversi da quelli in forma libera, ai sensi dell’art. 10 dell’Allegato A, Tariffa, parte I, al d.p.r. n. 642 del 1972. In particolare, si chiede se l’Istante possa addebitare al cliente che ha richiesto l’emissione dell’assegno circolare, diverso da quello in forma libera, l’imposta di bollo dovuta ai sensi dell’art. 10 della Tariffa, parte I, allegata al d.p.r. n. 642 del 1972.
Per il Fisco, il delineato quadro normativo, sopra esposto, evidenzia che anche nella fattispecie in esame i soggetti passivi obbligati in solido al pagamento dell’imposta di bollo sono entrambe le parti, vale a dire sia la Banca istante che il cliente che le richiede l’emissione dell’assegno circolare, diverso da quello in forma libera.