Il riscatto “agevolato” dei corsi universitari di studi


In appresso si riportano le indicazioni amministrative per l’applicazione della recente disciplina normativa (art. 20, co. 6, D.L. n. 4/2019) che ha previsto un nuovo criterio di calcolo dell’onere di riscatto dei periodi di studio universitari da valutare nel sistema contributivo.


Come noto, a decorrere dal 30 marzo 2019, è consentita la facoltà di riscatto dei corsi universitari di studi, per periodi da valutare nel sistema contributivo, anche per effetto del versamento di un contributo, per ogni anno da riscattare, pari al minimale di reddito annuo per il versamento dei contributi previdenziali degli artigiani e degli esercenti attività commerciali (art. 1, co. 3, L. 2 agosto 1990, n. 233), moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’assicurazione generale obbligatoria per i lavoratori dipendenti (FPLD), vigenti alla data di presentazione della domanda (art. 2, co. 5-quater, D.Lgs. n. 184/1997, inserito dall’art. 20, co. 6, D.L. n. 4/2019, conv. in L. n. 26/2019). L’importo retributivo di riferimento è rapportato al periodo oggetto di riscatto ed è attribuito temporalmente e proporzionalmente ai periodi medesimi. Il contributo è rivalutato secondo le regole del sistema contributivo, con riferimento alla data della domanda. Tale modalità di calcolo dell’onere è applicabile soltanto ai periodi del corso di studi che si collochino nel sistema contributivo della futura pensione (Inps, circolare 25 luglio 2019, n. 106). La facoltà è alternativa a quella che prevede il pagamento dell’onere rapportato alla retribuzione assoggettata a contribuzione nei 12 mesi meno remoti rispetto alla data della domanda di riscatto (art. 2, co. 5, D.Lgs. n. 184/1997). In ogni caso, non è ammesso che il riscatto determinato in base a una delle modalità, possa essere rideterminato in base alla modalità alternativa. In particolare, se il riscatto del corso di studi è già definito con l’integrale pagamento dell’onere dovuto, non si può chiedere la rideterminazione dell’onere in base ad una modalità alternativa, tuttavia se è iniziato il pagamento rateale, si può interrompere lo stesso, ottenere l’accredito del periodo corrispondente alla quota versata del capitale come già determinato e presentare, per il periodo del corso di studi residuo, una nuova domanda di riscatto il cui onere può essere determinato, a richiesta, con il criterio alternativo. Infine, se il riscatto non si è ancora perfezionato con l’accettazione dell’onere, è possibile ritirare la domanda e proporne una successiva, fermo restando che i criteri di calcolo dell’onere tengono conto della nuova data di presentazione della domanda (Inps, circolare 25 luglio 2019, n. 106). Non osta all’esercizio della facoltà la titolarità di contribuzione anteriore al 1° gennaio 1996. Nel caso in cui il corso di studi si collochi sia nel sistema retributivo che nel sistema contributivo della futura pensione, l’onere di riscatto viene quantificato utilizzando le seguenti due modalità:
a) per i periodi che si collochino nel sistema retributivo si utilizza il metodo della “riserva matematica” (art. 2, co. 4 D.Lgs. n. 184/1997);
b) per i periodi che si collochino nel sistema di calcolo contributivo, il soggetto può richiedere che l’onere sia quantificato in base a uno dei criteri alternativi (art. 2, commi 5 e 5-quater, D.Lgs. n. 184/1997).
Le domande di riscatto del corso universitario di studi devono essere presentate secondo le modalità già in uso. Ancorchè non sia previsto espressamente dalla normativa (art. 2, co. 5-ter, D.Lgs. n. 184/1997), i periodi così riscattati sono utili ai fini del raggiungimento del diritto a pensione (Inps, circolare 25 luglio 2019, n. 106). Per i soggetti “inoccupati” continuano ad applicarsi le ordinarie modalità di riscatto (art. 2, co. 5-bis, D.Lgs. n. 184/1997).